L’area balcanica ha un enorme valore sia geopolitico (sicurezza) sia geoconomico (sviluppo) per l’Ue ed è una priorità per la politica estera nonché opportunità per l’industria italiane. La sorprendente vittoria del movimento degli studenti in Serbia, che porta in parlamento e nel prossimo governo nuovo personale con forte competenza tecnica, favorirà la stabilizzazione di questa area ad alta turbolenza conflittuale interna e competizione per l’influenza da parte di attori esterni rendendo possibile la progressiva inclusione nell’Ue oppure no?
Mi sia permesso di dare subito la risposta perché deriva da uno scenario condizionale che sto sviluppando ed aggiornando dal 2002 quando fui consigliere del governo italiano: è necessario un precursore in forma di accordo selettivo tra Stati balcanici non ancora nell’Ue (Serbia, Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia del Nord e la Bosnia ora con status di protettorato Nato) e quelli viciniori dell’Ue (Italia, San Marino recentemente associato all’Ue stessa, Croazia, Slovenia, Austria, Ungheria, Bulgaria, invitando anche la Baviera via convergenza con Berlino) che stabilizzi e dia ordine all’area prima che questa venga integrata nell’Ue, con il fine di ottenere tale scopo. Il nome del progetto strategico conseguente è Lago Adriatico inteso come area economica speciale. Va subito detto che la lista degli studenti serba con leader il cardiologo Sradanovic ha una componente europeista, ma è prevalentemente nazionalista oltre ad includere posizioni di sinistra e di destra. Tale configurazione arlecchino rende scettici osservatori e governi Ue sulla tenuta del prossimo esecutivo e rinforza la strategia di un contributo multinazionale in forma di area speciale per stabilizzare il sistema balcanico. Per difesa da una penetrazione russa? Il leader nazionalista sconfitto, Vucic, è stato definito filorusso, ma – come nella tradizione della ex-Jugoslavia – non lo è nella sostanza ed il movimento degli studenti vincitore nelle elezioni non può dirsi panslavista. Semplificando, la Serbia resta nazionalista e c’è bisogno di un periodo dove questo nazionalismo da chiuso diventi aperto più verso l’Ue e meno nei confronti della Cina che ha puntato molto sulla conquista di Belgrado (12 accordi economici recentemente firmati da Vucic prima delle elezioni) come base per una pericolosa proiezione geoeconomica più forte nell’area europea. Va annotato che l’Ue ha un linguaggio di futura inclusione dei Balcani, ma caratterizzato da continui rinvii temporali. Anche questa situazione suggerisce un’organizzazione intermedia internazionale selettiva di preparazione.Dove i punti più difficili sono il raffreddamento del conflitto tra Serbia e Kosovo ed una riconvergenza con la Croazia, nonché della Bulgaria con la Macedonia del Nord e dintorni, la soluzione della questione bosniaca ed una più forte stabilizzazione dell’Albania, priorità italiana, ma anche luogo per sperimentare una relazione non destabilizzante con la Turchia che mostra una strategia di penetrazione nelle parti islamiche dei Balcani. Penso che nel progetto Lago Adriatico dovrebbero essere incluse l’Ungheria e l’Austria per sperimentare un concetto di accesso al mare poi estendibile alla Serbia, Kosovo e Macedonia del Nord nonché Bosnia quando stabilizzata. Ma il punto principale per questo progetto preparatorio dell’adesione all’Ue di tutta l’area balcanica – superando la divisione tra occidentale ed orientale - sarebbe l’anticipazione da parte del mondo finanziario europeo (e Nato): l’area è densa di opportunità minerarie, turistiche ed infrastrutturali. Quindi il progetto Lago Adriatico dovrebbe partire come consorzio di investitori finanziari ed industriali privati che si dota di obblighi di conformità utili per dare ordine alle operazioni, dove i governi nazionali interessati e l’Ue promuovano programmi pubblico-privato. Complesso? I soldi sono fonte di semplificazione e nel caso balcanico di sicurezza e sviluppo per tutto il complesso europeo.
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