C’è un picco di diplomazia segreta, molto blindata, nel triangolo America, Russia e Cina. Sintomo di crisi che aumenterebbe l’instabilità globale oppure segno di una convergenza per evitarla o contenerla?
La relazione bilaterale segreta tra America e Russia appare quella più interessante. Washington appare interessata a mediare, escludendo gli europei, una tregua tra Russia ed Ucraina, creare una divergenza tra Russia e Cina ed ottenere una riduzione sostanziale dei flussi di aiuti russi all’Iran per dare efficacia alla strategia statunitense del boa constrictor contro l’Iran stesso. Mosca ha anche l’interesse ad una tregua con l’Ucraina, ma di un tipo che permetta a Putin di dichiarare vittoria per rinforzare il proprio regime traballante a causa di una crescente divergenza delle élite del regime stesso dalla linea di Putin che mostra segni di insostenibilità. Non è escludibile poi che Mosca voglia lasciare aperta l’ipotesi di distacco dalla Cina – con cui ha una relazione di necessità e non certo di affinità – ma è probabile che la condizioni ad una convergenza con l’America che è di difficile accettazione per Washington. Tuttavia, il lasciare aperta questa ipotesi costringe Pechino a fare più attenzione alle relazioni con Mosca e a non considerarla un satellite già acquisito. Sul caso iraniano l’interesse apparente di Mosca è che più la crisi di Hormuz dura e più aumenterebbe il valore dell’energia russa, anche nei confronti della Cina. Ma l’ufficio strategico russo, pur debilitato da un eccesso di conformismo acritico nei confronti dello zar, è sufficientemente evoluto per capire che se il blocco di Hormuz durasse troppo verrebbero attivate fonti alternative di rifornimento energetico e che quindi sarebbe conveniente scambiare vantaggi reciproci con l’America prima che le alternative vadano a regime. Da un lato, le condizioni russe non sono facili da accettare per Washington. Dall’altro, Mosca ha bisogno di un compromesso e il dialogo a porte chiuse continuerà. La Cina ha una strategia paziente di lungo termine per diventare primo potere globale, ma un enorme problema di sovracapacità che la costringe a minimizzare il rischio di limitazioni al suo export. Inoltre non è ancora pronta ad un confronto militare con l’America pur attuando un riarmo accelerato. La dipendenza dalle importazioni di petrolio la rende vulnerabile alla strategia statunitense di blocco economico dell’Iran più sanzioni secondarie. Ma può rispondere con un blocco dell’export di terre rare, settore dove la Pax Silica statunitense non ha ancora ridotto la dipendenza dalla Cina, e con forniture fantasma di armi evolute. I negoziati riservati sino-americani in corso sono molto franchi in un confronto tra deterrenza e contro-deterrenza. Probabilmente ci sarà un compromesso, anticipato da parte statunitense con la cautela nel dare il via alle sanzioni secondarie contro la Cina per le sue relazioni con l’Iran. In conclusione, pur crescente la turbolenza internazionale, annoto un limite alla volontà di guerra da parte delle grandi potenze che rende più probabili compromessi.
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