Trovo pensiero zoppicante il solo lamentarsi per l’implosione dell’ordine mondiale del periodo storico precedente senza dedicare più attenzione alla ricostruzione di uno nuovo. Sul piano metodologico va ricordato che la fonte di un ordine/diritto internazionale è sempre basata su un potere geopolitico prevalente in una data fase storica. Sul piano del commercio internazionale che è oggetto principale di ricerca del mio think tank dedicato alla geopolitica economica e finanziaria, ricordando la dipendenza massima dell’Italia dall’export, sono necessarie regole che lo rendano praticabile il più diffusamente possibile a livello mondiale, architettura politica/giuridica oggi in crisi. E non va dimenticata l’informazione al pubblico nelle democrazie che non dovrebbe enfatizzare solo il problema, ma anche le possibili soluzioni allo scopo di fornire più dati per un consenso/dissenso istruito.
Semplificando, l’ordine mondiale precedente, e le sue architetture istituzionali derivate basate su un monopolio della violenza detenuto dagli Stati Uniti è in fase di destabilizzazione perché l’America, se da sola, è troppo piccola per mantenere tale posizione condizionante. Inoltre il costo economico e militare di tale posizione stessa è diventato insostenibile – come già valutato nei primi anni 70 da Henry Kissinger – fino a generare una maggioranza elettorale che spinge la ribellione di Washington al mondo da essa stessa creato.
La reazione sostenuta da Donald Trump persegue la ricostruzione di un primato imperiale statunitense. Ma l’America, pur potenza economica e militare primaria, non ha più la scala per farlo da sola in relazione ad un mondo frequentato da una molteplicità di poteri emergenti ed emersi, situazione che analizzai quasi 20 anni fa con proposte di soluzione nel libro The Grand Alliance (Angeli, 2006). Barack Obama tentò una soluzione G2, cioè di spartizione concordata del mondo tra America e Cina, dal 2009 al 2012, fallita e poi invertita dall’Amministrazione Trump nel 2017 quando dichiarò, con consenso bipartisan la Cina come nemico. In sintesi, l’America non riuscirà da sola a costruire un impero stabile pur ora tentando, né una convergenza sinoamericana, pur possibile una collaborazione intrabellica selettiva su alcuni temi. Cosa resta? Resta il rientro dell’America nella logica di essere potenza entro un G7 + che si estenda ad altre democrazie e nazioni compatibili. Donald Trump non ci crede, ma non sta rinunciando alla partecipazione nel G7 lasciando la possibilità all’Amministrazione successiva e forse prima di consolidare un G7 + stesso. L’Unione europea sta siglando accordi doganali con valore di convergenza geopolitica nel mondo perseguendo l’obiettivo di diventare la più grande area di mercato con regole del pianeta ed è probabile che ci riesca. Non c’è un successore nazionale degli Stati Uniti come potenza primaria e quindi prima o poi anche Washington valuterà l’idea di mantenere il suo primato mondiale conteso dalla Cina attraverso una strutturazione di un G7 + sufficientemente forte come fonte di un diritto internazionale ed un mercato aperto con regole. Come titolo di questa ricerca sulla ricostruzione di un ordine mondiale come fonte di un diritto internazionale, propongo: dalla Pax Americana ad una Nova Pax.
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