L’industria spaziale ha origini militari negli anni 50 dello scorso secolo come strumento di superiorità nell’orbita per applicarla sulla superficie terrestre. Nella sua evoluzione ha trainato sempre di più ricerca innovativa scientifica civile e questa a sua volta ha trainato quella per fini di superiorità. Il finanziamento di tale settore economico è sempre stato ed è, per lo più, statale in quanto un’economia dello spazio extraterrestre non ha avuto (finora) autonomia per il ciclo privato del capitale. Ma sempre più mostra la capacità di generare, via ricadute e contaminazioni, innovazioni tecnologiche e nei servizi con crescente valore economico che bilancia pur con tempi differiti gli investimenti di denaro pubblico.
Nei modelli geoeconomici utilizzati nel mio gruppo di ricerca (Stratematica) lo spazio di riferimento non è più solo terrestre o solo orbitale, ma si espande ben oltre comprendendo l’intero sistema solare. La nuova definizione di spazio geopolitico eso implica che per controllare l’orbita dove vengono collocati strumenti di superiorità per scopi terrestri bisogna poter controllare dall’esterno l’orbita stessa. Ciò spinge la creazione di cantieri per la costruzione di astronavi nello spazio per renderle più grandi senza problemi di dover superare la forza di gravità per il lancio.
Tale strategia è precorsa dallo statunitense progetto Artemis sia in superficie sia nell’orbita della Luna, con notevole presenza dell’Italia. Questa proiezione iniziale nel sistema solare impone innovazioni discontinue: esorobotica, nuova tecnologia di esohabitat, ecc. Per l’analisi economica il problema è che il tempo di sviluppo di un investimento e quello della sua resa è troppo lungo per incentivare il capitale di investimento privato. Ma l’accelerazione dei nuovi programmi eso, in particolare militari, tende a portare innovazioni con remunerazione sul mercato in tempi più contenuti: si pensi ad un ospedale da campo sulla Luna e si contino quante tecnologie mediche-chirurgiche robotizzate innovative servano.
La ricerca nel presente le produrrà in tempi finanziariamente compatibili con effetti diffusi alla condizione che venga confermato il programma di residenza permanente sulla Luna sostenuto da denaro pubblico. I miei ricercatori calcolano che un euro pubblico speso per un programma esospaziale possa produrre per spin off (ricadute) un moltiplicatore di quasi 250 volte nel mercato privato con tempi non superiori ai 15 anni in nazioni dotate di capacità cognitive ed industriali. Tale stima suggerisce un maggiore investimento su tali capacità e la concentrazione di capitale su progetti selezionati, e non la loro dispersione, per ottenere in tempi finanziari la moltiplicazione dell’industria innovativa.
Suggerimenti all’Italia per moltiplicare il suo già notevole potenziale eso:
a) programma di Partenariato pubblico/privato (PPP) dedicato alla esopolitica industriale per potenziarlo con finanza privata; b) creazione di una “Esobank” di investimento per programmi spaziali; c) togliere qualsiasi barriera tra università ed industria. Ad Astra.
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