L’enormità dei danni in Europa a causa di eventi meteo estremi e incendi boschivi con ricorrenza in crescendo devono produrre un cambiamento urgente della politica ambientale: dalla priorità decarbonizzante a quella ecoadattiva in forma di “ecologia artificiale”, innovazione necessaria. Come?
Terraformazione: contro il rischio idrogeologico vanno costruiti argini che permettano di incanalare flussi estremi di acqua in modo da ridurne l’impatto alluvionale e franoso. Questa è una priorità per l’Italia vista la mappa di tale rischio (Ispra) che mostra una vulnerabilità specifica del suo territorio. A cui aggiungere un rafforzamento delle difese costiere contro uragani, anche nella prospettiva di lungo termine di aumento del livello del mare. Nuovo ciclo dell’acqua dolce: ne va aumentata la quantità e chiuso per efficienza e sicurezza il sistema di distribuzione nonché la disponibilità di grandi invasi per utilizzare i picchi di precipitazione nei periodi di siccità per l’irrigazione agricola. Metterei in priorità i desalinizzatori con un criterio di investimento graduale che dia priorità alle aree con più probabilità di essere esposte al rischio di siccità. Microclimatizzazione estesa: significa dotare ogni area abitativa, commerciale e produttiva nonché luoghi di elevata frequentazione sociale di climi controllati. A cui aggiungerei leggerissimi sistemi termici indossabili integrati con esoscheletri per attività in momenti di caldo e freddo estremi. Cibo in serra: ho rilevato enormi vantaggi di efficienza nell’evoluzione agricola entro sistemi chiusi gestiti da robotica specializzata. E poi la cosa più difficile sul piano del consenso: la ecogenetica per il rafforzamento dei sistemi naturali contro malattie e situazioni ambientali avverse. Semplifico: volete la persistenza di quello specifico bosco o la possibilità che un bosco esista? Un ecoconservatore probabilmente direbbe “salviamo quel bosco”, un ecoinnovatore “per salvarlo dobbiamo modificare la natura in senso rafforzativo”, un’econegazionista “non c’è bisogno di cambiamento”. Chi ha ragione? La risposta non dovrebbe basarsi su ideologia, ma su dati: quasi tutti gli eco-scenari mostrano una discontinuità ambientale che rende illusoria la conservazione e falsa l’econegazione. E l’ecosalvazione via decarbonizzazione? Qualora fosse una soluzione questa non è perseguita nel mondo, eccetto l’Ue, rendendone probabile la non applicabilità come gli stessi scienziati decarbonizzanti avvertono. Tuttavia, l’ecologia artificiale implica una produzione di energia progressivamente superiore nei prossimi decenni di circa 125 volte a quella media odierna: risultato ottenibile massimizzando fonti alternative, in particolare il nucleare a fissione e poi a fusione, e minimizzando il ricorso a combustibili fossili. Pertanto l’ecoadattamento via ecologia artificiale è la soluzione più realistica anche per trainare la decarbonizzazione, progressivamente. Soldi? Il mio think tank sta scenarizzando un ciclo finanziario per l’artificializzazione ecoadattiva in 70 anni (orizzonte 2100) per l’Europa: ancora incompleto, ma individua rendimenti che giustificano gli investimenti. Pertanto il punto è liberare la ricerca ecoinnovativa cancellando le norme europee limitative per la decarbonizzazione, un’allucinazione che oltre a deindustrializzare rallenta l’ecosoluzione più promettente.
La tua privacy è importante
Utilizziamo, senza il tuo consenso, SOLO cookies necessari alla elaborazione di analisi statistiche e tecnici per l'utilizzo del sito. Chiudendo il Cookie Banner, mediante il simbolo "X" o negando il consenso, continuerai a navigare in assenza di cookie di profilazione. More info
Tutti
Cookie tecniciCookie analitici di terze parti