La deterrenza via superiorità tecnologica per evitare guerre
Economia e finanza espansive richiedono sicurezza contro eventi destabilizzanti sia esterni sia interni. Tale requisito implica deterrenza capace di dissuadere un aggressore, ma con un impatto produttivo sull’economia civile per evitare impoverimenti che poi sostengano il consenso per offerte politiche irrazionali. Pertanto l’oggetto di studio e programmazione del riarmo delle democrazie nello scenario in cui l’America è meno disponibile – sia per scala sia per volontà – ad offrire sicurezza a basso costo è quello di costruire capacità dissuasive con superiorità tecnologica che però abbiano conseguenze espansive il più possibile rapide per l’economia civile. Semplificando, la missione progettuale è far coincidere il più possibile i cicli del riarmo e della ricchezza diffusa socialmente, cioè estrarre tanto burro dai cannoni. Per prevenire critiche di pacifismo irrealistico va detto che tale posizione non è bellicista, ma persegue la sicurezza che è il più basico “bene comune” per un sistema sociale.
Quanto detto dovrebbe modificare il criterio con cui si osserva il riarmo nelle democrazie. Tra i tanti, un caso tecnologico-economico specifico che interessa l’Italia. Da anni sostengo il programma di piattaforma aerea di sesta generazione Gcap (Global Combat Air Program) condiviso da Giappone, Italia e Regno Unito con obiettivo di realizzarlo entro il 2035 perché promette competitività sul piano della superiorità tecnologica utile per la deterrenza e lo sviluppo di centinaia di tecnologie che pur degradate dal livello militare sarebbero propulsive per l’industria civile. Per esempio: iperconnettività osservativa ed operativa, rete esospaziale, robotica sia di piattaforma sia per sciame di droni, ecc., con traino forte in Borsa sia per le aziende principali sia per le collegate. Nei miei calcoli finora trovavo una mancanza di scala che per essere compensata richiedeva l’adesione di altre nazioni e, per il livello europeo, un rischio di dispersione dell’investimento utile se fosse decollato il progetto simile franco-tedesco Fcas. Ora, oltre alla non scontata conferma del programma da parte del nuovo governo britannico, lo Fcas è saltato perché la Francia pretende un dominio asimmetrico ed il Canada ha voluto partecipare al Gcap, intanto come osservatore. Pertanto adesso lo scenario vede due piattaforme di sesta generazione: il Gcap e un nuovo sistema statunitense ancora non del tutto svelato con probabili elementi di settima generazione (iperrobotica e droni orbitali?). Sia per concorrenza sia per compatibilità operativa il Gcap ora dovrebbe aprirsi ad alleati evoluti come la Germania ed esplorare altre collaborazioni nel Pacifico. Ma Tokyo teme che l’allargamento dei partner del Gcap – strumento necessario per il confronto dissuasivo con la Cina - possa rallentarlo. Tuttavia mi permetto di far osservare ai governi interessati che al Gcap serve più capitale collaborativo per raggiungere un primo standard di settima generazione per questo tipo di piattaforme aere a raggio globale – eso ed endo atmosferico - che America e Cina stanno perseguendo e che promette più rivoluzione tecnologica utile per l’economia civile.
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