Geopolitica economica europea ed italiana combinata con quella securitaria. Il lato più vulnerabile dell’Ue, considerando un presidio di sicurezza robusto su quello ucraino-baltico, è l’area balcanica occidentale ed orientale perché non ben integrata e quindi esposta ad azioni eurodivergenti o autoctone o per condizionamento esterno. Tale problema è noto ed ha spinto l’Ue a programmare l’inclusione delle aree balcaniche occidentali rimaste esterne. Ma tale processo di euroconvergenza, annotando il risultato del recente vertice Ue-Balcani occidentali in Montenegro, appare troppo lento ed andrebbe accelerato oltre che innovato.
Il motivo di questa considerazione deriva anche dall’analisi della strategia di Pechino finalizzata a prendere/rinforzare il controllo economico della Serbia. Dopo la riduzione dell’influenza cinese e russa sull’Ungheria a causa della rimozione di Orban dal potere esecutivo va annotato il risultato della lunga visita del presidente serbo, Vucic, in Cina: enormi investimenti industriali, in proporzione, che di fatto renderebbero la Serbia una colonia cinese, leva per la proiezione commerciale nel resto d’Europa. Non è chiaro come la penetrazione russa nei Balcani sia armonizzata con quella cinese, ma è probabile che il potenziale di investimento economico ed industriale cinese possa raccordarsi con la pressione espansiva di Mosca verso il Mediterraneo. Pur più in piccolo e gestibile, è rilevabile una penetrazione turca nell’area islamica balcanica, parte dell’Albania, Kosovo e Bosnia. In sintesi, sta aumentando il rischio di instabilità – anche dovuto a divergenze concorrenziali tra europei - nell’area sud-orientale europea. Il punto: l’Italia non sta riuscendo a mettere la stabilizzazione dei Balcani ad un livello più alto nelle priorità dell’Ue, pur tentando. Pertanto suggerisco di esplorare un’operazione transnazionale/regionale con elevato potenziale sia securitario sia finanziario: il progetto Lago Adriatico. Cioè creare una comunità con molteplici progetti economici collaborativi tra le nazioni costiere dell’Adriatico già incluse nell’Ue e ancora no, ma estendendo la collaborazione alle nazioni senza accesso al mare come Ungheria, Bosnia, Serbia, Kosovo, Macedonia del nord e San Marino, quest’ultimo microstato sovrano – in procinto di siglare un accordo con l’Ue - forse miglior candidato neutrale per ospitare l’assemblea e la governance della comunità adriatica transnazionale allargata stessa. Tale suggerimento è nato da una simulazione del potenziale economico: un’integrazione economica ed infrastrutturale più profonda ben connessa al mercato europeo, ed oltre, diventerebbe un fortissimo moltiplicatore di ricchezza industriale e finanziaria. Tale esito permetterebbe alle piccole nazioni oggetto di condizionamento russo e/o cinese e non ancora pienamente sviluppate di avere soluzioni di ricchezza diverse ed eurocompatibili. Inoltre, l’eventuale successo del Lago Adriatico potrebbe suggerire soluzioni analoghe per il Mar Nero, per il Mediterraneo orientale e per la connessione euroafricana. La finanza di investimento si muova prima degli Stati.
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