Il potenziale europeo è maggiore di quello percepito
Nella scenaristica economica di lungo termine è chiave l’analisi dei potenziali nel presente. Mesi fa ebbi la sensazione che le valutazioni di declino industriale e politico dell’area europea ne sottostimassero il potenziale innovativo e competitivo per situazioni contingenti senza valutare le tendenze reattive del sistema. La sensazione anche dipese dal fatto che mentre le cronache enfatizzavano la crisi europea, ricevevo da attori finanziari di mezzo mondo richieste di suggerimenti per insediarsi nell’area europea. Segno di una dissonanza tra valutazioni esterne all’Ue e quelle interne. Per tale motivo ho chiesto ai colleghi del think tank che coordino di valutare il potenziale economico/industriale/geopolitico dell’Ue con metodo di “analisi di destino”, specialità della casa. Ora ho ricevuto dai colleghi una relazione che indica tale potenziale come primo al mondo, ma con quattro gap per la trasformazione del potenziale in realtà: fiducia, coesione interna, capitali di investimento e deterrenza. La sorpresa: l’ambiente industriale europeo, con picchi selettivi di qualità in quello italiano, sta cavalcando la rivoluzione tecnologica – robotica cognitiva ed operativa, innovazioni energetiche, mediche, esospaziali, ecc. - con una rapidità crescente che ne proietta con vettore espansivo il potenziale di competitività globale.
Ma i quattro gap detti sopra sono riparabili? Lo sono creando più fiducia nel destino del sistema europeo per accendere un feedforward, cioè un’aspettativa credibile di trasformazione del potenziale in realtà, con la conseguenza di attrarre sia capitali di investimento dal mondo sia di mitigare il nazionalismo crescente in parecchie nazioni europee, mostrando che la convergenza tra Stati membri ha un potenziale di ricchezza diffusa crescente. Molto difficile tenere la coesione europea di una Francia in pieno disordine politico ed economico, di una Germania esposta al riemergere del neo-nazionalismo in una situazione di penetrazione de-industrializzante della concorrenza sleale cinese ed una pressione divergente da parte degli Stati Uniti a conduzione Trump? I dati correnti sono preoccupanti, ma ci sono anche dati reattivi che indicano la probabilità prevalente di risolvere questo tipo di crisi. Infatti l’Ue continua ad attrarre investimenti ed attenzioni associative dall’esterno, per esempio recente il Canada, precursore di una ri-convergenza futura con il Regno Unito. Certamente il sistema europeo dovrà creare una piattaforma dove il capitale di risparmio venga più facilmente trasformato in investimento: un sistema borsistico integrato sarebbe il miglior passo evolutivo, accompagnato da un sistema bancario euro-integrato e da una trasformazione del Mes (meccanismo di stabilità) in fondo euro-sovrano di investimento con potenziale fino a 800 miliardi. Questo importante per un riarmo ad elevata detrrenza condizionato dal traino dell’innovazione tecnologica nell’industria civile. Ri-globalizzazione eurocentrica? Forse, ma meglio un’Ue più contributiva per l’espansione globale di un G7+. In conclusione, le difficoltà nel breve/medio dell’Ue vanno gestite e risolte con un’analisi corretta del suo potenziale che facilita la ricerca di soluzioni innovative ai problemi contingenti.
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