La rivoluzione tecnologica rende la quotazione in Borsa è una priorità
Da più di due decenni predico che aumentare le quotazioni delle imprese in Borsa è una delle principali soluzioni “Salva Italia”, in particolare per fornire più capitale finanziario privato agli investimenti delle aziende per adeguarsi alla rivoluzione tecnologica in atto. Finalmente tale consapevolezza sta crescendo – decine di ricerche convergenti - e quindi penso sia il momento giusto per stimolare uno scenario strategico che definisca il come. Nel mio archivio ad aggiornamento continuo ci sono circa 1.000 medie/grandi imprese e 1.500 start up residenti in Italia potenzialmente quotabili nell’arco di 2-3 anni. Cosa bisogna cambiare/innovare per portarne in Borsa il maggior numero possibile? Sono già molteplici gli appelli per ridurre via sconto fiscale i costi di consulenza, costruzione di un’interfaccia “Investor relator”, certificazione del bilancio, ecc., delle imprese. Qui propongo uno sconto fiscale via finanza agevolata che compensi tutti tali costi, passando da uno del 50% ad uno totale, importante per la quotazione delle piccole/medie imprese che sono la maggioranza nel modello industriale italiano. Perdita di gettito fiscale? No, perché alla quotazione di imprese corrisponde un’alta probabilità di un loro maggiore contributo via crescita rapida al gettito stesso. Basterebbe? No, servirebbe una spinta dal sistema bancario. Improbabile in un sistema italiano – non dissimile da quello europeo continentale – dove la fornitura di capitale alle imprese è per circa l’80% via credito bancario e solo il 20% via fondi multivariati di investimento? Nel sistema statunitense la proporzione detta è inversa e gli istituti di credito hanno trovato una relazione utile ed armonica con i fondi di investimento. Possibile in Italia? Certo che è possibile trovare una relazione di reciproca utilità tra finanza bancaria con limiti forti prudenziali alla presa di rischio e fondi di investimento meno limitati. Ma questa reciproca utilità trova il miglior ambiente in aziende quotate o con strategia di listing entro il medio termine. Quindi il problema si sposta alle imprese e ciò impone di fare loro una domanda: avete il capex sufficiente per investimenti competitivi in situazione di rivoluzione tecnologica in atto? Se la risposta è incerta vanno esplorati la quotazione in Borsa e la capacità della consulenza finanziaria alle famiglie di spingere una parte maggiore dell’enorme risparmio italiano “cassetizzato” verso portafogli con più azioni di aziende italiane. Ritengo possibile un interesse comune tra fabbisogno di capitale delle aziende ed aumento dei potenziali di guadagno del risparmio. Per le start up? Importante è il loro processo di pre-quotazione. Suggerisco la costruzione di una vetrina dove i loro progressi siano visibili e che abitui le giovani aziende ad un rapporto sano con il capitale. Spesso ho invocato la creazione di un Nasdaq italiano dotato di una tale vetrina preliminare. Ma potrebbe farlo anche Euronext, sperando in un maggiore peso della sua componente italiana. In conclusione, raccomando l’apertura di un programma di ricerca comune tra associazioni bancarie, industriali, dei fondi di investimento e della consulenza finanziaria in collaborazione con Consob.
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