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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2020-4-5

5/4/2020

Servono poteri d’eccezione

Da un lato, in un’emergenza di massa di nuovo tipo e verso cui non c’era preparazione specifica è comprensibile un certo periodo di apprendimento attraverso prove ed errori. Dall’altro, in Italia si sta allungando troppo la fase dell’incertezza gestionale e ciò crea un rischio esistenziale per la nazione. In particolare, c’è un ritardo nell’individuare e organizzare l’armonizzazione tra requisiti di protezione della salute e di sopravvivenza dell’economia. Non perché manchino “in basso” le competenze settoriali, anzi, ma perché queste non vengono sintetizzate e trasformate in azione rapida “in alto”, spaventosa la lentezza del ministro dell’Economia nel fornire (necessarie) garanzie statali alle banche per dare credito “ponte” alle imprese. Lo Stato italiano, infatti, è stato costruito con un modello “orizzontale” finalizzato ad evitare il comando “verticale” per rendere necessario il compromesso tra le parti per decidere qualcosa, anche porta via cui entrano in un governo, per “partitismo”, incompetenti. Tale assetto impedisce efficienza in situazioni normali e diventa suicida per la nazione in quelle d’emergenza. Ma esiste la possibilità di nominare figure commissariali vincolate solo dal generico rispetto dell’ordinamento giuridico, cioè di istituire “poteri d’eccezione”. Tali figure sono state utilizzate per situazioni circoscritte, per esempio nei terremoti, ecc. Ora ci sono i motivi per nominare un commissario nazionale con poteri (temporanei) d’eccezione estesi a tutta la nazione.

Tale scelta non è mai stata fatta, ma si può fare. Francesco Cossiga la studiò e partecipai a questa riflessione quando nel 1989-90 ne ero consigliere part-time, collocato nell’Ufficio militare del Quirinale ai tempi guidato dal generale Carlo Jean. Con questi, con Giuseppe Zamberletti, eccezionale commissario in molte emergenze e fondatore della Protezione civile, nonché con Beniamino Andreatta spesso interlocutore riservato - per il caos conflittuale nella DC di allora - di Cossiga stesso, si affrontò il tema dell’inadeguatezza costituzionale italiana in caso di emergenze di massa. Cossiga decise che, poiché era difficile, pur necessario, cambiare la Costituzione per dare più “verticalità” (e vera “statualità”) alla repubblica, bisognava espandere il potere d’eccezione. Non credo abbia lasciato appunti, ma li presi io. Pensava, semplificando, di strutturare meglio il ruolo di Presidente del “Consiglio supremo di Difesa” per renderlo luogo di nomina e controllo di un “Commissario nazionale” (temporaneo) a seguito di una dichiarazione d’emergenza totale, come quella oggi causata dal virus cinese è. E individuò nell’ordinamento spazi che avrebbero permesso tale istituto d’eccezione, collegandoli al fatto che la Costituzione italiana non precisava i limiti del potere presidenziale. Anche per questo motivo pose il tema irrisolto di chi comanda le Forze Armate  in caso di guerra - il Presidente del Consiglio o quello della Repubblica – con l’intento di fissare presso il Quirinale tale facoltà. In sintesi, cercò di realizzare una verticalità di comando per bilanciarne il gap in situazioni d’emergenza nazionale. La trovò, ma fu costretto dimettersi, forse anche per le controreazioni a questo intento, prima di istituzionalizzarla. Tuttavia, lo spazio per una prassi di questo tipo c’è, volendo.  

Immagino che se oggi ci fosse un Cossiga al Quirinale questi avrebbe nominato già un mese fa, a seguito della dichiarazione d’emergenza nazionale, un “Simil-Zamberletti” con poteri d’eccezione (superiori a quelli del governo) di durata di tre mesi, rinnovabili, quando fu evidente che i medici erano senza strumenti di autoprotezione e che il numero dei presidi medici fosse insufficiente. Spero che Sergio Mattarella trovi in questo cenno motivi di riflessione. Non vorrà farlo? Almeno spinga un governo di unità nazionale, facendo scegliere ai partiti un premier dotato di capacità di comando tecnico e politico verticale, rafforzate dall’ingaggio del Quirinale. Non sarebbe il potere d’eccezione temporaneo che servirebbe, ad esempio, per superare qualsiasi ostacolo burocratico alla gestione, ma sarebbe po’ meglio di quello c’è ora. Va sottolineato che l’Italia è a rischio di depressione duratura e di conseguente instabilità sociale. Per ridurre il pericolo bisogna far ripartire l’economia in convivenza con il virus per un anno o più, prima che arrivi un vaccino, e c’è già un gap di 150 miliardi, pur calcolando le risorse anticrisi in preparazione, nazionali ed europee, in relazione a quello che servirebbe. Bisogna mobilitare tutto e in fretta, coordinandolo: capitale pubblico e privato, presidio medico diffuso sul territorio con l’ingaggio delle Forze Armate, istituti di ricerca, fabbriche convertite alle necessità contingenti, diplomazia coerente di tutela degli interessi italiani, ecc. Per riuscirci bene, e si potrà, serve una gestione verticale con poteri d’eccezione, o almeno simili, che coordini tutte le competenze. Questo governo non riesce a farlo, non solo per la sua densità di incompetenti e/o inesperti e indecisi, ma, soprattutto, per limiti nelle facoltà istituzionali di comando. Quindi serve o un potere commissariale o un governo di unità nazionale con forza politica e tecnica speciale.

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