ITALIANO


 VITA
  Biography    Gallery     Interview    Awards     CAP Channel

 PUBLICATION

  Books     Essays     Res. Reports
  Arrticles since 1998

 LETTERS

  Write to CP
  Read Letters    Archives

 SEARCH


Carlo A. Pelanda
X  
fb Tw print

La Verità

2019-12-1

1/12/2019

Il Mes viola la Costituzione italiana

L’attuale testo e, soprattutto, gli allegati (modificabili) del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che espande in senso rigorista il “Salva Stati” del 2012, proposto ad approvazione nel prossimo eurosummit del 12-13 dicembre, sono compatibili con l’Articolo 47 della Costituzione italiana che tutela il risparmio in tutte le sue forme? L’inquietudine di Banca d’Italia e di molti analisti tecnici impone una risposta. La anticipo: il Mes è certamente in violazione sostanziale dell’Articolo 47 e ciò è un motivo per sollecitare il riconoscimento anche formale della violazione stessa.    

  Anticipo anche la soluzione negoziale per rinviare o condizionare a cambiamenti l’approvazione del trattato prevenendo accuse di eurodivergenza parassitaria: fare riferimento alla Costituzione perché vincolo nazionale più forte di quello europeo. C’è una trappola/dilemma. Se per motivi politici discrezionali il governo rinviasse l’adesione al trattato o successivamente il parlamento non lo ratificasse, il mercato finanziario globale sconterebbe un rischio maggiore di insolvenza del debito italiano, con esiti devastanti, per disordine interno e/o eurodivergenza. Se, invece, l’Italia approvasse l’attuale testo si esporrebbe, in caso di guai, al rischio di dover coprire con il patrimonio dei privati il buco della finanza pubblica ed altri correlati. Per uscire dalla trappola l’unica via è quella di evitare i guai annunciando un progetto credibile di impiego del patrimonio pubblico disponibile (tra i 700 e 800 miliardi) per ridurre il debito (2.300 miliardi) di almeno 500 miliardi allo scopo di portarlo verso un più sostenibile 100% del Pil (circa 1.800 miliardi), liberando così almeno 20-25 miliardi di spesa pubblica annua per interessi, riallocabili per detassazione stimolativa e/o investimenti, anche migliorando il voto di affidabilità dell’Italia con grandi benefici per il suo mercato interno e del credito. Ma questo governo, come tutti gli altri in precedenza, non è in grado di farlo per paura di dissensi, forse per gap tecnico, pur tanti esperti avendo da un decennio elaborato almeno una ventina di soluzioni “tagliadebito” (non-recessive). Io stesso ho dettagliato un progetto per accorpare il patrimonio pubblico composto da immobili, concessioni e partecipazioni, nazionali e locali, e di conferirlo a un Fondo italiano di bilanciamento (Fib) che poi gestisca l’operazione. Mi scuso per l’autocitazione, ma serve a citare la reazione, sussurrata, alla presentazione di questo piano da parte di parecchi politici, di diversi partiti, negli anni: se la politica perdesse le aziende pubbliche nazionali e locali e la gestione di immobili da affittare con sconto a clienti, quale potere le resterebbe? Annotai che eleggiamo persone incapaci di capire – o indifferenti a - quale sia il peso che affossa l’Italia e che la trappola è causata dalla mancanza del progetto di de-debitazione sovrana. Per tale motivo, nel momento in cui c’è un processo di maggiore condivisione dei rischi nell’Ue – precursore necessario per la vitale unione bancaria -  le altre nazioni pretendono che il prestatore di ultima istanza dell’Italia siano i patrimoni dei suoi risparmiatori, creando un conflitto di interesse tra euroconvergenza e tutela degli italiani. Pertanto o il governo si ravvede e lancia un tagliadebito credibile oppure deve trovare uno scudo costituzionale per utilizzarlo nel negoziato intergovernativo.

L’esame costituzionale dovrebbe estendersi all’Articolo 11. Questo consente “in condizioni di parità con gli altri Stati, limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo." La Corte costituzionale tedesca ha stabilito che il parlamento nazionale ha l’ultima parola su questioni europee che implichino spesa attuale o potenziale e suoi rischi. Il parlamento italiano non ha questa facoltà. Pertanto non viene rispettata la condizione di parità con altri Stati entro l’Ue, rendendo illegittima la cessione di sovranità al Mes in materia di imposizione di criteri alle nazioni. In sintesi, in caso d’emergenza dovrebbe essere il parlamento italiano ad avere l’ultima parola su come uscirne e non un meccanismo europeo, tra l’altro non comunitario, ma intergovernativo, cioè più vulnerabile alla discrezionalità politica.  

Laterali. Tutto quello qui detto sarebbe inutile se la Bce avesse la funzione di “prestatore di ultima istanza”: i debiti nella stessa moneta avrebbero il medesimo livello di rischio e non diversificato. L’Articolo 47 è rispettato dalla cessione di sovranità monetaria senza una garanzia di ultima istanza? No. E’ poi rispettato dall’aver mantenuto la sovranità sul debito, ma cedendola sui mezzi per ripagarlo (moneta, bilancio e cambio): sembra una barzelletta. Come lo è l’idea di un Mes che, in caso di crisi, presta soldi a nazioni che non ne hanno bisogno o che possono trovarli sul mercato mentre lo vieta a quelle in necessità, costringendole a prelevare risparmio privato. Ora cerchiamo di uscire dalla trappola del Mes evitando di litigare e avere danni usando lo scudo costituzionale. Ma appena possibile, cioè con un nuovo governo, dovremo mettere in priorità un progetto sovrano “tagliadebito” per conquistare il diritto di poter spingere una revisione dell’architettura complessiva dell’Eurozona per renderla consistente. Infatti pochi hanno commentato che il Mes, così come, è distrugge l’euro, violazione prospettica dell’Articolo 47.  

(c) 2019 Carlo Pelanda
FB TW

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: letters@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli