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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2019-12-22

22/12/2019

L’Italia ha un enorme potenziale esostrategico ignorato dal governo

Il periodo di Natale forse non è il più indicato per segnalare che l’Italia deve prendere una posizione attiva nella nuova competizione militare per il dominio dello spazio. Ma è anche il tempo in cui si approva il bilancio 2020 dove è evidente che tale priorità è stata ignorata nonostante la crescente consapevolezza di molti attori politici, istituzionali e industriali. C’è spesa sprecata in fesserie per almeno 4 miliardi che se fossero destinati via bilancio Difesa e di altri alla ricerca finalizzata in nuove eso-tecnologie, considerando l’enorme potenziale innovativo delle industrie e università italiane, permetterebbero all’Italia di presentarsi con più forza negoziale nei consorzi politici e industriali per l’esosuperiorità. La Nato, agli inizi di dicembre, ha inserito lo spazio come quinta area di difesa comune dell’alleanza tra democrazie, citando la Cina come il nuovo nemico. L’America ha istituito sia lo “Space Command” sia il braccio operativo “Space Force” e il Pentagono ha chiesto al Congresso un aumento del 20% della spesa per le operazioni di ambedue. Il budget per sistemi sottoposti a riservatezza è immensamente superiore e in aumento. Anche la Francia ha annunciato un orientamento simile – che difficilmente rispetterà per la priorità di finanziare il consenso a seguito delle rivolte in corso – nonché spinto per un budget europeo dedicato alla Difesa con una forte componente spazio, inizialmente di 14 miliardi, ma recentemente ridotto. La Germania ha problemi di conduzione politica coerente ed è passiva, al momento. In sintesi, l’America sta accelerando la (ri)costruzione di un nuovo potenziale eso, Francia e Germania rallentate. Ciò apre un’opportunità per l’Italia, considerando che nel passato era la terza potenza mondiale nel settore spaziale e ancora resta la sesta. Per coglierla, tuttavia, ci vuole un consenso che sollecito con i seguenti chiarimenti.  

Cannoni e burro. La spesa pubblica statunitense finalizzata ad investimenti di tecnologia militare durante la Guerra fredda ha avuto un enorme effetto di moltiplicazione nel mercato civile in termini sia di innovazione tecnologica sia di Pil. Il punto non è l’elemento militare, ma l’investimento massivo in supertecnologie per programmi che durano 20-25 anni nonché in qualificazione del capitale umano e la sua transizione nelle produzioni civili. Per questo tipo di spesa non esiste l’alternativa perché il cannone è burro, quello eso panna.  

Militarizzazione dello spazio. Ogni programma civile ha una componente ed un motore militare, da sempre. Per esempio, la missione italiana di qualche giorno fa per mettere in orbita un esotelescopio galattico ha portato anche un sistema di osservazione militare ognitempo (via radar ad apertura sintetica, tecnologia Sar in cui l’Italia è leader).

Realismo e pacifismo. E’ comprensibile che in una società de-bellicizzata si voglia rimuovere la guerra. Ma c’è il piccolo problema che alcune potenze prevedono l’uso della forza per perseguire obiettivi politici. La Cina nazionalsocialista è la principale. In questo tipo di mondo non si può porgere l’altra guancia né invocare la luce della pace che va cercata, invece, impedendo al nemico di fare la guerra via superiorità dissuasiva (“pax” è traducibile, appunto, come “impero”, cioè monopolio della violenza). Infatti il punto non è la pace in astratto, ma in concreto chi comanda il mondo: meglio sia un impero delle democrazie che uno autoritario.

Il dominio dipenderà sempre di più dal controllo dell’orbita. Aspettiamo che i militari ci dicano come immaginano il nuovo tipo di guerra. Al riguardo mi permetto di suggerire che la possibilità di uno “zot” dall’orbita modifica sostanzialmente tutti gli apparati bellici esistenti. Come buona notizia in materia va segnalato che lo Stato maggiore dell’aeronautica ha predisposto tutto ciò che serve per controllo e interdizione fino a 100 Km circa d’altezza, cioè basta un atto formale per istituire un Comando spaziale italiano che nei fatti già c’è. Tuttavia, il controllo dell’orbita va perseguito non solo dal basso (sistemi antisatelliti), ma anche dallo spazio profondo, via vere astronavi costruite in esocantieri, ecc. Per questa capacità è necessario consorziarsi con più alleati possibile, preferendo l’America con più soldi e tecnologia evoluta degli europei, ma spingendoli a convergere invece che fare sogni “macronici” di potenza senza i mezzi. Ma c’è un’altra buona notizia per l’Italia: nella trasformazione del sistema solare in campo di competizione per la superiorità (programmi a 25-30 anni già attivati in America e in Cina) la tecnologia italiana potrà fornire soluzioni innovative ai mezzi Nato, influenzandone con vantaggio economico gli standard industriali: esomedicina, esorobotica, esoalimentazione, eso-optronica per mira remota, esocantieristica, esohabitat e altre decine di eso-invenzioni. Che però giacciono, per lo più, nei laboratori. Possibile che il governo non dirotti qualche spicciolo, pur considerando gli impieghi d’emergenza, alzando lo sguardo dal tratturo al futuro, per avviare lo sviluppo applicativo di questo enorme potenziale dando competitività all’industria italiana e all’Italia nella nuova esogara? Esoauguri.     

(c) 2019 Carlo Pelanda
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