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Carlo A. Pelanda
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L' Arena, Giornale di Vicenza, Brescia Oggi

2018-11-5

5/11/2018

L’Italia nel risiko globale

E sempre più evidente la transizione da un ordine mondiale centrato sull’America e sui mercati aperti ad una frammentazione del mercato globale in blocchi regionali. America e Cina sono in competizione quasi bellica, che continuerà anche se Trump fosse indebolito e poi non rieletto nel 2020, per creare la sfera di influenza più grande del pianeta. Gli attori del mercato, abituati per decenni ad un sistema globale aperto senza troppi ostacoli ora devono affrontare nuovi rischi di confine e instabilità. Poiché l’incertezza è massima, i flussi di capitale tendono a orientarsi verso le zone più sicure, in particolare la sfera americana. L’Ue e l’euro sono sempre meno considerati una zona sicura sia per i processi rinazionalizzanti interni sia, soprattutto, perché l’Europa occidentale è terreno di conquista primario, più dell’Africa, per America e Cina, questa con una strategia di dominio dell’Eurasia a cui la Russia è indecisa se contrapporsi o meno, al momento tentando di prendere un’influenza condizionante sull’Ue per rafforzarsi contro America e Cina stesse. La Germania cerca una posizione neutrale dell’Ue per mantenere l’accesso al mercato di tutte le regioni belligeranti, ma se insistesse l’America tenterebbe di spaccare l’Ue stessa, per controllare direttamente l’Eurasia occidentale. Washington, infatti, corteggia l’Italia dandole, se confermato, il permesso di continuare i commerci con l’Iran –   valore di circa 30 miliardi   – oggetto da questa settimana di sanzioni che toccano anche i Paesi terzi, negato al resto dell’Ue. In cambio, Roma confermerà l’acquisto di aerei F 35, superbasi statunitensi in Sicilia, ecc., rafforzando il bilaterale con l’America. E quello con la Russia, pur a un livello minore. Anche per questo c’è una pressione negativa della Francia, in nome del suo “sovranismo europeo” strumentale, e dei baltici antirussi, sull’Italia che complica l’accordo sul progetto di bilancio. Ma che anche lo facilita per trattenere l’Italia in euroconvergenza. Il tutto, però, è pericolosamente ambiguo. C’è una soluzione chiara e stabilizzante? Chi scrive pensa sia la seguente: Roma e Berlino, con interessi mercantili simili, dovrebbero spingere l’Ue a ricompattarsi con l’America, via trattato commerciale simmetrico e convergenza euro-dollaro utile per la stabilità di ambedue, ma chiedendo in cambio spazi concordati di commercio con Cina e Russia. Così l’Italia diventerebbe zona sicura per il capitale, se con governi più e meglio sviluppisti.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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