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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e italia oggi

2018-10-19

19/10/2018

Aumenta la pressione statunitense sull’Ue

L’Amministrazione Trump ha stabilizzato, dopo un periodo erratico, la sua strategia di “geopolitica economica”: mettere il mercato statunitense al centro di un reticolo di accordi commerciali bilaterali simmetrici con gli alleati, il cui insieme formi un blocco economico, nonché militare e finanziario, che sia il più grande del pianeta e quindi dominatore degli standard globali. Lo scopo strategico è uguale a quello perseguito dall’Amministrazione Obama dal 2013: creare due aree economiche separate nell’Atlantico (Ttip) e nel Pacifico (Tpp), ma ciascuna con al centro l’America, escludendo la Cina, oltre che la Russia, per condizionarla, cioè per costringerla a rinegoziare l’accesso a tale mega-mercato americocentrico e ad accettare nuovi standard. L’Amministrazione Trump ha variato l’esecuzione di tale strategia puntando su un reticolo di trattati bilaterali, su una pressione condizionante più forte verso la Cina e su un maggiore peso, segnalato via dissuasione, delle relazioni simmetriche per ridurre il deficit commerciale. Con tale formula ha chiuso un nuovo accordo post-Nafta con Canada e Messico. Ora ha attivato la procedura per avviare trattati commerciali con Ue, Giappone e Regno Unito. I governi europei non sembrano aver colto del tutto il disegno americano. Per esempio, hanno offerto a Londra il rinvio di un anno della Brexit mentre il governo britannico sta già preparando il trattato bilaterale con Washington, attivabile con l’uscita formale dall’Ue nel marzo 2019, che probabilmente conterrà parecchi elementi di mercato unico. Tra l’integrazione economica con l’America e quella con l’Ue non c’è dubbio che sia più conveniente la prima. Per altro, la formazione di un blocco anglofono separato da quello europeo continentale farebbe fallire la strategia globale americana. Infatti l’America appare più vogliosa di accordarsi con l’Ue di quanto appaia l’Ue stessa. Ed è comprensibile: Washington comunica che l’alternativa è o commercio simmetrico o dazi e probabile spaccatura dell’Ue. La simmetria implica l’abbandono del modello protezionista in molte nazioni europee con rischio di rivolte popolari, Francia in particolare. Per questo la Germania spera in un compromesso non destabilizzante all’interno e che le permetta di mantenere l’accesso al mercato cinese. Ma a qualcosa dovrà rinunciare. Un’ipotesi di convergenza potrebbe essere quella di scambiare il mantenimento di alcune protezioni interne con un maggiore contrasto all’espansione della Cina. Gli scenari sono aperti, ma bisogna capire che ora l’America fa sul serio e che non è gentile

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