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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2017-11-28

28/11/2017

Il pericolo di una regolazione finanziaria sbagliata

C’è un grave problema  nella recente evoluzione della dottrina di regolazione degli intermediari finanziari dell’Eurozona. Tali regole dovrebbero perseguire lo scopo di mantenere sempre più elevata possibile la fiducia economica. Quelle dell’eurosistema, invece, tendono a rimuovere il rischio dalle operazioni finanziarie, facendo credere che ciò basti per prevenire le crisi e difendere la fiducia, ma non è vero. La riduzione dei rischi puntuativi ha limiti nel prevenire le crisi sistemiche e per questo ci vuole un secondo fattore complementare di garanzia: la funzione di prestatore di ultima istanza, che crea denaro nel momento in cui, per un qualsiasi motivo, la crisi ne riduce la disponibilità agli attori economici. Il punto: nell’Eurozona c’è la tendenza a eliminare i rischi a livello di singoli operatori e operazioni finanziarie proprio per evitare la creazione di tale garanzia sistemica. Ciò crea un pericolo.

Per esempio, la vigilanza Bce sta imponendo alle banche sia una quantità di capitale di riserva superiore a quella normalmente prudenziale sia una copertura esagerata dei rischi di credito. Poniamo che si verifichi una crisi simile a quella del 2007-08 dove le banche e gli operatori non si fidavano più a prestarsi denaro  né a scambiare prodotti (attualizzazione massima del rischio di controparte) perché temevano insolvenze dovute a prodotti finanziari marci e opachi in circolazione. Un evento del genere, che interrompe il flusso finanziario globale, mette in difficoltà i singoli attori finanziari anche se hanno un massimo di capitale di riserva. Da un lato, un po’ più di mezzi propri liquidi e molto meno leva (indebitamento) degli operatori finanziari è utile per attutire l’impatto di un tale evento.Dall’altro, aumentare il capitale di riserva, le coperture e ridurre lo spazio di leva in modo ossessivo, pensando che ciò basti per evitare la crisi in un evento mega del genere, e simili, è un’illusione, quindi un impiego inutile di risorse per fini restrittivi che poi riducono il credito e la fluidità dei cicli finanziari, impattando negativamente sulla fiducia economica (che determina consumi e investimenti). Questo è l’errore che secondo me stanno facendo la vigilanza Bce e altre autorità europee rilevanti in materia. Il metodo giusto sarebbe definire sia una regolazione prudenziale per ridurre i rischi normali, e gli azzardi, dei singoli sia una soglia oltre la quale la stabilità finanziaria non dipende più dalla solidità patrimoniale degli istituti, ma da un intervento sistemico del prestatore di ultima istanza. Poiché tale funzione nell’Eurozona è molto limitata e vincolata, cioè la possibilità per la Bce di stampare moneta e dei governi di fare debito temporaneo per le emergenze, allora i regolatori cercano di rafforzare i singoli operatori finanziari, sia vietando i rischi sia imponendo costi abnormi per coprirli. Ciò significa ridurre il credito alle imprese di piccole dimensioni che non possono accedere ad altre fonti di finanziamento (obbligazioni, fondi di debito, ecc.) e, di fatto, impedire alle banche commerciali di fare il loro lavoro. La ricerca in tale modo della stabilità finanziaria compromette la fiducia e il ciclo economico conseguente. Questo è il pericolo. Che si sta attualizzando in Italia dove circa l’85% del finanziamento alle imprese è bancario (mentre in America è di circa il 25%, il resto via mercato dei capitali). La Germania cerca di ridurre tale pericolo vietando alla vigilanza europea l’accesso alle piccole banche locali per lasciarla all’occhio benevolo e nazionale della Bundesbank. Ma la soluzione migliore per tutta l’Eurozona – e salvifica per le banche e imprese italiane - sarebbe quella di istituire una chiara funzione di ultima istanza che permetta, appunto, di definire cosa devono fare i singoli istituti e cosa, invece, è di competenza degli interventi di sistema, scaricando i primi da pesi inutili.  

In sintesi, c’è una relazione tra indisponibilità della Germania e altri nordici a creare una piattaforma condivisa di garanzia europea di ultima istanza e una dottrina di regolazione finanziaria che carica inutilmente gli intermediari finanziari di costi e vincoli. La soluzione, detta sopra, è semplice buon senso. Per un quarto implica una mobilitazione di professori per spiegare a politici e regolatori europei il primato della fiducia sistemica sulla stabilità puntuativa. Per metà, che l’Italia dia segnali di riduzione del debito pubblico allo scopo anche di togliere ai tedeschi la scusa di un’Italia disordinata che impedisce la condivisione di garanzie europee. Per l’ultimo quarto, servirebbe una sfida all’euro da parte dell’area del dollaro in termini di regolazione meno restrittiva degli intermediari finanziari: sta arrivando, ma con il rischio di produrre una crisi competitiva degli istituti europei se il sistema non cambiasse in tempo.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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