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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e italia oggi

2017-6-16

16/6/2017

La strana ingovernabilità dell’Italia

Perché il governo non vuole governare? Esempio: la revisione al rialzo da parte del Fmi delle previsioni di crescita del Pil nel 2017, ma con l’avvertenza di una successiva contrazione, è stata interpretata dal governo come motivo per mantenere l’attuale politica economica, in sostanza, inerziale e confidare su concessioni dell’Ue in materia di bilancio. In realtà è un segnale di allarme perché individua una tendenza alla stagnazione endemica. Un governo serio avrebbe dovuto evitare compiacimento e marcare la priorità sia di riforme di efficienza sia di azioni straordinarie per la riduzione del debito. Anche perché gli attori del mercato internazionale hanno messo nel mirino l’Italia, constatando la poca reattività ai requisiti di riforma del modello e riducendo la loro esposizione nel nostro mercato. In generale, la valutazione sulla stabilità prospettica dell’Italia sta peggiorando anche per l’evidenza che Roma non riesce a contenere e a gestire in modo ordinato il fenomeno dell’immigrazione, confermando la sensazione di un deficit di governabilità. Da un lato, il mercato ha premiato il rinvio delle elezioni politiche ritenendo che differisca l’evidenza dell’ingovernabilità. Dall’altro, tornerà presto a scontare l’inconsistenza della politica e delle istituzioni italiane. Parecchi analisti, tuttavia, ritengono minimo il pericolo perché l’inazione del governo italiano sta segnalando la sua resa all’annessione da parte della diarchia franco-tedesca e quindi l’elevata probabilità che l’Italia sarà governata e riordinata direttamente da Berlino, in una logica spartitoria con Parigi. Tale scenario prevede il passaggio a proprietà estere di tutti i grandi gruppi industriali e finanziari italiani e quindi l’interesse di Francia, Germania e Francoforte a sostenere, in cambio, un’Italia annessa. Realistico? Le intenzioni predatorie francesi lo sono, la rinuncia alla sovranità per difficoltà a governare la nazione è una scelta fatta dalle élite di centrosinistra già negli anni ’90, ne fui testimone, motivo di marcatura dell’europeismo per cosmetizzare la cessione di sovranità stessa, ma la gran parte dell’Italia è e si sente una nazione forte, pur senza uno Stato che lo sia, e ciò fa prevedere una reazione violenta dell’elettorato a un’annessione, anche solo percepita. Inoltre, l’idea che Berlino possa governare quello che Roma non riesce è un’illusione di cui gli strateghi tedeschi sono consapevoli. Il punto: non c’è soluzione “europea” al disordine italiano. Pertanto la politica va sollecitata a governare sul serio e non per finta la nazione.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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