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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-7-3

3/7/2013

Ripresa nonostante la politica

Come già anticipato su queste pagine (26 maggio) diversi indicatori segnalano l’inversione della tendenza recessiva in Italia. Per qualche mese vivremo una fase economica caratterizzata da un misto di situazioni positive e negative, sempre più frequenti le prime. Non si speri troppo in merito all’occupazione: le aziende sopravissute alla crisi, tipicamente, cercano di fare numeri migliori senza assumere personale, per migliorare la posizione finanziaria. Infatti è fenomeno normale la “ripresa senza occupazione”, ovvero un tempo di circa due/tre anni tra rimbalzo degli indicatori macroeconomici e riduzione del tasso di disoccupazione. La domanda globale non sta aumentando perché i Paesi emergenti, in particolare i BRIC, sono in contrazione per motivi di fragilità dei loro mercati interni. Se America ed Europa non tirano, allora gli altri, Cina in particolare, vanno in crisi perché i loro modelli economici sono totalmente dipendenti dall’export e difficilmente modificabili. L’America tira bene, ma a mezza forza, L’Eurozona è stagnante e quindi è ovvio che la domanda globale sia stagnante. Per l’Italia ciò significa che l’export avrà traino, ma non tantissimo. In sintesi, l’inversione sta avvenendo in uno scenario di ripresa globale lenta. Potremo accelerarla e rinforzarla? Il modo con cui sta avvenendo l’inversione da noi dimostra che la vitalità del sistema delle imprese italiane è molto superiore a quella suggerita dalle valutazioni ordinarie. L’ambiente economico italiano, infatti, ha subito una devastazione catastrofica tra il 2009 ed il 2012, ancora perdurante. Tutti i possibili errori sono stati fatti, sintetizzabili in quello di deflazionare in un periodo di deflazione, cioè di togliere risorse quando mancano, o salassare un anemico, se ciò semplifica l’idea. La conduzione tedesca dell’Eurozona ha replicato l’errore del 1929, in America, che creò la depressione: alzare le tasse e drenare la liquidità dopo una crisi finanziaria. Ma il sistema delle imprese italiane ha resistito, pur 1/3 moribondo o morto, trovando nuovi modi per fare affari. Ora i consumatori, pur 1/4 di loro caduto in povertà totale, che avevano aumentato i risparmi e ridotto le spese temendo il peggio hanno ripreso a spendere perché la catastrofe non si è avverata. Questo è il fenomeno principale che sta causando un miglioramento di tanti indicatori economici e che sta aumentando la probabilità di una ripresa percepibile verso la fine dell’anno. Il miglioramento sta avvenendo a condizioni depressive costanti: il governo non ha ridotto le tasse; il cambio dell’euro non è de-competitivo, ecc. Ma le banche, anche grazie alla Bce che le ha di fatto ricapitalizzate, stanno tornando piene di liquidità e, quindi, di capacità di credito. Infatti l’avvio dell’inversione è ancora lento perché le imprese (sane) non stanno chiedendo soldi per investimenti e troppi risparmiatori (solidi) ancora rimandano le decisioni di spesa e non perché vi sia una vera restrizione del credito, pur questo più selettivo. Ma il disgelo è visibile. La ripresa sta avvenendo senza alcun contributo stimolativo da parte del governo e quindi merita la definizione di “ripresa nonostante la politica”, cioè puramente privata. E’un’ottima notizia perché segnala la forza vitale della libera impresa. Ma anche indica che dopo l’inversione del ciclo la ripresa sarà lenta, insufficiente ed accidentata perché comunque la gabbia depressiva dello Stato tassista resta un peso troppo forte per le imprese e consumi interni. In conclusione, l’inversione del ciclo economico non venga presa come scusa per evitare le operazioni di reflazione d’emergenza che restano assolutamente prioritarie: operazione patrimonio contro debito per ridurlo; tagli di spesa per abbassare le tasse; pagamento rapido dei crediti delle imprese verso gli enti pubblici, ecc. Siamo vivi nonostante il cancro di una politica imbecille, ma resta la priorità di trovare una cura o se no più avanti sarà metastasi.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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