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Carlo A. Pelanda
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Lettere a CP del 2018

10/7/2018

Egregio professore,

ho letto con piacere l'articolo su riportato.  Forse perchè sono dell'estremo Est d'Italia, penso che non si possa fare a meno della Germania e vorrei dire - ma è solo una forzatura d'affetto - anche dell'Austria per la cui Casa i miei nonni hanno vestito,bon gré-mal gré, il 'feldgrau' e un prozio, ovviamente mai conosciuto, ha lasciato le sue ossa in un campo di prigionia zarista. Dirò in maniera semplicistica o forse anche sempliciotta ma solo a sentire parlare di 'francesi' mi viene l'orticaria; lo so che non è un modo serio per affrontare il rapporto costi benefici di una tale o talaltra politica, ma non me ne posso esimere. Il rapporto del'Italia settentrionale con la Kerneuropa è stretto e vitale e uno sfilacciamento da questo nucleo focale penso che porterebbe a delle incertezze di posizionamento con gravi conseguenze; il controllo del Mediterraneo limitato alla nostra diretta sicurezza è essenziale ma non è un obiettivo di vita. Vorrei sperare in un rapporto costruttivo tra gli USA e una Europa dove la Germania abbia un ruolo corrispondente ai suoi fondamentali  ma con tutte le obbligazioni e le responsabilità che ne conseguono e di conversoabbia  l'Italia la possibilità di difendere i suoi interessi senza essere strangolata. Certo, e torno là dove mi prude,se le cose dovessero continuare così come sono oggi in Europa e in Italia, l'uscita di sicurezza del TLT potrebbe venire considerata una eventualità concreta (anche se la reazione dell'Italia sarebbe senz'altro repressiva) con la speranza che qualche Stato che segga all'ONU se ne faccia promotore almeno richiedendo il rispetto delle peculiarità dell'Allegato VIII del Trattato di Pace e dei suoi disposti circa il Porto Franco Internazionale di Trieste, riconfermati con il Memorandum di Intesa dell'ottobre 1954. Terzo punto: un appeasement fattivo -ma non ingenuo - con la Russia. Penso che sarebbe una catastrofe se gli USA , la Russia e la UE, continuassero a farsi del male. Del resto, l'equilibrio di potenza - credo - sia sempre stato una delle maggiori garanzie di tranquillità. E' vero che gli USA hanno sempre l'opzione dei due oceani dove giocare al meglio le loro carte ma credo che non bisogni dimenticare un elemento determinante (e non vorrei essere giudicato erroneamente) : la Russia e la Bielorussia ( e l'Ucraina) sono ancora i più pingui e intoccati serbatoi della razza bianca e dimenticare questo a pro di una concorrenza per la primazia credo che sia un comportamento che si avvicina alla follia infantile. E magari tutto ciò mentre i grandi Paesi a grande demografia ( Cina, India ecc.) aspettano come avvoltoi che ci si sbrani tra di noi per cibarsi delle nostre carcasse.

Con stima.

Adriano Verani

19/6/2018

Egregio professore,

leggo con piacere e interesse i suoi articoli. Si licet parva ecc.ecc. anch'io penso che l'obiettivo dell'Italia sia quello (difficilissimo!)di tenere insieme un saldo rapporto con gli USA ma nello stesso tempo collegarsi con la Russia e avere una relazione operativa con la Germania. 1)Per quanto la Germania, essa a molti italiani non va a genio. Tuttavia io la stimo anche se gli interessi italiani vengano prima.La Germania è l'unico dei grandi Paesi europei con cui ci siano rapporti geopolitici e storici coerenti, legati per meridiano e che giungano a uno sbocco Mediterraneo nell'alto Adriatico (Venezia, Trieste, Capodistria). Credo inoltre che sia l'unico Paese con il quale, anche se con una trattativa dura, ma condotta con onestà, conoscenza e intelligenza, sia possibile trarre qualche cosa di buono.Ora c'é la battaglia interna tedesca tra la Baviera con la sua CDU e il suo leader Seehofer contro l'altro compagno da strada della antica coalizione, la CSU del cancelliere Merkel che in questo momento pare sia in difficoltà e forse più propensa a considerare un compromesso. Girano 'rumour' della minaccia di secessione della Baviera e di una unione di questa con l'Austria,così da formare una entità nuova, uno Stato Alpino, si chiami Alpenrepublkik, Alpenstaat o Alpengebiet. Si tratta certo di cosa che non avrà seguito anche per l'enorme sbilanciamento economico tra le due entità, pero anche in tale ipotesi, la nuova cpstruzione politica dovrà avere uno sbocco certo al mare sull'Alto Adriatico.A questo punto a Trieste devono essere riconosciuti i suoi diritti derivati dal Trattato di Pace del 1947 e dagli Allegati (dal VI al X) relativi al Territorio Libero di Trieste . In caso appunto di una richiesta di sbocco del mondo tedesco sull'Adriatico,l'alternativa al non riconoscimento sarebbe la fine totale e irreversibile di Trieste e la sua sostituzione con Capodistria, dunque una entità opposta all'interesse italiano. Quanto poi alla soluzione Macron ,sarebbe il peggio del peggio.La Francia è il padrone peggiore e il più vendicativo, cosa da rifuggire senza alcun dubbio; 2) La Russia anche se pencola costantemente tra Asia e Europa è ( e non vorrei essere frainteso!) ancora il più grande serbatoio della razza bianca. Metterla ai margini come un furilegge, un outcast, è quanto di più sciocco ci possa essere. La pretesa USA di volere essere una entità al di sopra di tutte le altre sta diventando insostenibile e provoca solo guerre. Da quella contro la Serbia per il Kosovo ( altro che Ucraina , qui la cosa era anche più sporca e immotivata) che per la prima volta ha portato la guerra in Europa (grazie a Bill Clinton, personaggio da cui rifuggire!) alla Siria ( ma sul serio pensavano negli USA di soffiare la base di Tartous alla Russia senza che questa non reagisse?) all'Ucraina( Piazza Maidan e la festa a Yanukovych a chi devono essere allibrate?) . Questa politica pitturata di ideali ma che è funzionale solo alla supremazia USA, porta solo guerre in Europa , e più precisamente a guerre nell'Europa sud-orientale. Sicchè i Paesi atlantici se ne fottono ma noi che siamo sulla linea del fuoco non possiamo farlo e il risultato non può essere che uno sfilacciamento progressivo sia della Nato che della UE assieme a una diffusa sfiducia e sospetto reciproci. La Russia deve essere riavvicinata, se non con un trattato organico di alleanza almeno con rapporti di buon vicinato. 3) Gli USA. Non sono certo quelli del 1945; sono uno stato multirazziale con un legame legislativo e ideale che prescinde da pulsioni della pancia profonda e NON si ricollega a valori(o disvalori) tradizionali del blut und boden.Inoltre gli USA possono giocare su due fronti, l'Atlantico e il Pacifico. A noi europei interessa la loro scelta che però deve essere chiara. Se sarà verso di noi, ebbene un accordo con la Russia non potrà essere evitato anche perchè la base tradizionale di un sano rapporto si basa sull'equilibrio di potenza. Quali possono essere le alternative?A)Uno stravolgimento della composizione etnica e sociale dell'Europa ( almeno quella Mediterranea che si trova sulla linea del fuoco!) che non potrà portare che a guai. Con un'Africa di quasi 3miliardi di abitanti nel 2050 cosa potremo fare? E i buonisti che attaccano Salvini ( si fa per dire) allora cosa faranno e diranno? Accogliere e far sparire il nostro mondo oppure resistere sul 'bagnasciuga' ( la battigia)? B)Se gli USA volessero continuare con la loro sciagurata testardaggine di voler essere il Paese che può tenere testa al mondo senza bisogno di alcuno( rassomiglia alla teoria operativa navale britannica del Two Powers' Standard -la capacità della flotta britannica di sostenere una guerra navale in contemporanea contro la seconda e terza flotta mondiale , coalizzate) allora ci sarà poco da fare . Ma se troveranno un buon accordo con la Russia e con la UE, un blocco forte e coeso dei paesi europidi potrà farsi valere e difendersi o almeno non socconbere. Altrimenti, ammazziamoci tra di noi, mentre su qualche albero stenterello i condor ( Cina, India,Indonesia, forse Giappone, Islam , Africa nera ) aspettano per banchettare con le nostre carcasse quando o saremo morti o non saremo più in grado di difenderci.

Adriano Verani

31/5/2018

Alla c/a del Professore Pelanda,

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal suo articolo che conferma non solo ciò che penso e scrivo da molti anni, e cioè che i problemi italiani sono dovuti non tanto alla qualità della sua leadership, ma da un sistema politico-istituzionale ormai superato dalla storia. Mii trovo d’accordo con lei sui motivi che in uscita dalla seconda guerra mondiale portarono ad una Costituzione nata più per tenere imbrigliato il sistema politico interno per impedire fughe tanto verso Est quanto verso Ovest. Quindi una Costituzione eccessivamente prolissa che vuole occuparsi di tutto e di più, una Costituzione che dice tutto ed il contrario di tutto, lasciata all’interpretazione di una magistratura - variabile indipendente dello stato / governo - sempre più politicizzata ed incontrollabile.

Un sistema in cui il piatto forte doveva essere il Parlamento ma che causa anche il sistema elettorale proporzionale con basse soglie per entrare in Parlamento ha finito per creare quell’effetto “Torre di Babele” che di fatto lo renderà debole quanto il potere esecutivo. Tale potere da noi nasce volutamente debole per i motivi che dice anche lei: unico esecutivo in Occidente, se si esclude la Svizzera, costituito in organo colleggiale e collettivo con a capo un “primus inter pares”. Col tempo quell’altro potere dello stato che altre democrazie occidentali considerano parte integrante del “governo” insieme agli altri due poteri o rami (legislativo ed esecutivo) ma che da noi, invece, costituisce uno spin-off autonomo ed indipendente che non ha uguali in Occidente, ha incominciato a riempire il vuoto di potere che si era venuto a creare dopo la caduta del muro di Berlino. Ciò è stato possibile perché il “sistema” politico-istituzionale ha permesso ad una burocrazia non elettiva di non integrarsi con gli altri “poteri di governo” o dello stato che dir si voglia.

Sono un giurista consulente di impresa cui piacerebbe contribuire di tanto in tanto ad una delle sue riviste online.

Sono presente sui maggiori social (Twitter, Facebook e LinkedIn),

Ho un mio blog che curo personalmente: http://www.reflectionsonitaly.blog

In attesa di sentirla, le porgo i miei più cordiali saluti,

Paul (aka Paolo) Paracchini

16/5/2018

Egr. Prof. il taglio dabito con misure patrimoniali una tantum sarebbe in grado di rilanciare gli investimenti produttivi al nord ed al sud? Questo è il fatidico dilemma posto al costruendo governo, di cui ne il sussidiario.net del 16 maggio, lei consiglia. Ma rifacendosi all'entrata dell'italia nella UE ( siamo nel 1998) analogo quesito poneva il prof. Pasinetti a proposito della "paura del "debito" : "Perchè mai tutte le discussioni concernenti"l'onere sociale" del debito pubblico sono esclusivamente concentrate sull'impegno a far diminuire il livello del debito pubblico e non .... a far dimuinuire i tassi di interesse e per far aumentare i tassi di crescita?" (Pasinetti, L'anomalia del debito pubblico italiano: due modi per affrontarla, in Debito publico e sostenibilità finanziaria, Accademia dei Lincei,Roma 24 aprile 1998, pag.509 e seg.).

A.Petrina

23/2/2018

Buonasera,

leggo il suo interessante articolo sull’edizione odierna di Italia Oggi; parole sante, le sue, per quanto attiene l’imperativo di riduzione del debito pubblico (anche attraverso dismissioni).- E qui mi balza agli occhi la totale irresponsabilità della ns. classe politica, che si sta cimentando in una campagna elettorale basata proprio sull’opposto.- Cosi non si andrà da nessuna parte, ma come finirà quasi tutti, a parte chi dovrebbe averne piena coscienza, sembrano oramai averlo capito.-
Cordialità

GIUSE GUIDO-LUINO (Va)

30/1/2018

Buongiorno prof. Pelanda
Leggo con interesse i suoi articoli.
In particolare quello di oggi sulle risorse energetiche nazionali.
Volevo condividere con lei un pensiero:
Personalmente ritengo sia giunto il momento di dare fondo a tutte le riserve strategiche che abbiamo per rilanciare il paese. Probabilmente con il progredire Delle tecnologie gli idrocarburi saranno meno importanti di oggi, ma attualmente risultano fondamentali. Il momento di utilizzare quanto si ha a disposizione è adesso.
Grazie e buona giornata
Cristiano Savioli.

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