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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

2012-12-24

24/12/2012

La formula economica di Monti va oltre destra e sinistra

L’agenda Monti è, in sostanza, un progetto di nuova politica economica che, per l’Italia, costituirebbe un cambiamento radicale di modello se fosse applicata. Certamente tale progetto non è di sinistra. Prova ne è l’enfasi sia sul metodo di taglio della spesa pubblica e non di aumento delle tasse per tenere in pareggio i conti pubblici sia l’obiettivo di stimolare la crescita riducendo vincoli regolamentari e burocratici nonché le tasse su imprese e lavoro. E’ un progetto liberista, dunque? Lo è. Ma di un liberismo economico di nuovo tipo: molta fiducia nella libertà del mercato, ma nella piena consapevolezza di mantenere garanzie economiche e tutele quando servono. Per collocare la proposta Monti nella geografia politica si può ricorrere alla seguente semplificazione. La sinistra tradizionale dice: se c’è un problema nella società aumenta lo Stato e lo risolverai. La destra liberista classica: se c’è un problema riduci lo Stato e lo risolverai. I fatti mostrano che ambedue queste idee, interpretate in modi assoluti, non funzionano nella realtà. Funziona meglio, invece, un mix tra libertà del mercato e tutele. Infatti nelle democrazie più evolute statalisti e liberisti, da decenni, cercano un giusto mix. In Italia tale ricerca, a sinistra, c’è, ma è ostacolata dalla persistenza di forti blocchi tradizionalisti. A destra non c’è stata in quanto negli ultimi due decenni il centrodestra ha continuato, in sostanza, il mix di tipo democristiano, ma senza adeguarlo ai tempi. Ora Monti irrompe nello spazio di centrodestra innovando il contratto sociale, e relativo modello economico, di tipo cristiano democratico: fiducia nel mercato, ma con attenzione alle funzioni di solidarietà. Nelle parole di Monti c’è stata una interessante differenziazione con l’offerta politica della democrazia cristiana tedesca (Cdu) guidata da Merkel in direzione di una maggiore volontà di liberalizzazione. Pertanto l’agenda Monti si colloca sull’ala più liberista del partito popolare europeo. Ma l’intenzione di Monti è più ambiziosa. Trova ormai antiquati i concetti di sinistra e destra ed invoca la formazione di un nuovo centrismo riformatore che non è più il centro tra due estremi, ma una nuova sintesi che raccolga le eredità del pensiero liberale e di quello solidarista, amalgamandole in un modello dove, appunto, tutele e mercato possano essere compatibili in forme più moderne e pragmatiche. Non so quale destino politico concreto l’agenda Monti potrà avere, ma certamente i suoi contenuti sono una novità di elevata qualità che porta speranza.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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