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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-2-3Milano Finanza e Italia Oggi

2017-2-3

3/2/2017

In attesa che il Partito repubblicano riassorba Trump

Piovono richieste da sbalorditi attori politici e del mercato di scenarizzare le possibili conseguenze dell’anomala conduzione politica di Trump. Per rispondere manca un dato essenziale: quando, e se, il manipolo di agitati e inesperti consiglieri di Trump, e Trump stesso, verranno domati dai leader del Partito repubblicano e dai membri più esperti dell’Amministrazione, in particolare Tillerson (Esteri) e Mattis (Difesa). Bisogna considerare che Trump non pensava di vincere le elezioni e che si è trovato del tutto impreparato a gestire la vittoria. All’inizio del periodo di transizione accettò di mettersi nelle mani del vicepresidente Pence, un solido e moderato conservatore, e di Priebus presidente del Partito repubblicano, questo nominato capo dello staff della Casa bianca. Ma, probabilmente, Trump si sentì troppo condizionato e cercò di riequilibrare le relazioni con il partito creando un nucleo di fedelissimi che imponesse la propria linea personale, enfatizzando la diversità tra il “suo” movimento e l’establishment repubblicano. Quando e come il partito inizierà il riassorbimento usando la maggioranza nel Congresso? Lo farà certamente, ma con prudenza e tatticismo perché contrastare apertamente un Trump che ha avuto successo nel mobilitare l’elettorato repubblicano con lo slogan America first potrebbe compromettere le elezioni di medio termine (2018) e il mantenimento della maggioranza al Congresso o, perfino, convincere Trump a fondare un suo partito scissionista. Per tale motivo la tattica sarà di lasciare che il “nucleo Trump” si squalifichi da solo per evidente inaffidabilità, costringendo Trump stesso a modificare (un po’) lo stile e (tanto) la linea, riportandola alla meno protezionista, pur americanista, Dottrina dell’interesse nazionale come elaborata dalla piattaforma politica di G.W. Bush (Cfr. C. Rice, Foreign Affairs, aprile 2000) e rielaborata non troppo diversamente, nella sostanza, da Obama (dal 2013): riequilibrio commerciale via trattati di reciprocità, ingaggio globale solo selettivo, ma con rilevanza degli alleati. Quando? Dipende anche dalla coesione del partito, non ancora raggiunta, e, soprattutto, dalla formazione di un ticket con forte leadership per le elezioni presidenziali del 2020, al momento in corsa Pence e Ryan. Pur scenario probabile, è difficile prevederne i tempi proprio a causa del tatticismo necessario per il riassorbimento. E’ più facile suggerire agli attori politici e del mercato di non innervosirsi troppo nel frattempo, e ai primi di rinviare contatti sostanziali con Trump fino a che sarà stato riassorbito.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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