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Carlo Pelanda: 2021-3-21La Verità

2021-3-21

21/3/2021

La via pragmatica per prendere peso nell’Ue e oltre

Il pragmatismo politico è uno strumento sia per lo scopo di galleggiare in mari agitati (realismo tattico) sia per ottenere un obiettivo (realismo strategico). Mario Draghi sembra saperli usare ambedue con buon dosaggio per la gestione degli affari interni. Ma c’è una correlazione tra la missione di far funzionare meglio l’Italia ed il collocarla in una postura di vantaggio sia con Francia e Germania, e l’Ue, nonché con gli Stati Uniti in un contesto globale turbolento. Chi scrive ritiene che Draghi ne sia più che consapevole e che quindi il chiedersi come doserà realismo tattico e strategico in politica estera sia un tema chiave per l’interesse nazionale.

L’Italia ha importato dalla figura di Draghi una reputazione internazionale che il suo complesso politico ha perso da molto tempo. Questo è un grande cambiamento in termini di potenziale geopolitico: ora se un premier italiano parla verrà ascoltato e non deriso. Non solo per la reputazione, ma perché appare agli osservatori europei come l’attuatore della formula che Sergio Mattarella ripete con continuità: l’Italia è leale sia all’Ue sia all’Alleanza atlantica. Finora gli uffici strategici di Francia e Germania l’avevano interpretata come una posizione più retorica, e dovuta, che reale. Ora in Francia si chiedono se Roma convergerà con la Germania per tenere in angolo l’interesse di Parigi nel creare un’autonomia europea franco-centrica post Nato e se sarà più dura nel resistere ai tentativi francesi di conquistare l’economia e la finanza reali italiane per bilanciare lo strapotere tedesco. C’è nervosismo a Parigi: pensavano ormai di aver stravinto grazie alla complicità del governo italiano precedente, ora hanno dubbi e sono piovuti a Roma funzionari francesi come non mai. Ma anche a Berlino è in corso una nuova analisi del caso italiano: l’eventuale convergenza con l’Italia potrà, appunto, togliere alla Germania l’imbarazzo della pressione francese post Nato, ma cosa farà Roma se l’America premesse per ridurre le relazioni dell’Ue sia con la Russia sia con la Cina? In sintesi, c’è la sensazione che un’Italia a conduzione Draghi sia un cuneo atlantico entro l’Ue. Di fronte a queste sensazioni, quali sono i primi passi estroversi visibili di Draghi e collaboratori? Tranquillizzare i partner europei, ma non del tutto. Per esempio, chi scrive ha molto apprezzato le dichiarazioni di Daniele Franco, ministro dell’Economia, nel rendicontare gli incontri con il governo francese: tutto bene, ma la relazione con la Francia è “complessa”: messaggio di collaborazione, ma non di sudditanza. Astuto anche il riferimento di Draghi ai colloqui con Angela Merkel ed Emmanuel Macron: ci consultiamo, condividiamo: ma a tre e non a uno con gli altri due compatti. Questo è realismo tattico che precorre quello strategico: abituare gli interlocutori europei a consultazioni paritetiche con l’Italia, rassicurandoli, ma non necessariamente su tutto. E le interlocuzioni con Cina e Russia? Il tema principale è la presidenza italiana del G20 che richiede nel 2021 uno stile di composizione, non di presa di posizione. La Cina, comunque, è già stata messa fuori dall’Italia. Al riguardo della Russia è meglio attendere un chiarimento tra Washington e Mosca (c’è un gioco strano, non visibile, tra i due).

Poniamo che questa sia una possibile approssimazione della postura pragmatica di Draghi e collaboratori: per quale scopo? Mettere l’Italia in una posizione dove può ottenere una configurazione europea più incline a non ostacolarla. Cioè entrare più a fondo nelle meccaniche europee per difendere meglio l’interesse nazionale. Il punto: per svolgere la missione ordinativa interna il governo ha bisogno che l’Ue aiuti.    L’Italia è troppo debole per litigare con la Commissione (su Alitalia), con la Francia (per i tanti esempi di aggressività e reclutamento di funzionari italiani) e con la Germania sul piano del rigore. Quindi, controllando il rancore, le conviene mostrarsi rassicurante e conforme per ottenere vantaggi. La situazione corrente, poi, mostra che Francia e Germania cominciano a litigare sul serio (sui programmi militari e altro) e ciò favorisce un’Italia euroconvergente. L’obiettivo è rientrare di fatto nella triarchia europea, con forte speranza di diventare ago della bilancia, dopo l’espulsione dell’Italia nel 1963 da parte di De Gaulle. Non solo. La Francia ha bisogno di soldati per tenere il Sahel? L’Italia glieli dia, anche per addestramento dei nostri reparti ed interesse a controllare il traffico di essere umani che poi passa da lì verso il Mediterraneo. Infatti li ha dati, con il consenso dell’America che ha cambiato idea sul ritiro dall’Africa. Ma poi si chieda alla Francia di calmare l’atteggiamento predatorio verso l’Italia. Per prendere posizione triarchica bisogna ottenere l’aiuto dell’America dandole in cambio soldati e una posizione che convinca la Germania a ridurre la dipendenza dalla Cina. Questo giro pragmatico di scambi serve a definire un interesse composto tra europei e tra questi e l’America, con vantaggio per l’Italia. Chi scrive non sa se Draghi tenterà una strada così ambiziosa, ma va annotato che se lo facesse l’Italia potrebbe entrare in una “zona sicura”, finalmente ripristinando le alleanze per quello che dovrebbero essere: moltiplicatori della forza nazionale. Dopo decenni di europeisti e “anti” ideologici un italiano pragmatico, nel senso di realismo strategico, fa sperare.

(c) 2021 Carlo Pelanda
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