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Carlo Pelanda: 2021-1-17La Verità

2021-1-17

17/1/2021

Senza cambiamenti sarà morte economica

Gli scenari economici di Banca d’Italia sono fatti bene. Per questo è segnale di enorme preoccupazione quello recente che indica un rimbalzo del Pil italiano nel 2021 di solo poco più del 3,5% circa, attorno al 3% nel 2022 e ancor meno (sul 2%) nel 2023. Considerando una caduta del Pil 2020 tra il 9 e il 10% ciò implica un recupero del 2019 solo nel 2024-25. Senza cambiamenti è una condanna a morte dell’economia italiana. Sbaglio a interpretare nello scenario di Bankit un messaggio secco che implica un cambio di governo? Forse, ma devo annotare che mentre il governo mantiene una previsione di crescita del Pil 2021 attorno al 6%, Banca d’Italia lo ha smentito, brutalmente. Cosa dovrebbe cambiare per fare più crescita?

 Il settore manifatturiero/esportativo italiano, pur colpito dalla pandemia, va e andrà abbastanza bene.  Il settore dei servizi dipendenti dai flussi di persone, invece, è stato massacrato: qui c’è stata la maggiore caduta del Pil, qui c’è il freno per un rimbalzo rapido. Numeri: il turismo e dintorni vale circa il 13% del Pil italiano, ma se aggiungiamo ristorazione, spettacolo, trasporti, cura della persona, sport, ecc., a occhio una cifra tra il 20 e il 25% del Pil italiano è a rischio di compressione prolungata che aumenta quello di morte economica diffusa. Si tenga conto, poi, che c’è una relazione tra flussi di persone, consumi e investimenti privati: il calo/blocco dei flussi ha compresso e comprime consumi e investimenti stessi, rallentando tutta l’economia. Infatti il rimbalzo troppo piccolo stimato da Bankit non è il caso peggiore. Lo è invece una recessione che continua nel primo trimestre 2021 e un Pil proiettivo 2021 tra un miserrimo 1 e 2%. In questa condizione cosa farebbe un governo serio? Evidentemente sposterebbe ora il più delle risorse, aggiungendole a quelle per la cassa integrazione, per fornire un ponte finanziario a decine di migliaia di microimprese ed artigiani del settore servizi per farle almeno sopravvivere fino a quando il mercato tornerà viabile (da aprile-maggio in poi). Il punto: pur avendo i soldi, il governo non li ha dati e non sta dandoli a sufficienza dove veramente servono. Quindi il dato reale è che il governo non ha tamponato la crisi dove questa era massima, allocando risorse dove era meno necessario, oltre agli sprechi. Un errore così grave, pari a quello di impreparazione per la seconda ondata virale, è imperdonabile. C’è una riflessione da fare in materia: può una democrazia imputare e condannare figure politiche che hanno fatto errori così abnormi come dissuasione nei confronti dei futuri politici affinché siano più consistenti? Una democrazia, se funzionante, dovrebbe farlo. Ma quella italiana non lo è e lascio al Quirinale una prima valutazione, sperando che la approfondisca. 

Ma c’è un altro errore imperdonabile che solo pochi rilevano al riguardo dei fondi europei. Per inciso, è ridicolo che dopo aver starnazzato contro la condizionalità finanziaria del Mes il governo ne abbia accettato una sistemica, cioè di ingabbiamento totale, per avere i soldi. Investimenti lenti e differiti per la de-carbonizzazione mentre la priorità italiana è ricapitalizzare le imprese con ristori e sconti fiscali. Lotta contro il cambiamento climatico mentre questo è già avvenuto? La priorità è l’ecoadattamento, cioè rinforzare gli habitat italiani, più vulnerabili di altri europei, in riferimento a fenomeni atmosferici estremi. In generale, semplificando, l’Ue ha imposto all’Italia la priorità di finanziare la domanda delle auto elettriche tedesche. Degli 80 miliardi a perdere promessi cosa ne faremo? Ce ne diano 40 subito per i ristori e rinunciamo, in cambio, agli altri 40 perché il farne girare solo 40 rapidamente in forma di ricapitalizzazione delle aziende ne produrrebbe almeno 300 in tre anni come contributo al Pil, cioè molto di più degli 80 differiti. Questa ipotesi che può sorprendere deriva da una simulazione dell’effetto moltiplicativo di una capitalizzazione rapida e diretta delle unità economiche ora bloccate, assumendo una ripresa naturale grazie all’effetto vaccinazione. Il punto è la velocità dei soldi: se rapidi e inseriti subito nel mercato senza intermediazione statale questi producono l’effetto del “salvadanaio magico”, cioè metti 1 e trovi poi 8.  Questo governo, anche se rimaneggiato, non farà quanto accennato né tantomeno rinegozierà i fondi europei per meglio calibrarli in riferimento alla specificità italiana. Potrebbe farlo un governo di centrodestra? In teoria sì perché meno condizionato da comunistoidi ed autoannessionisti, ma Francia e Germania lo saboterebbero perché temono un’Italia capace di definire il proprio interesse. Inoltre, solo l’idea che il centrodestra possa vincere spingerebbe il mercato a rialzare lo spread perché sconterebbe un minor sostegno europeo. In conclusione, due considerazioni. Al centrodestra: ragazzi, dovete trovare un aggiustamento con la Germania (possibile via Ppe) perché se no la cosiddetta Europa non vi lascerà governare. L’Italia è politicamente debole e deve “cavourare”. Al mercato: la politica è inadeguata, ma la forza imprenditoriale degli italiani è fra le più elevate del mondo. Pertanto il potenziale per sorprese positive, nonostante la politica, è altissimo. Quindi un centrodestra capace di definire una sovranità euroconvergente e contributiva e di mettere l’impresa al centro dell’azione di governo troverebbe un substrato formidabile per mandare in boom l’Italia. Pensateci.

(c) 2021 Carlo Pelanda
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