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Carlo Pelanda: 2002-7-6Il Foglio

2002-7-6

6/7/2002

La cibercittadinanza è un illusione, ma è utile normarla già ora sia per fini libertari sia perché nel futuro esisterà

Ciberontogenesi. Nelle facoltà di diritto statunitensi è vivace il dibattito tra chi sostiene l’esistenza di un ciberspazio e chi no. I primi scenarizzano una netsociety con netcitizens che devono essere dotati di diritti e doveri specifici. E per questo stimolano corsi e ricerche in materia. I secondi dicono che lo spazio Internet è illusorio: un insieme di calcolatori connettibili non implica che la connettività abbia caratteristiche di livello di realtà così separato da quello sottostante da richiedere una normazione particolare. Come lo spazio telefonico.  Un tipico caso su cui le parti si scontrano è il divieto a Yahoo di vendere on line memorie naziste in Francia. I primi lo vedono come attentato alla libertà dei netcitizen. I secondi come un fatto normale: se la legge di una nazione vieta certe edizioni scambiate a mano non si capisce perché dovrebbe approvarle se trasferite elettronicamente. Questa rubrica riconosce che in effetti non ci sia ancora una ciberpolis, ma ciò nonostante sostiene la causa dei ciberentusiasti. Per due scopi. Il primo riguarda la possibilità di accrescere la libertà dei cittadini reali del globo attraverso l’illusione che una cibercittadinaza esista. Per esempio, pur ciberflogisto, un diritto Internet potrebbe superare la legge nazionale francese e dare ad un suo cittadino più libertà per comprare svastiche. Quindi la cittadinanza illusoria avrebbe una conseguenza libertaria reale. Dove il punto è che Internet risente del diritto statunitense, il più liberale del pianeta, e ne è un diffusore implicito. In questi giorni Pechino ha oscurato alcune trasmissioni della BBC relative a sette religiose sgradite al regime. Un netdiritto globale sarebbe un veicolo più penetrante. Ciò lascia intendere che la ciberontogenesi non dipende dall’analisi realistica, ma da un progetto politico. Questo anche utile per un secondo scopo. Tra qualche anno saranno pronti i primi “agenti intelligenti”, cioè dei software istruiti per sostituirci in molte funzioni: ricerca di informazioni, esecuzione di pagamenti, autosimulazione nelle riunioni, ecc. Inoltre avremo reti attraverso cui istruiremo robot ad agire per nostro conto e i (bio)robot stessi evolveranno come nostri assistenti capaci di connettività totale. Non si può dire ora quale esatta configurazione tale sistema complessivo avrà, ma sarà certamente un nuovo livello di realtà perché vivremo sempre di più via cibercontenitori da cui dipenderemo. Poiché il ciberspazio che non c’è oggi esisterà nel futuro è razionale esercitarsi alla ciber(net)normogenesi su una sua anticipazione pur illusoria, ma con capacità di profezia autorealizzantesi.  

(c) 2002 Carlo Pelanda
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