I militari anticipano il futuro modello europeo: più di un’alleanza, ma meno di un’unione

 

Di Carlo Pelanda (9-6-2001)

 

 

L’architettura europea è un mix tra Unione sovranazionale e Alleanza tra nazioni sovrane. Quale dei due modelli prevarrà? Vi sarà distacco o nuova convergenza con l’America? Su questi due temi cresce la tensione e ciò fa presagire a molti che sia in vista qualche grande cambiamento. In realtà: (a) manca una spinta così forte – tipo “Stato nascente” - da determinare un’Europa tanto diversa da quella che c’è; (b) non ci sono i motivi per una discontinuità transatlantica in un senso o nell’altro. Quindi è più probabile che il sistema europeo ed i rapporti euroamericani verranno configurati in base al “principio di continuità” combinato con quello di “evoluzione per necessità”. Possiamo già vederne un esempio concreto nel come sta avvenendo l’integrazione militare. Di grande ingegneria europea si riparlerà, dopo il flop di Nizza, non prima del 2004. Ma nel gennaio 2003 sarà effettivamente pronta un’armata europea di 60mila uomini, 100 navi e 400 aerei. Ciò significa che ben 180mila soldati (per il requisito di rotazione) delle diverse nazioni saranno resi disponibili per operazioni di intervento rapido, cioè rischierabili entro 60 giorni in fronti a 4.000 km di distanza dagli euroconfini. Questo è una sorta di miracolo. I governi europei hanno sì dato l’ordine di costruire tale forza europea, ma senza fornire un vertice politico preciso: un tavolo intergovernativo privo di procedure militari specifiche, con la complicazione di un Mister Pesc-Pesd dai poteri fumosi. Tuttavia i militari europei – bravissimi nella circostanza - stanno riempiendo i vuoti organizzativi sottostanti attraverso misure pratiche che integrano perfettamente i livelli nazionali con quello europeo e questo con la Nato: reparti e mezzi resteranno nazionali, ma conferiti ad un comando operativo paneuropeo. Il rapporto con gli americani è stato risolto con procedure di doppio cappello Nato-Ue per l’uso consensuale delle medesime risorse e di supporto della prima per le carenze della seconda. Tale configurazione appare l’evidente risultato di un’evoluzione continuista trainata da criteri pratici di necessità: si potrebbe combattere sul serio (peace keeping, nuovi Kosovo o Iraq) ed è più razionale farlo integrando risorse nazionali europee – ciascuna inadeguata se sola - che possano usare l’ombrello americano. In sintesi, a livello di tecnostruttura si è trovata una soluzione integrativa interna europea e transatlantica che nella “grande politica” ancora non esiste. E che, probabilmente, anticipa il futuro: un’Europa delle nazioni sovrane a guida intergovernativa capace di forti integrazioni operative settoriali. Sarà più di un’Alleanza, ma molto meno di un’Unione, entro la continuità della Nato riorganizzata come alleanza bilaterale Ue-Usa. Se, per divertimento fantapolitico, estendessimo tale configurazione alla Bce ed all’euro, la prima dovrebbe ridare spazio ai bancheri centrali nazionali ed il secondo avrebbe un destino di (auto)dollarizzazione. Non male.