30/12/2011

“Aridatece er puzzone!”

La pittoresca sintesi creata a Roma dal buon senso popolare (in continuità graffiante e scettica nella sua millenaria tradizione da Ennio, Lucilio, Giovenale, Tassoni, Folengo, Pasquino, Podrecca&Galantara fino ai collaboratori di Guasta, a Fo ed ai Pingitore&Castellacci) fu espressa alla caduta del fascismo dopo che la “plebe” si fu resa conto dell’assoluta continuità conservata nei comportamenti politici nella “democrazia anti-fascista” dagli eredi del “deprecato regime”. Censura, demagogia, clientelismo, settarismo, oligarchie e gli stessi metodi di cooptazione della “classe dirigente” sottolineata perfino dalla partecipazione dei medesimi personaggi intellettuali ed accademici dichiaratisi antifascisti e “partigiani” in piena ortodossia coi “fascisti ante-marcia” d’antan. Una vera e propria ratifica dell’eterno stile italiota di correre sul carro dei vincitori così ben illustrato dal buon senso popolare del “Franza o Spagna purché se magna” e ribadito sul piano più colto da Tomasi di Lampedusa nella frase emblematica del Principe di Salina “Qualcosa deve cambiare perché tutto resti com'era prima”.

La frase illustra quanto della “cultura spagnolesca” abbia infettato l’Europa intera che, fino dalle sue origini, ha sempre evitato con accortezza di adottare quella “romana” (‘Occidentale’) ormai vitale solo negli USA e, parzialmente, nel Regno Unito. Il solo infatti ad essersi sempre ben guardato di aderire alle vicende d’Europa conservando una unità culturale pressoché totale cogli USA e coi paesi del Commonwealth gradualmente affrancatisi dalla “sudditanza” dal Governo di Sua Maestà ma solo dopo essere stati – tutti – definitivamente conquistati alla cultura ‘Occidentale’ grazie al dominio dell’Impero Britannico rispetto alla resiliente cultura “spagnolesca” che ha infettato i paesi conquistati da tutti gli altri Imperi Coloniali europei.

Il più recente ed emblematico ‘atto’ espresso dalla cultura spagnolesca prevalente nel ‘continente’ è forse il Trattato di Lisbona che giustifica pienamente il rigetto ricevuto dalla proposta di Carta Costituzionale della Unione Europea da parte di tutte le “plebi” ormai profondamente conquistate come nel resto del mondo, dai valori della civiltà greco-romana-cristiana (‘Occidentali’) emblematicamente rappresentati dagli USA.

Anche all’interno degli USA lo spirito “spagnolesco” viene sostenuto dalle nuove ondate di immigrazione di cultura “latina” che pretendono la sovversione dei valori e delle priorità tra essi ancora conservati vitali dalla cultura ‘ango-sassone’ WASP; i Kennedy irlandesi e gli Al Capone o gli Amadeo Giannini avevano già dato segno della resilienza dei ‘continentali europei’ ad abbandonare i rimasugli della loro cultura “spagnolesca”. Tuttavia la natura profondamente “plebea” delle migrazioni dal ‘continente’ più incolte, indigenti, oppresse e ricche di buon senso popolare, aspiravano nell’ottocento ad aderire ai principi vitali della cultura ‘Romana’ che nulla prometteva in chiave demagogica; le nuove ondate di immigranti dal Sud e Centro America invece sono intrise di patetico e sterile ‘ribellismo’ anch’esso pienamente coerente con la tradizione “spagnolesca” di carbonari, mangia-preti ed anarchici nutriti da invidia sociale e cinismo impotente invece che da auto-stima e fede nelle doti concesse anche ai più diseredati da una Provvidenza che pretende da ciascuno solo l’impegno responsabile, in “scettico” libero arbitrio capace di costruirgli da uomo-libero un futuro certamente migliore più ricco e più sereno se rispettoso dei valori biblici in un contesto culturale greco-romano all’insegna del “date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” ma rappresentato emblematicamente da Cesare nel “in God we trust” del dollaro e dell’obbedienza massonica che ha fondato, nel 1776 (Banca d’Inghilterra e Loggia Madre di Londra), l’ultima “innovazione tecnologica” che ha garantito alla civiltà ‘Occidentale’ la conquista dell’egemonia globale; il sistema monetario garantito dalla “convertibilità” della moneta cartacea.

Chi non capisce queste basilari norme della cultura moderna non è in grado di esprimere la propria scelta elettorale fondandola sulla “ragione” ma può solo affidarsi ai lumi dettati dall’innato “buon senso”, quindi una dote di ogni essere umano indipendentemente dalla sua cultura ma affidato solo alla “maestranza” da ognuno conseguita grazie all’insegnamento ricevuto tramite esperienze di vita in proprio o vissute da altri.

È questo il motivo della profonda divaricazione culturale che si può riscontrare ancora oggi anche tra il significato di “raccomandazione”, di “maestranza”, di “club” e di “fratellanza” tra gli adepti che associano per scelta libera e autonoma gli aderenti ai circoli sociali più svariati in cui si costruiscono le relazioni di mutue solidarietà tra affini sulle quali si fonda la politica civile.

Raccomandazione nel mondo ‘Occidentale’ è pratica che crea rischio per il credito di cui gode nel suo club ogni raccomandante alla luce dei “valori” sostenuti dagli aderenti a quello specifico “club” – religioso, politico, professionale o massonico che esso sia; non è un’‘irresponsabile’ richiesta di favore dovuto dal socio ad una riconosciuta “eccellenza” attribuita dal club alla persona cui viene rivolto.

Maestranza non è qualifica attestabile da diplomi benignamente concessi a chi si sia reso meritevole alla luce di accademie, sinedri o corporazioni di stabile valore legale, esso è titolo riconosciuto spontaneamente dai sodali di quegli esclusivi “club” in cui esso ha valore legittimante la credibilità complessiva dello stesso e della sua cultura cui aderisce spontaneamente e senza ricevere remunerazioni ogni adepto il quale quindi può contribuire concretamente a revocare il titolo stesso, qualora i comportamenti di chi lo porta non lo indicassero più meritevole.

Club e “fratellanza” sono attributi che caratterizzano circoli di libera appartenenza per condivisione di valori e non di cooptazione per meriti esibiti nei confronti degli interessi perseguiti.

I “club” massonici altro non sono che forme analoghe ai “partiti” politici nel mondo ‘Occidentale’ circoli in cui si acquisisce una familiarità concreta degli adepti nei confronti della cultura cui si ispira il club stesso, un’analogia che vale anche per i “club” religiosi (o comunità ecclesiali) in cui l’adepto è chiunque condivida i principi dottrinari ed accetti il percorso iniziatico indipendentemente da ulteriori riscontri di adeguatezza intellettuale o culturale.

La Fratellanza massonica è più prossima alle Comunità Ecclesiali e ai Partito Politici del mondo ‘Occidentale’ che ai Rotary, ai Lions, ai Kiwanis ed ai partiti politici che animano il mondo “spagnolesco” europeo. È per queste ragioni che la Chiesa di Roma si trova oggi a dover assicurare l’adeguamento delle sue relazioni dalla cultura “spagnolesca” prevalente ancora in Europa a quella egemone nel mondo anglo-sassone che diverrà inevitabilmente quella egemone sul piano globale all’avanzare della ‘globalizzazione industriale’ e dei suoi criteri comportamentali.

Questa lunga premessa prima di giustificare il titolo dell’articolo “aridatece er puzzone!” riferito dalla rubrica al provinciale ma emblematico contesto politico italiano.

Monti ha sostituito Berlusconi ma la sua agenda è la stessa, sia nella prima fase sia in quelle successive che tratteranno inevitabilmente la crescita dell’economia nazionale; di ciò si stanno rapidamente rendendo conto tutte le “spagnolesche” istituzioni corporative nazionali, sia ‘de destra’ che ‘de sinistra’, che sono costrette a riconoscere la ‘continuità’ che collega i due rappresentanti classificati entrambi d’analoga appartenenza, pur se con storie diverse, “massonica” – come massoni erano classificati Sindona e, per simili appartenenze Opus Dei, i più innovatori protagonisti della Chiesa Post-conciliare.

La globalizzazione industriale è universalmente accettata in Europa come portatrice di benefici cambiamenti pur se causa di disagi che stanno costringendo, finalmente, l’eliminazione dei vincoli insostenibili dei vecchi privilegi discriminatori in sede nazionale, internazionale ed intergenerazionale.

Tutti riconoscono che tale fonte di benefici cambiamenti è portatrice di potenziali opportunità di crescita di benessere e libertà, sia interna all’Europa sia nei paesi dominati fino a ieri da regimi autoritari, sanguinari e teocratici, pur se crea congiunturali disagi e sanguinosi cambiamenti di regime.

Tutti attribuiscono che la globalizzazione industriale sia stata avviata e sia imposta a tutti gli Stati Nazione dalla “speculazione finanziaria” (cioè al “libero risparmio globale” esogeno rispetto alle vecchie istituzioni politiche “spagnolesche” d’Europa).

In Europa tutti reclamano la trasformazione della BCE in ente di ultima istanza, cioè che si ripristini anche in Europa la regola civile della “convertibilità” valutaria per consentire alla “speculazione finanziaria” (cioè al “libero risparmio globale”) di alimentare la stabilità degli investimenti industriali.

Tutti attribuiscono a Monti un’adiacenza di interesse ai grandi gruppi industriali ed alla finanza globale e tutti attribuivano a Berlusconi (come alla Fiat di Marchionne) l’interesse al mercato globale anziché a quello nazionale da parte del suo gruppo finanziario Fininvest.

Tutti pretendono piena “libertà” di scelte in temi relativi alla sfera privata; matrimoni omosessuali, adozioni da parte di coppie omosessuali, eugenetica, aborto, accoglienza di migranti, etc. – tutti temi che chiedono la separazione tra politica e dottrina sociale della Chiesa. Ma fino a ieri fondavano l’anti-berlusconismo sulla sua deviazione dalla ortodossia cattolica e sollecitavano una valutazione dei suoi comportamenti politici alla luce dell’etica cristiana.

Tutti stanno rilevando la tendenza verso il “presidenzialismo” e il ridimensionamento del parlamentarismo proporzionale che ha condotto l’ex-comunista presidente della repubblica ‘irresponsabile’ per la costituzione anti-fascista (ma in realtà solo para-fascista) ad imporre al parlamento il governo Monti dotato in pratica di quei poteri auspicati da Berlusconi sin dal 1994 per eseguire il suo programma di ammodernamento del sistema industria-stato del paese.

Tutti vedono che Monti proponga gli stessi rimedi programmatici indicati da Berlusconi per ammodernare il sistema industria-stato in Italia (meno stato, articolo 18, liberalizzazione del mercato preda di corporazioni para-fasciste, etc.), purtroppo con un temporaneo aumento della fiscalità; come subito da Berlusconi da parte di Tremonti per il debito accumulato dal welfare state para-fascista nell’Italia catto-comunista.

Ora, dopo avere riscontrato l’assoluta correttezza e compatibilità delle scelte di Berlusconi con quelle che deve adottare Monti pur se espresse da personaggi molto diversi tra loro in quanto imposte dalla realtà in cui l’Italia è costretta ad operare, sembrerebbe conveniente ripetere per Berlusconi quanto suggerì il buon senso plebeo nell’immediato dopo-guerra nei confronti del Duce socialista e figlio del fabbro di Predappio; “aridatece er puzzone”. Ciò soprattutto per la visibile tendenza delle oligarchie vetero-socialiste e catto-comuniste a tentare una sterile restaurazione del regime nazionale para-fascista della concertazione tra le corporazioni più illiberali tramite un ritorno al sistema elettorale proporzionale ed al parlamentarismo più “illiberal-democratico”.
Aridatece er puzzone! è il grido proveniente dal buon senso plebeo che, probabilmente, Berlusconi aveva in mente quando ha accettato di “fare un passo indietro” in attesa di rientrare alla guida del paese dopo che si fosse accumulata la diffusa nostalgia per le sue sregolatezze e anti-conformismi caratteristici dell’italianità e dopo che, lasciato il “cerino acceso” tra le dita di Monti, senza bruciarsi le dita potesse rivendicare la sua primogenitura del programma di rientro dal debito e, in quanto industriale di successo, la sua maggiore credibilità come gestore della fase del rilancio industriale nella fase del “secondo miracolo economico” prossimo venturo.