| 28/10/2011 |
Inizio di un’epoca storica “Lo stato non è la soluzione, lo stato è il problema”, questa sintesi di Ronald Reagan illustra l’inaugurazione della nuova epoca storica; la globalizzazione che nasce alla morte dell’epoca degli Stati Nazione – a sua volta nata al crollo della prima epoca globalizzata sotto l’Impero di Roma. Il paradigma del ‘welfare state’ ha legittimato le sovranità nazionali in sostituzione della legittima sovranità soprannazionale della prima governance che garantì pari diritti a ogni nazione sotto l’unica legge di Roma. La prima governance garantì le fondamenta della civiltà ‘Occidentale’ e estese la cultura liberal-democratica greco-romana-cristiana nello scenario globale di quel tempo. Gli Stati Nazione inaugurarono una competizione mercantile e coloniale che ha esteso la civiltà ‘Occidentale’ in tutto il globo e ne ha raffinato le capacità scientifiche e industriali a spese di sanguinosi conflitti intestini a quella stessa civiltà e a spese di chi ne era estraneo e più incompatibile – come Roma con Cartagine, con la Tracia e con i rivoluzionari Zeloti. La cultura della civiltà ‘Occidentale’ nell’epoca degli Stati Nazione ha sofisticato le capacità tecnologiche ed il diritto sviluppando un potenziale industriale che ha abbattuto gli storici incubi dell’indigenza alimentare ed ha gradualmente liberato la società dalla soggezione alle oligarchie nazionali. L’estensione del benessere e del sistema liberal-democratico è avvenuta per quella graduale crescita industriale agevolata dalla competizione tra Stati Nazione per l’egemonia politica sul globo. La crescente dimensione della pericolosità universale dei conflitti e del potenziale produttivo dei sistemi industriali nazionali in reciproca competizione hanno creato le esigenze di accorpamenti geo-politici che fossero in grado di alimentare la sovrana autonomia produttiva, ne riuscissero a garantire l’assorbimento della produzione e ne alimentassero il sistema militare per la tutela esterna e la stabilità interna. Il capitalismo-liberista dell’epoca di Roma Imperiale aveva visto una lunga pace globale grazie al rispetto dei molti interessi ed autonomie ‘locali’ che accettassero di rispettare il monopolio di Roma sulle poche reti di servizi infrastrutturali che permettevano la governance del sistema economico globale di allora; giustizia, sicurezza militare, viabilità, moneta, reti idriche. Durante l’epoca degli Stati Nazione il paradigma dal capitalismo-liberista che aveva alimentato l’Impero si convertì alle esigenze della sovranità ‘locale’ e divenne patrimonio di sistemi liberal-democratici ‘limitati’ ad oligarchie nazionali che concentrarono nelle loro mani le scarse risorse prodotte dai loro più limitati mercati in quantità e capacità decisionali tali da consentire il graduale sviluppo di potenze commerciali, industriali e sistemi militari idonei a competere su aree d’estensione sempre più ampie che gradualmente costituivano un mercato semprre più vasto ed appetibile per assorbire beni e servizi prodotti dai gruppi industriali più competitivi che, nei loro Stati Nazione, erano nati grazie al protezionismo sostenuto dalla oligarchia politica nazionale. Questa compatibilità di interessi politico-istituzionali e dei monopoli produttivi diede origine alle fasi del mercantilismo, del colonialismo e degli Imperi nazionali. La costante crescita delle tecnologie e del potenziale produttivo industriale ha gradualmente divaricato gli interessi ‘nazionali’ e quelli industriali che miravano ad estendersi su ambiti commerciali soprannazionali. La produzione di ricchezza che garantiva il potere politico dei singoli Stati Nazione cominciò ad assumere decisioni autonome rispetto ai più ristretti interessi delle istituzioni liberal-democratiche ma che rimanevano legittimate dai paradigmi di welfare state nazionalisti. Le manifestazioni ‘imperialiste’ militari hanno creato scontri intestini alla civiltà ‘Occidentale’ che hanno contribuito a stimolare lo sviluppo tecnologico e la crescita del potenziale industriale. Questo processo ha logorato il consenso sociale interno alle nazioni mentre ha aumentato il consenso nei confronti di un’offerta industriale sempre più capace di offrire benessere riconvertendosi rapidamente da profili bellici a civili. Per conservare consenso politico le oligarchie politiche nazionali hanno convertito le loro proposte politiche da criteri ‘autarchici’ o imperialisti a liberi scambi garantiti da accordi internazionali tutelati da interessi comuni da sistemi di difesa dei due opposti criteri decisionali; priorità all’economia sullo stato o dello stato sull’economia. Quei due opposti paradigmi politici hanno dato origine al blocco di Stati Nazione aderenti alla più selvaggia crescita del capitalismo-liberista e a quello di Stati Nazione aderenti all’economia pianificata da politiche centraliste. Mentre il primo dei due blocchi cresceva grazie al rispetto del criterio del mercato (libere scelte responsabili tra offerte altrettanto libere e responsabili) riducendo quindi ogni atto di interferenza da parte dello stato sulle scelte industriali, il secondo blocco condizionava le capacità innovative della produzione industriale alle visioni della programmazione politica assunte da elite accademiche prive di ogni responsabilità per le loro decisioni. Gradualmente la flessibilità e dinamismo del sistema fondato sul capitalismo-liberista dimostrò sul campo la propria maggiore produttività rispetto al più lento sistema pianificatore privo degli stimoli provenienti da un libero mercato di consumatori disponibili a investire il proprio reddito in tipi di consumi o di risparmio alternativi. I sistemi in cui governa l’egemonia dell’economia industriale sulla politica hanno affermato il proprio trionfo finale con l’implosione del sistema di stati in cui la politica era egemone sulle esigenze della economia industriale di mercato. Siamo giunti oggi alla fase in cui è evidente la egemonia del sistema produttivo industriale sulla capacità dei singoli Stati Nazione di esercitare scelte alternative che possano raccogliere consenso sociale comparabile. Il sistema industrial s’è globalizzato e ha dimostrato sul campo a tutte le nazioni di saper abbattere l’incubo dell’indigenza grazie a capacità produttive che, superati i confini dei vecchi Stati Nazione, sanno offrire beni e servizi accessibili al mercato globale al di la dei confini ideologici della loro vecchia legittimità geo-politica; il welfare state. Lo stato non è la soluzione, lo stato è il problema è ormai una verità evidente a chiunque in qualsiasi Stato Nazione egli nasca. La globalizzazione ha ribaltato i rapporti di potere tra i vecchi Stati Nazione e risulta sia indifferente che attraente oltre ogni confine di ideologia, lingua, razza o cultura. A questo punto si pone il problema di sostituire le vecchie governance nazionali con una globale che tuteli le scelte industriali nello scenario soprannazionale in modo a accelerare la crescita del reddito globale e i flussi delle risorse prodotte con infrastrutture forti e non intrusive nelle egemoni decisioni industriali. Il paradigma dell’egemonia dell’economia sullo stato è quello che anima ‘liberamente’ la globalizzazione industriale e quello dell’egemonia dello stato sull’economia, oltre ad essere fallito storicamente, non può più limitare la sua legittimità ai soli cittadini; tutta la popolazione globale anela a maggiore benessere a costo di sostenere individualmente l’onere della responsabilità di scelte prive di qualsiasi credibile tutela che non sia confidata alla propria sfera decisionale ‘locale’ (hic et nunc). La precarietà del lavoro è riconosciuta alla luce del buon senso da tutti ricchi e diseredati parte coerente con la precarietà della vita, mentre il senso comune fondato sull’ideologia dello stato provvidente risulta poco credibile sul piano delle esperienze comuni prima che su quello intellettuale e storico. Ciò non significa che occorra cancellare tipi di servizi che appagano le ormai consolidate aspettative di benessere, significa solo che esse vanno soddisfatte estromettendo lo stato irresponsabile dalla loro gestione e riportarle sotto i criteri del capitalismo-liberista in costante competizione sul libero mercato. Welfare State non è totalmente negativo; ‘welfare’ va bene purché sia prodotto e distribuito senza lo Stato e responsabilizzando sia i produttori dei relativi beni e servizi, sia i consumatori nella loro allocazione di dosi del loro risparmio individuale non garantito da alcun altro che dal loro buon senso, prudenza e conoscenze.
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