| 27/01/2012 |
Era della Logistica Industriale La globalizzazione industriale è stata innescata dall’internazionalizzazione dei flussi finanziari permessa da una maturazione del progresso tecnologico e del know how manageriale consolidatisi nel corso di due secoli d’’industrializzazione protetta’ dagli Stati Nazione e cimentata dalla loro competizione su mercati di sempre più estese dimensioni. Quella prima fase industriale infatti ha gradualmente consentito il superamento delle carestie nell’ambito dei paesi partecipi della civiltà ‘Occidentale’. Una gradualità di capacità produttive che si è tradotta in crescente abbondanza di nuovi beni e servizi offerti a livelli qualitativi migliori e più accessibili sui mercati nazionali; un’offerta che ha condotto ad esaltare l’uso di fenomeni culturalmente raffinati come la ‘moda’ inaugurando il ‘consumismo’ e tradottasi in logorante competizione, inizialmente militare, tra Stati Nazione per appropriarsi delle risorse necessarie a garantire ai loro sistemi industriali la conservazione di adeguata competitività geo-politica (colonialismo) e, in seguito, diplomatica per adeguare le dimensioni del mercato comune ai potenziali produttivi ridondanti dei loro sistemi industriali nazionali (liberi scambi). Saturata la capacità del mercato ‘Occidentale’ di remunerare con il limitato numero di consumatori ‘interni’ il potenziale di crescita dell’innovazione industriale, i flussi finanziari si sono indirizzati a soddisfare anche la domanda potenziale dei paesi più diseredati agevolando progetti industriali che potessero sfruttare i know how già maturi dell’organizzazione industriale a beneficio di una celere inclusione dei nuovi consumatori nel più vasto mercato globale. Ciò consente di 1) fornire opportunità diffuse di reddito alle masse più estese, 2) abbattere i costi di produzione dei beni e servizi già riservati a fasce ridotte di consumatori più ricchi e di estenderli rapidamente negli stessi mercati più tradizionali e gradualmente in ogni fascia più ricca dei nuovi mercati in via di industrializzazione, 3) aumentare la redditività delle risorse finanziarie offrendo nuove opportunità di investimento soprannazionali, 4) estendere il consenso sociale dando visibilità delle capacità del sistema industriale globalizzato di soddisfare le aspettative di consumatori senza confini di privilegio, 5) convertire le vecchie forme della competitività industriale dalle loro manifestazioni più distruttive (guerre tra Stati Nazione) in nuove manifestazioni trasversali a ogni paese (disagi sociali congiunturali dovuti alla rapida conversione degli assetti produttivi – soprattutto al Nord – e all’altrettanto veloce conversione degli assetti culturali e politico-istituzionali – sia al Nord che al Sud). L’abbinamento dell’abbattimento dei costi produttivi e dell’accelerazione del ritorno sugli investimenti richiesti per l’innovazione industriale permette di equilibrare gli scompensi dettati dalla conversione delle istituzioni finanziarie e di quelle della governance dell’emergente sistema globale soprannazionale. Le temporanee forme di rischio geo-politico associate alla rivoluzione in corso sono in via di rapido superamento in quanto i vecchi Stati Nazione risultano impotenti ad opporsi ad un fenomeno di cui beneficiano tutti ed esogeno ai sistemi industriali nazionali e sono quindi costretti a definire forme di nuova governance politica negoziandone nuovi scambi di costi e benefici di reciproca soddisfazione. Questo stupefacente processo trova in prospettiva un ostacolo organizzativo che le tecnologie disponibili ci permettono di superare accelerando il grado di benessere universale derivante dalla globalizzazione. Il processo della globalizzazione più completa del potenziale di benessere erogabile dalla civiltà ‘Occidentale’ ai consumatori in ogni parte del mondo è infatti frenato da ostacoli intrinseci alle infrastrutture industriali che hanno caratterizzato l’era della prima industrializzazione nell’ambito ristretto degli Stati Nazione. Queste reti tecnologiche infrastrutturali si possono ridurre a quelle che agevolano i flussi commerciali ; la ‘logistica industriale’ – cui sono associati molti vecchi servizi del terziario avanzato erogati da privati o dagli stati. I trasporti devono risultare affidabili e tempestivi a misura delle aspettative della domanda dei consumi e nel rispetto delle esigenze produttive secondo cui si sta riorganizzando il sistema industriale globalizzato. Si tratta di esigenze che rispondono a parametri diversi e spesso contrastanti dato che la domanda è dettata dalla distribuzione degli insediamenti umani e dalle loro caratteristiche singolari (reddito, numerosità, vie di comunicazione, etc.) mentre la produzione deve rispettare altri parametri indirettamente connessi agli stessi insediamenti umani (numerosità, professionalità, vie di collegamento industriali, etc.). Affollare gli impianti industriali nei centri più raggiungibili e densamente popolati del Sud crea disomogeneità di sviluppo interne ai singoli paesi e connesse migrazioni nelle megalopoli difficilmente gestibili e sradicate immediatamente dai loro tradizionali assetti culturali sulla cui solidità si fonda il consenso necessario per la stabilità politica. Costruire vie di comunicazione che consentano di diffondere in modo più omogeneo i nuovi insediamenti rallenterebbe l’avvento del benessere in attesa della predisposizione di adeguate infrastrutture e costerebbe inoltre investimenti improduttivi sul breve e medio termine insostenibili da parte di qualsiasi risparmiatore ragionevole. Il potenziale rimedio proviene dalle nuove tecnologie già rodate in ‘Occidente’; le reti integrate di comunicazione – satelliti, larga-banda e reti sociali. L’abbattimento dei loro costi di sviluppo è ormai in pieno corso grazie alla crescente diffusione sul mercato globale dei servizi offerti agli utenti finali (Media, TV, Movies, Games, Chatting, E-commerce, etc.) che hanno gradualmente fatto crescere la dimestichezza universale con l’uso del nuovo latino e dei connessi criteri che regolamentano la corretta partecipazione al mercato virtuale che sta consolidando sul piano globale la condivisione culturale della civiltà ‘Occidentale’. È uno stupefacente successo che passa quasi sotto silenzio non ostante le sue accelerate conseguenze sugli assetti politico-istituzionali e sulle aspettative dei consumatori d’ogni tipo di beni e servizi; dai più personali primari e voluttuari, ai più collettivi – sicurezza, sanità, giustizia, espressione, solidarietà, etc.. L’accelerata crescita del mercato globale di consumatori ha rapidamente consolidato le aspettative di servizio d’una nuova constituency politica globale interconnessa dalle reti sociali orizzontali che si dimostra capace di esercitare pressioni sulle istituzioni nazionali dei vecchi Stati Nazione sempre più ispirate d concetti di un politically correct che è espressione dell’egemonia ‘Occidentale’ sulle masse di diseredati, donne e giovani al di la delle loro diversità ‘locali’; si tratta di un mercato spontaneo in puro spirito liberista che ha dimostrato il potere che possiede la cultura liberal-democratica di conquistare rapidamente egemonia su ogni altra più etico-dirigista grazie all’efficacia dimostrata dal capitalismo-liberista di gratificare le aspettative più comuni e naturali che animano l’umanità al di la di ogni dottrina sociale astratta ed illiberale. Si tratta di un mercato comune che costituisce attrazione per ogni produttore, consumatore, risparmiatore ed, in ultima analisi, elettore in ogni paese; un mercato potente ma ancora inappagato nelle sue aspettative cresciute troppo rapidamente rispetto ai vincoli tuttora esistenti opposti dalle vecchie istituzioni alla velocità di crescita potenziale delle risposte industriali a quelle aspettative – un mercato animato da aspettative reali ma che è ancora in uno stato parzialmente ‘virtuale’ per tutto ciò che concerne l’appagamento delle sue più diffuse e preponderanti potenzialità. Si tratta di una massa di pressione politica che nessuno dei paradigmi autoritari può sperare di bilanciare proteggendo alternative soluzioni di governo ‘top down’ – una ‘lobby’ trasversale e soprannazionale di sostegno al paradigma del capitalismo-liberista su scala globale. La incipiente nuova governance globale di quel trionfante sistema industriale deve trovare la sua legittimità nella agevolazione della crescita percepibile diffusamente dei benefici erogabili dalla produzione industriale ai più periferici utenti finali di una audience sempre più saldamente animata da un comune sentire capace di abbattere le vecchie resistenze di privilegi insostenibili corporativi ed ottocenteschi arroccati dietro promesse demagogiche e mai soddisfatte nella pratica di ogni regime autoritario; anche i più socialmente etici. Per agevolare l’innovazione strutturale della produzione industriale globalizzata occorre predisporre diffusi servizi soprannazionali capaci di anticipare il ritorno sugli investimenti industriali riducendo i costi dovuti a tutti i parametri che rendono scarsamente redditizia la localizzazione produttiva del risparmio disponibile; le molte forme di stabilità - monetaria, politica, giuridica, etc. – e l’agevolazione delle sinergie industriali – scambi industriali, commerciali, finanziari, comunicazioni, etc.. Si tratta di creare reti soprannazionali infrastrutturali come prerequisito all’accelerata innovazione della produzione che gratifichi le più diffuse possibili aspettative del mercato globale ancora sommerso ed escluso per estendere la partecipazione universale ai redditi, ai consumi ed ai risparmi. La rimozione di quest’impedimento alle potenzialità di crescita industriale può essere sinteticamente riferito nella dizione di ‘logistica industriale’ nel suo senso più lato; occorre cioè agevolare una riconversione della produzione industriale che abbia come obiettivo la più celere partecipazione al mercato globale delle più periferiche comunità umane; riducendo la dimensione delle aree di emarginazione e di potenziale disagio sociale e dissenso politico – per garantire il consolidamento della nuova governance industriale tramite al consolidamento della nuova governance politico-istituzionale. La creazione delle reti infrastrutturali della logistica industriale è costosa e complessa ma conviene che essa sia agevolata colla predisposizione di canali e nodi soprannazionali; ciò è possibile facilitando l’uso delle reti dei servizi già rodati e ben remunerati dal mercato globale (E-commerce, I-tune, U-tube, etc.) per finalità di riorganizzazione produttiva e distributiva in ogni comparto d’industria; le già rodate reti sociali orizzontali devono essere integrate da reti sociali verticali capaci di correlare quel mercato potenziale di utenti finali ad ogni canale professionale che risulti utile ad agevolare con forme di outsourcing (responsabilizzatrici ed educatrici) l’affidamento in periferia di fasi produttive, distributive, della manutenzione, vendita e gestione monetaria coinvolta accelerando i flussi finanziari necessari per il processo esplosivo di industrializzazione soprannazionale. L’impulso alla crescita del reddito del mondo più sviluppato riceverebbe ulteriore vitalità grazie alla creatività dei servizi di alto profilo tecnologico come dimostra la competizione costante che corre tra i provider di servizi a valore aggiunto col ‘caso Benadivé’ con la sua TopCom capace di contendere fasce nuove di mercato alla Microsoft, FaceBook e Twitter dei ‘superati’ Gates, Zuckerberg e Dorsey – tutti bimbi prodigio e giovanissimi tycoon. TopCom è il tipo di strumenti soprannazionali capaci di agevolare scambi tempestivi tra circoli ristretti di utenti responsabili di definire linee di accordi industriali necessarie per agevolare i comuni interessi nazionali affetti da uno sviluppo travolgente del mercato globale; strumento al servizio del lobbying politico al livello ‘aziendale’ e soprannazionale. Attivare una soluzione concordata ed altamente innovativa al problema della moderna logistica industriale a dimensione globale darebbe inoltre, una volta sviluppato e collaudato, ulteriore grande impulso ai livelli della produttività e redditività del sistema industriale interno ai paesi maggiormente industrializzati. I benefici di lungo termine (redditività industriale) e quelli di breve termine (crescita commerciale e stabilità politica) meriterebbero di essere presi in considerazione dai responsabili dell’emergente governance perché prendano in considerazione il finanziamento di un progetto in materia di innovazione logistica.
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