| 27/05/2011 |
Risorse disponibili per la globalizzazione Il capitalismo-liberista è riuscito a trionfare imponendo la sua superiore capacità di abbattere i confini eretti contro l’esportazione del benessere e delle associate aspirazioni alle libertà civili dalle più diverse oligarchie parassitarie sempre arroccate a difesa dei loro privilegi attorno a criteri di legittimità di una governance che riesce sempre a giustificare il loro ruolo egemone alla guida politica di masse incapaci di scegliere il proprio futuro portandone una responsabilità che trascende i limiti delle loro conoscenze scientifiche e capacità di comportamento. La legittimità delle oligarchie a decidere nell’interesse stesso degli altri è sempre ancorata a corporazioni che si ergono a difensori dei diseredati e portatori delle conoscenze scientifiche sulla cui base conviene fondare al meglio la ‘programmazione’ di quello sviluppo industriale che, tra gli altri imprevedibili e pertanto rischiosi, possa dare realizzazione alle ‘luminose aurore’ concepite alla luce delle attuali (sempre limitate) conoscenze. Questo paradigma illiberale e oligarchico è stato sempre distrutto dall’avanzare dell’innovazione industriale che non viene prodotta dalle sempre inadeguate ‘ortodossie’ scientifiche dei sinedri ‘organici’ agli assetti delle vecchie istituzioni di una governance sempre illiberali ma sempre meno efficaci nell’opporre resistenza alla crescita del nuovo. Lo stupefacente risultato del libero manifestarsi dell’eresia individualista di chi rifiuta l’ortodossia delle idee e delle conoscenze dei sinedri, è la produzione dell’innovazione in ogni campo. Dalla scienza in cui lentamente ma inesorabilmente nei millenni si è sostituita l’ortodossia tolomaica con quella copernicana fino all’attuale ipotesi dei multi-versi. Dalla fisica in cui lentamente dalla mono-maniaca focalizzazione sul moto dei gravi, risolto dal mirabile paradigma di Newton-Leibnitz, si è aperto il paradigma del campo energetico unitario le cui manifestazioni occasionali avvengono grazie alla costante distorsione topologica che la distribuzione di densità energetica interna al campo unitario impone alle manifestazioni fenomeniche osservabili; un para-digma che ha aperto una ricerca fisico-matematica che ha intuito l’esistenza d’almeno altri sedici diversi tipi di forze ancora non osservabili come forme di altrettante manifestazioni del campo energetico unitario nelle aree in cui le densità di energia locale sono fortemente diverse da quelle sperimentate da osservatori biologici in laboratori tradizionali. Alla termodinamica in cui si è passati dalla tradizionale lettura dell’evoluzione dei sistemi instabili complessi secondo una scienza definita da tre ‘principi’ (non ‘leggi’) termodinamici al para-digma della termodinamica dei sistemi critici autoregolatori di Ilya Prigogine che illustra, grazie alla teoria descrittiva della matematica di Per Bak, le ragioni scientifiche dell’imprevedibilità di tipo ‘prescrittivo’ della evoluzione macroscopica nel tempo di sistemi governati internamente da disordinate aggregazioni ‘casuali’ di micro-eventi in piena libertà individuale. Un paradigma termodinamico ‘rivoluzionario’ che si applica a tutti i sistemi instabili (vitali) e complessi dall’economia, alla politica, alla fisica, alla geologia; ma che non è ancora apparentemente stato acquisito dal sinedrio dei giudici i quali hanno posto sotto accusa un altro sinedrio – la commissione grandi rischi – per la sua incapacità a prevedere il terremoto de l’Aquila! Questi stupefacenti risultati prodotti dagli eretici eterodossi ed eretici sono riscontrabili nella storia in tutti i campi delle attività umane. Dall’ingegneria in cui la semplicistica interpretazione dell’elettromagnetismo di Faraday-Maxwell, con le leggi descritte in forma ‘semplificata’ da Lorenz, ha trovato in Tesla un interprete eretico che da oltre cento anni offre suggestive indicazioni circa la possibilità di estrarre ‘gratuitamente’ dosi d’energia da quella che il campo energetico primordiale unitario riversa in modo pervasivo in tutto lo spazio sin dalle origini finché esso riuscirà a garantire alimentazione della vita in tutte le sue manifestazioni. Sono in definitiva le singole scelte delle micro-cellule che compongono i sistemi complessi ad aggregarsi in modi imprevedibili e creare le condizioni dei crolli dei vecchi assetti pseudo-stabili dietro i quali si nasconde la ‘governance’ odierna; è una legge di natura che si applica anche all’economia e, da questa, si riverbera in instabilità sociale, politica e, finalmente, istituzionale. È una gerarchia inversa grazie alla quale è la ‘libertà’ eretica delle scelte individuali più irrazionali a creare le premesse del progresso civile, industriale ed economico grazie all’intrinseca caratteristica di ‘libero mercato’ in cui si svolgono le scelte eretiche e individuali anche sotto i regimi più illiberali. Infatti l’avidità e l’egoismo individuale scambiano dosi di risorse possedute con altre dosi possedute da altri in mercati liberi anche se illegali (lavoro nero, mercato nero, contrabbando, evasione, elusione, etc.). Il miracolo consiste nella ‘serendipity’ che si manifesta non-ostante le motivazioni originarie come risultato dell’aggregarsi di questi liberi micro-scambi; l’avidità dei singoli si compone in aggregati che realizzano sia il benessere complessivo che il crollo delle istituzioni nel senso di una governance sempre più liberale. Oggi finalmente ci siamo liberati dal giogo degli Stati Nazione e da tutte le loro corporazioni parassitarie per comporre il mercato globale governato dal paradigma del capitalismo-liberista. Il successo dell’operazione è ormai consolidato, la velocità con la quale si svilupperanno le sue conseguenze positive a beneficio di tutti i partecipanti al processo unitario di produzione-consumo-risparmio dipenderà dalla disponibilità diffusa delle risorse necessarie per garantire il consolidamento delle produzioni industriali in ogni singolo contesto ‘locale’. Il vero problema risiede infatti nella disponibilità diffusa ovunque esistano elevate opportunità di sviluppo delle risorse che costituiscono l’indispensabile prerequisito ad impiantare il nucleo originario d’aggregazione della valanga virtuosa di impegno nella produzione, nei consumi, nei risparmi e loro investimenti ulteriori. L’apparente limite nella disponibilità delle risorse è quella finanziaria mentre essa è superabile grazie a rodati meccanismi di ‘leverage’ (hedge funds) che personalizzano alle condizioni di consenso sociale e di rischio che caratterizzano le più diverse opportunità di ritorno degli investimenti; questo è il meccanismo che sollecita i regime change anche nei paesi più autarchici ed autoritari oggi. Ciò che esiste in modo diffuso sul mercato globale sono le risorse umane (man-power), ciò che ne distingue l’utilità ai fini produttivi è il contenuto professionale che ogni opportunità industriale richiede per potersi tradurre dal suo stato potenziale a quello produttivo concreto. La composizione dei contributi professionali necessari a sostegno delle singole opportunità industriali, è un problema di localizzazione fisica delle professionalità che risultano esuberanti al Nord e inesistenti al Sud ove più elevata è la concentrazione di produttori potenziali. Esistono meccanismi tradizionali e peculiari dell’era degli Stati Nazione che cercano di sanare questa diversa composizione di conoscenze professionali in ogni paese; scuole di formazione professionale, immigrazione a Nord di manovalanza in ruoli di apprendistato, emigrazione volontaria al Sud di professionisti qualificati, avvio mirato, finanziato dalla cooperazione allo sviluppo, di progetti industriali. Si tratta di esempi tutti falliti nella loro ambizione di ‘trasformare la realtà globale’ proprio per l’estraneità dei loro costi alla responsabilizzazione degli interessi avidi locali; la gratuità dei provvedimenti rende sterili i loro effetti sul campo. Se qualcuno paga per l’istruzione scolare all’estero, il professionista che conclude il suo curriculum formativo tende a restare al Nord oppure a rientrare al Sud sfruttando la sua preparazione in termini politici e non industriali. Se qualcuno paga per finanziare i programmi a Sud di cooperazione allo sviluppo industriale, i progetti remunereranno i pochi professionisti del Nord che vi sono impegnati ma non si riusciranno a collegare alla più vasta rete di servizi industriali necessari per assicurare la remunerazione dei costi sostenuti con uno stabile ritorno finanziario e manageriale nel corso degli anni successivi; oltre a dover pagare i necessari ‘pizzi’ (o Baksheesh) agli avidi signori della guerra e capi-bastone locali. Se andare al Sud è remunerato sul piano spirituale in spirito missionario, il successo produttivo diventa un fattore di seconda importanza rispetto alla solidarietà fraterna che spesso viene considerata dai missionari a rischio di inquinamento venale (il denaro ‘cacca del diavolo’); ciò isterilisce il potenziale successo sul piano industriale. D’altronde oggi il graduale abbattimento dei regimi illiberali del Sud e la consapevolezza delle masse del Sud di poter trovare individuali aperture di migliori condizioni di vita al Nord, scatena un’irrazionale e utopica immigrazione di mass (Volkswanderung) che non può trovare soddisfacenti ospitalità ‘produttive’ entro tipi di produzione industriali ‘mature’ ed incapaci di remunerare le aspettative salariali delle maestranze del Nord stesso. La globalizzazione industriale ha escogitato invece velocemente una forma di soluzione al problema dell’alta disparità professionale esistente nelle maestranze al Sud e al Nord con la delocalizzazione selettiva di fasi di produzione industriale atte a beneficare del valore aggiunto esistente al Sud ove elevata è la disponibilità di manovalanza non qualificata a basso prezzo (fasi manpower-intensive) al Sud e la conversione sempre più raffinata delle fasi di produzione capital-intensive al Nord ove lo sviluppo di ulteriori dosi di innovazione tecnologica è più redditizio e meno improbabile grazie alla elevata competizione esistente tra professionisti di alto profilo formativo. Questo meccanismo essendo fondato sulla remunerazione dell’avidità e della associata responsabilità dei singoli imprenditori che la concepiscono, è riuscita rapidamente a destabilizzare le vecchie corporazioni sindacali ed a liberare i giovani da quei vincoli ottocenteschi; il caso Fiat-Chrysler/FIOM-CGIL è un caso emblematico che ottiene adesione volontaria sia del governo Obama (che viene rimborsato prima del tempo) sia dei sindacati USA UAW (che investono i propri fondi pensione sull’innovazione organizzativa) sia dei sindacati ‘riformisti’ in Italia (che ottengono finalmente l’egemonia in fabbrica). Questo meccanismo efficiente e dotato da una veloce capacità di essere assimilato ovunque, ha avviato la irreversibile estensione del capitalismo-liberista nel mondo. Ciò che sta accadendo quindi è una crescita generale del tasso di sviluppo economico sia al Nord (con minore velocità di quanto non accadesse in epoche precedenti in cui il Nord aumentava il proprio benessere sfruttando il Sud per le sue risorse primarie), sia al Sud che presenta tassi di sviluppo tanto massicci da sopraffare qualsiasi capacità di governo del fenomeno da parte delle vecchie istituzioni nazionali (causando una crescita di aspettative di regime change capaci di soddisfare una migliore qualità di vita e di maggiori libertà civili). Ciò avviene tuttavia concentrato prioritariamente attorno ad aree di industrializzazione del Sud privilegiate da scelte esercitate dalle oligarchie centrali e spesso illiberali e mal tollerate nei paesi meno industrializzati. Le aree più periferiche di quei paesi in via di sviluppo risultano spesso le più densamente popolate che sono anche caratterizzate da maggiore resistenza nei confronti del cambiamento culturale necessario per rendere conveniente l’insediamento di fasi produttive organizzate secondo moderni e redditizi criteri industriali. Oltre alla maggiore densità demografica quelle aree periferiche risultano le più stabili sul piano del loro ancoraggio alle tradizioni religiose, etniche, linguistiche e politiche interne su cui fonda la solidità del consenso istituzionale in ogni paese. Le forti migrazioni interne ai paesi nel Sud creano disagi sociali per le comunità più periferiche destabilizzate nei legami intergenerazionali, disagi sociali per le comunità in cui si concentrano i nuovi insediamenti industriali che subiscono analoghe destabilizzazioni nelle relazioni sociali e per la crescita repentina di densità demografiche ‘aliene’ alle abitudini precedenti unita alla crescita troppo rapida dei prezzi e degli stili di vita. Questa duplice destabilizzazione sociale sia al centro che in periferia conduce i leader politici alla perdita del precedente consenso e relazioni gerarchiche tradizionali tra centro e periferia. Ciò si riverbera sulla stabilità delle istituzioni ed aumenta il ‘rischio politico’ dei nuovi insediamenti industriali. Tutto ciò avviene anche al Nord causato dalla medesima globalizzazione industriale, i disagi e le temporanee perdite di consenso non si traducono tuttavia in perdita di stabilità politica grazie alla maggiore flessibilità culturale che caratterizza i paesi più industrializzati. I costi complessivi e la velocità di progresso dei fatti industriali subiscono tuttavia notevoli aggravi. Infine le risorse finanziarie e il maggiore potenziale di crescita dei consumi risiede proprio nelle più popolose comunità periferiche. Si pone il quesito se non sia possibile affiancare agli insediamenti industriali curati dai principali gruppi industriali multinazionali altri insediamenti tra imprese ‘locali’ capaci di attrarre nei loro bacini di attività il risparmio necessario per alimentare i processi produttivi con l’assunzione di reciproche responsabilità operative destinate a garantire nel mutuo interesse redditività degli investimenti e la stabilità del contesto politico. Rivolgere insomma l’attenzione al potenziale di crescita del mercato derivabile da una crescita industriale incentrata sulle aspettative e esigenze dei mercati più periferici; un potenziale inespresso ma fertile di risultati positivi sia economici che politici che solo un’iniziativa proposta da analoghi partner periferici del Nord potrebbe portare a soddisfacente emersione e frutto. Un mercato potenziale collegato ai bisogni primari che caratterizzano lo sviluppo di qualsiasi sistema sociale pre-industriale. Questo approccio di mutua solidarietà attorno a concrete iniziative economiche caratterizzate da condivise responsabilità finanziarie e politiche dovrebbe essere agevolato da apporti di consulenze professionali di alto profilo sia nelle fasi degli studi di fattibilità (determinazione degli scopi e dei vincoli ostativi), sia in quelle di progettazione delle soluzioni tecnologiche e delle fasi di implementazione, sia in quelle del finanziamento del programma negli anni, sia in quelle che cureranno la gestione delle operazioni sul campo. Le aziende multinazionali che curano questo tipi di corporate services concentrano i loro interessi attorno ai clienti industriali principali e sono caratterizzate da approcci professionali sintonizzati su interessi finanziari e tecnologici ‘alieni’ rispetto alle preponderanti capacità culturali delle aziende più periferiche. Analoghi servizi professionali sono offerti alle aziende periferiche dagli studi professionali insediati sul loro territorio in ogni paese. Si tratta di aiutare la crescita di professioni liberali ben insediate sul territorio e con ciò aiutare la crescita del ceto medio borghese senza il quale nessun sistema economico può evolvere verso stili di governance liberal-democratici. Orbene oggigiorno la disponibilità dei mezzi di comunicazione sociale (Internet e le reti sociali) offrono al mercato globale impensabili risorse utili alla mobilitazione di professionalità di alto profilo anche se distanti dalla sede in cui nascono le esigenze di servizio. Conviene sfruttare l’opportunità. Esistono nel Nord numerose capacità professionali ricche di know how industriale e libere dalle mansioni svolte in precedenza ma scarsamente utilizzate da impegni produttivi. Si tratta della crescente massa di professionisti in pensione che conservano elevato interesse per la loro professione senza poterla collegare ad iniziative produttive; è una piramide di professionisti disponibili e sopra-qualificati rispetto alle necessità il cui solo vertice è impegnato occasionalmente da impegni industriali. Mentre il costo orario di questa fascia di professionisti è inesistente al Sud o risulta insostenibile sul piano economico, al Nord il costo orario di questi professionisti in permanente stato ‘idle’ risulta economicamente accessibile a sostegno di studi e implementazioni industriali in venture tra partner periferici. Questa fascia di professionisti è motivata da fattori collaterali alla pura remunerazione finanziaria, fattori che possano gratificare gli aspetti umani oltre che quelli strettamente professionali. Per questa ragione Face Book e Internet attraggono così grande interesse di negoziazione dei titoli mobiliari.
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