23/12/2011

USA/UK/DD/JJ – il Nuovo Ordine Occidentale

Il combinato-disposto che si sta sviluppando in modo graduale ma inesorabilmente ed a ritmo sempre più accelerato rispetto a qualsiasi capacità che consenta concrete e possibili obiezioni di altri sistemi industria-stato ‘Occidentali’ sta consolidando l’egemonia di USA, Regno Unito sul sistema industriale globalizzato.

Il processo è inesorabile per la disparità esistente tra l’efficienza e la reattività interna dei sistemi a confronto che è dovuta non solo alla qualità dei loro servizi del terziario in generale ma soprattutto a quella dei servizi di più stretta competenza dello stato che, nel resto dell’UE, trova l’analogo solamente in Francia.

Inoltre la struttura produttiva dei quattro paesi egemoni presenta notevoli complementarietà; la Germania e il Giappone hanno infatti un sistema manifatturiero industriale assolutamente competitivo con quello USA e UK, mentre il comparto dei servizi finanziari ed assicurativi USA e UK è egemone sul piano globale come i servizi logistici e dei trasporti merci via aria e mare e la copertura e penetrazione commerciale e diplomatica dei quattro offre un sostegno assolutamente competitivo rispetto a quello garantito dalla Francia ai sistemi dei rimanenti paesi dell’UE, infine esiste una grande omogeneità tra i quattro paesi egemoni nell’uso di una stessa lingua, l’inglese comune a USA e UK ed impostosi a Germania e Giappone sconfitti e a lungo occupati dopo la sconfitta bellica e nel rilancio delle loro economie con particolare riguardo all’industria più avanzata – comunicazioni, aerospaziale, militare, navale, petrolifera, energetica – mentre nel resto dell’UE la Francia ha perseguito una politica nazionale che, mentre ha consentito di sviluppare know how industriale di alta qualità, non ha agevolato la sua penetrazione sui mercati più vasti e remunerativi.

Questo blocco di quattro paesi forma un sistema industria-stato dotato di omogeneità e complementarietà interne e di flessibilità superiori di adeguamento al cambiamento organizzativo e strutturale rispetto alla scarsa mobilità, diversità linguistica, legale, amministrativa, fiscale e scarsa disponibilità interna a adeguare in tempi brevi la struttura e gli obiettivi nazionali per raggiungere un comune interesse destinato a subire la inevitabile egemonia della Francia Stato Nazione tra i meno disponibili ad accettare un ruolo paritario nella organizzazione soprannazionale che sarebbe necessario costruire per fondere l’UE in un’unità politica dotata di consenso sociale.

Il ruolo politico degli USA (e parzialmente dell’UK) di gestire quell’economia egemone nello spirito di stato multi-nazionale (o di capo del Commonwealth) agevolerebbe invece l’aggregazione di Giappone e Germania a un comune sistema politicamente unitario anche per i benefici industriali e politici che potrebbero ricevere (difesa militare dall’adiacenza con la Russia e dalla Cina senza dover negoziare il finanziamento di un nuovo sistema di armamenti qualora restassero nell’UE).

Per le ragioni suddette sembra impossibile che la Germania ed il Giappone possano contribuire alla nascita di un sistema industria-stato autonomo rispetto a quello USA/UK invece di aiutare il superamento della ‘crisi’ politica attuale agevolando il graduale collegamento delle economie dei paesi dell’UE al sistema USA/UK.

Il processo potrà allungarsi per le ‘resistenze’ anti-storiche alimentate dalle morenti istituzioni corporative degli Stati Nazione meno competitivi ma tanto più lento tanto minore sarà ogni resistenza.

In quest’ottica sembra evidente la assoluta convenienza d’un sistema industria-stato sviluppato ma meno competitivo come quello italiano, d’accelerare il proprio collegamento col sistema egemonizzato da USA/UK invece di contribuire a finanziare l’egemonia francese sul sistema dei restanti paesi europei destinato ad un ruolo marginale e caratterizzato da minore benessere; soprattutto per il maggiore ruolo che l’Italia potrebbe avere inserita nel quartetto già egemone grazie alla più benevola immagine politica di cui beneficia a livello globale per la sua breve storia colonialista e grazie alla presenza in ruolo influente delle comunità dei suoi emigrati in ogni continente che costituisca il più interessante mercato industriale per il futuro. Grazie infine alla domiciliazione in Italia del partner ‘naturale’ del quartetto egemone – la Chiesa di Roma – che si dovrà rendere accetto sul piano sociale in paesi in cui il disagio dello sviluppo industriale e del cambiamento di abitudini tradizionali deve essere reso credibile sul piano etico; un piano in cui la Chiesa ha sempre svolto il ruolo nei millenni nello spirito ‘Occidentale’ dall’Impero di Roma ad oggi consolidando la sua egemonia in paesi che si sono inseriti nella civiltà ‘Occidentale’ pur attraversando lunghi periodi di dominazione coloniale europea – ivi incluso gli USA.

Cosa fare? Niente altro che risanare la propria situazione debitoria, avviare riforme legislative ed agevolare la riduzione dello stato senza troppo affannarsi ad ‘ammodernarne’ i servizi destinati comunque ad essere sostituiti con servizi soprannazionali ‘comunitari’ o con servizi privati esteri. Attrezzarsi per ospitare il turismo di ogni natura da ogni paese e ad ospitare insediamento di centri di ricerca industriale ‘delocalizzati’ da paesi meno climaticamente e artisticamente beneficati dalla Storia; anche i ricercatori e gli accademici più dotati privilegiano climi e bellezze che nessun altro paese riesce a offrire con la stessa densità e qualità della eterna Italia.