| 16/12/2011 |
Italia tra USA/UK oppure UE Il fascino suggestivo delle strategie geopolitiche proposte da Carlo Pelanda è costante ed arricchisce di spunti la scena della politica italiana. La fertilità delle sue suggestioni dipende purtroppo dalla curva piatta che da sempre caratterizza l’encefalogramma dei politici italiani e che in questo particolare momento, risulta piatta in misura drammatica. Questa strategia risponde certamente ai migliori interessi per il nostro paese nel contesto di drammatica e turbolenta evoluzione nel quale l’Italia, tra i più industrializzati paesi, si trova priva di risorse e stretta dai vincoli derivanti dai costi del debito accumulato nel passato, dagli accordi di appartenenza ad una moneta comune sulla quale non esercita controllo sovrano, dalla scarsa qualità dei servizi del suo sistema statale al sistema produttivo, dall’inefficienza del suo sistema politico ad adeguare le istituzioni statali alle esigenze di competitività nazionale sul mercato globale. Il punto di partenza che spinge a condividere appieno la strategia suggerita da Carlo Pelanda è che l’Italia, più d’altri paesi, non può restare isolata ma deve trovare crescere stabilendosi a ‘sistema’ con altri sistemi industriali di profilo industriale compatibile a garantirsi le migliori sinergie; ciò restringe la sua ricerca ai paesi ‘Occidentali’ più affini sui piani culturale e sociale – Unione Europea, Regno Unito, USA, Sud America. Germania e Francia, ormai egemoni nel sistema dell’UE affollato da paesi troppo disomogenei culturalmente tra loro, spesso arroccati su vecchi interessi di istituzioni corporative aliene alle moderne esigenze industriali del capitalismo-liberista stanno gradualmente imbozzolando l’Italia in un ruolo di passiva sudditanza; forse ‘meritato’ per l’insipienza del suo sistema politico-istituzionale ma di certo insoddisfacente per le aspettative di crescita del suo sistema industriale altamente competitivo e creativo. USA ed UK avrebbero invece ogni interesse a contrastare questa affermazione dell’UE asservita all’egemonia tedesca ed autonomo protagonista sullo scenario geopolitico in via di consolidamento. L’Italia è certamente più complementare in questo scenario con i sistemi industria-stato USA/UK che risultano inoltre molto più omogenei tra loro sul piano culturale, giuridico e giurisdizionale interno e più idonei a soddisfare le esigenze e le aspettative di crescita della competitività industriale sul mercato globale rispetto alla lenta, disomogenea UE oberata da comportamenti sociali alieni alla cultura del capitalismo-liberista. Un inserimento anche accelerato dell’Italia nel sistema culturale dell’infrastruttura di servizi statali USA/UK sarebbe agevolato dall’inefficienza dell’omologo sistema burocratico italiano e dall’elevata autonomia che ha da esso il più vasto tessuto industriale di piccole, medie aziende di carattere artigianale e familiare del paese. La maggiore facilità rispetto ad altri paesi è anche garantita dalla lunga tradizione italiana d’insediare propri emigranti oltremare nelle due Americhe, dove le minoranze italo-americane hanno assurto ormai a elevate posizioni di prestigio industriale e politico. Ciò detto la strategia indicata da Carlo Pelanda sarebbe non solo praticabile ma anche conveniente sia per l’Italia, sia per evitare una frattura dell’’Occidente’ in due aree in reciproca competizione invece che mutua sinergia di cui una, l’UE più inefficiente e inadeguata culturalmente a sostenere la competizione industriale, sarebbe gradualmente costretta nei confronti del molto più dinamico e omogeneo sistema USA/UK a cercare meccanismi protezionisti; fonte di possibili sbocchi conflittuali armati della contesa d’egemonia sui mercati. Già stanno emergendo d’altronde canali di relazioni soprannazionali idonei ad agevolare strategie di questo tipo da parte di singoli sistemi industria-stato nazionali (o confederali come l’UE) in congiunturale difficoltà finanziaria; è emblematica infatti la disponibilità del FMI (e Federal Reserve USA) a contribuire come ente di ultima garanzia integrando l’eccessiva lentezza e inefficienza della BCE imposte dalla Germania per tentare di consolidare la sua egemonia politica sul sistema pre-politico dell’UE. Ciò che manca all’Italia per rendere attuale quest’eccellente soluzione strategica è l’esistenza d’uno statista dotato del necessario coraggio politico interno ed internazionale per svilupparla in fasi graduali e concrete in abbinamento con un (altrettanto raro) odierno esemplare di ‘consigliori’ geopolitico del calibro culturale e di motivazione di Talleyrand, Kissinger o … Carlo Pelanda. Infatti l’Italia manca delle risorse necessarie a superare le difficoltà temporanee dettate per l’abbandono della moneta unica, per sostituirla con un’altra valuta (propria o estera, dollaro o sterlina che sia) e dagli ostacoli che vedrebbe opporre alle esportazioni. Qualsiasi statista anche dotato di grandi lungimiranza e carattere si dovrebbe attrezzare delle necessarie risorse finanziarie per non soccombere miseramente di fronte a pressioni speculative gestite da Francia e Germania; in Italia abbiamo scarsità storica di ‘statisti’ – Cavour, De Gasperi e tutti hanno dovuto ricorrere a risorse fornite da paesi interessati alla realizzazione dei loro brillanti piani strategici (Napoleone III contro l’Impero Austro-Ungarico e Truman contro l’URSS). In Italia abbiamo sempre avuto abbondanza di personaggi accademici, affidabili grands commis di stato cui affidare incarichi ‘esecutivi’ o di consulenza tecnica; Martino, Savona, Tremonti, Letta, Monti. Ciò che manca, dopo il fallimento di Craxi/Berlusconi, sono quindi ‘statisti’ dotati di capacità) politiche ed imprenditoriali (come Enrico Mattei) al cui fianco possa collocarsi uno dei rari ‘consigliori’ per poter rendere fertile ogni creativa e promettente strategia geopolitica (in analogia coi Machiavelli, Talleyrand, Metternich, Bismark, Kissinger e …. Carlo Pelanda). Occorre che l’eventuale, improbabile duo statista/consigliori (Nixon/Kissinger) sappia convincere (USA/UK) i due interlocutori che dispongono di risorse e di autonomia decisionale, della ‘loro’ primaria convenienza a realizzare la strategia di inserimento del sistema Italia nel loro ambito politico; solo apprezzandone i benefici quei potenziali partner politici potrebbero finanziare la strategia per ridurne i tempi di transito dal sistema UE a quello USA/UK/Italia più globalmente conveniente e redditizio. Insomma per riassumere abbiamo il Pelanda, abbiamo forse i Napoleone III - nel prossimo presidente USA e il primo ministro britannico (chiunque egli sia) - ma … dov’è il Cavour? A chi potremo addebitare i costi della strategia geopolitica? È chiaro che all’Italia convenga diventare il 510 Stato dell’Unione Americana (o il 520 o il 530 Stato dell’Unione Nord Atlantica con Canada e UK gradualmente integrati con gli USA) ma … chi va a convincere Wall Street, City e Casa Bianca e, soprattutto, chi va ad addolcire la rabbiosa reazione non tanto dei tedeschi ma dei francesi (chiunque sia il ‘napoleone’ insediato al momento all’Eliseo?).
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