| 15/07/2011 |
Inno alla Speculazione Nessun economista, né tantomeno i giornalisti specializzati in economia, osa chiarire il fondamentale ruolo della ‘speculazione’ nella fisiologia di ogni sano sistema sociale complesso come è l’economia industriale sia nella sua configurazione primitiva, sia in quella odierna e più complicata da decifrare. Come spesso sostenuto dalla rubrica, la vera radice della debolezza dei sistemi sociali è costituita da carenza d’una sana ‘divulgazione’ in ogni tema scientifico che, mancando, impedisce all’elettore-risparmiatore di assumere la responsabilità comportamentale in tutte le sue decisioni economiche (produzione, risparmio, consumo) e politiche (elezioni previste in tutte le istituzioni); responsabilità individuale e quotidiana che è la primaria e non delegabile fonte della legittimità politica in tutti i regimi – dai più liberal-democratici a quelli più autoritari che non possono prescindere dalla raccolta di diffuso consenso politico. È la stessa radice del progresso e della crescita economica che impone a tutti i produttori-risparmiatori-consumatori-elettori di assumere dosi di rischio a fronte di una scommessa che baratta l’investimento di una dose di risorse già guadagnate nel passato con una dilazione del loro godimento nella convinzione che quella dilazione, se investita nell’intrapresa scelta oggi, risulterà fruttifera di maggiori guadagni domani. Cambiare mansioni, azienda, ruolo professionale, comparto industriale, residenza, cittadinanza sono tutte decisioni rischiose fondate sulla convinzione che le proprie risorse intellettuali e le proprie abilità artigiane possano ricevere migliori remunerazioni rispetto a quelle ottenibili dal contesto attuale. I costi coinvolti sono spesso drammatici e molto onerosi per sé e per il proprio nucleo familiare ma la nostra convinzione è che ‘il rischio valga la candela’ e che ‘chi non risichi non rosichi’; è puro innato buon senso naturale. Se si potesse assicurare dal rischio di fallimento delle proprie convinzioni ogni scelta di miglioramento, la somma finale sarebbe nulla; si sarebbero dovute investire dosi ulteriori di risorse disponibili oggi a fronte di rischi di fallimento che, se ipoteticamente calcolati totalmente, condurrebbero ad estinguere ogni margine di maggiori remunerazioni conseguite. È l’assunzione responsabilità individuale di dosi di rischio che stimola la creatività di fronte agli inevitabili imprevisti che presenta ogni intrapresa e consente di reperire ulteriori e sconosciute risorse individuali che ciascuno possiede ma ignora finché gli imprevisti non ci costringano ad estrarre dal proprio profilo umano con dosi di fatica che migliorano le prestazioni professionali in modi non apprendibili tramite i tradizionali canali della formazione professionale o accademica. Esiste un’altra strada per ‘assicurarsi’ dai rischi individuali in modo indolore; truffare scaricando i suoi costi sul prossimo – una strada ben nota in campo assicurativo stradale in Italia. Prescindendo dalla ‘truffa assicurativa’ che estingue il costo della ‘speculazione’ sugli altri (o sulle istituzioni dalle assicurazioni allo stato che altro non sono che una spersonalizzazione che aiuta a truffare evitandoci i rimorsi di coscienza) il progresso discende dall’accumularsi di benefici generati dalle quotidiane e individuali scelte a rischio che assumiamo in chiave ‘speculativa’. Un aggregato di scelte errate brucia risorse senza produrre benefici, un aggregato di scelte corrette invece ha l’effetto di creare maggiore benessere e crescita del reddito complessivo del sistema paese. Se si passa a valutare le scelte ‘speculative’ in materia finanziaria il problema non cambia. Le risorse finanziarie infatti sono solamente un modo più agevole di esercitare le scelte economiche. Ciò in quanto la valuta ha il potere di comprare beni e servizi sulla base di una scala di ‘cambi di valori’ tra merci liberamente circolanti sui mercati più diversi oltre ogni confine. Questa è un’ulteriore carenza degli economisti e dei giornalisti specializzati oggi. La ‘speculazione’ non fa altro che investire oggi risorse in comparti economici che domani presenteranno valori diversi da quelli odierni; indipendentemente dalla valuta in cui le risorse sono espresse. La valuta è solo un metro di misura di un valore e costituisce di per sé anche una merce soggetta a oscillare analogamente ad ogni altra risorsa; ed è quindi soggetta a ‘speculazione’ in modo altrettanto valutabile. Comprare al ‘ribasso’ o al ‘rialzo’ una qualsiasi risorsa (ivi incluse le valute) presenta rischi di fallire o di centrare la previsione. Addebitare la speculazione ad una valuta (l’euro) assumendo che avere abbandonato la vecchia lira avrebbe migliorato la situazione, sarebbe come colpevolizzare il termometro elettronico rammaricandosi per avere abbandonato quello a mercurio, oppure come colpevolizzare la scala Fahrenheit pentendosi di non misurare la temperatura nella vecchia, cara scala Celsius invece di concentrarsi sulla malattia che provoca lo stato febbrile. Tutti idioti, sia gli economisti che i giornalisti specialisti in economia. Acquistare bond argentini con la buonuscita ricevuta a compenso come risparmio di una vita di lavoro è speculazione. Acquistare con gli stessi risparmi azioni di aziende emergenti in comparti che si ritengono in futura crescita sostiene il decollo di nuove aziende industriali e, qualora il futuro dimostri l’accortezza della scelta, riceve notevoli guadagni commisurati al rischio affrontato. Anche collocare valuta all’estero in banca o altri tipi di investimento dimostra un atteggiamento speculativo seppure di livello minimo. Si sceglie infatti di collocare il proprio risparmio guadagnato in un sistema industria-paese, in altri sistemi industria-paese che si ritengono caratterizzati da maggiore stabilità, competitività e affidabilità; cercando di eludere i vincoli fiscali all’esportazione di capitali nazionali con sotterfugi più o meno legali o sommersi. Ciò che distingue la speculazione è la sua connessione al livello di rischio e questo è tanto più elevato quanto più è alta l’’avidità’ che sollecita il risparmiatore a perseguire guadagni elevati in tempi brevi; l’avidità deve essere commisurata al grado di conoscenza del comparto in cui si investe. Uno specialista riesce a capire meglio e prima di altri il potenziale di crescita (o di esaurimento) di un comparto industriale e ad investirvi le proprie risorse quando i prezzi di acquisto unitari sono ancora al minimo. Gli altri si accodano pagando prezzi unitari maggiori e ricavando quindi minori redditi quando venderanno i titoli raccolti. Ciò vale per la borsa valori mobiliari (azioni ordinarie, azioni privilegiate, obbligazioni, titoli di stato, hedge funds, etc.) ma anche per la borsa delle materie prime o delle commodities (minerali, semenze, derrate rurali e risorse forestali, carni di allevamento, etc.) e perfino per l’acquisto futuro di beni non ancora prodotti e perfino in fase di studio o di sviluppo industriale. I rischi crescono, i tempi si allungano ma i margini dei potenziali guadagni crescono col livello di rischio. Il fatto d’altronde che si voglia addebitare alla speculazione finanziaria la causa delle crisi industriali solo in quanto gli operatori di borsa siano controllati da pochi gruppi di specialisti, ha poco senso. Infatti nessuna speculazione finanziaria potrebbe rifugiarsi in difesa entro ‘beni rifugio’ se non in temporanea attesa che il rilancio dell’economia industriale faccia nuovamente ritornare appetibile la domanda di quei beni a prezzi lievitati rispetto al loro precedente valore d’acquisto. La speculazione attende il momento in cui l’economia industriale abbia di nuovo necessità delle sue risorse finanziarie e che i suoi beni rifugio tornino ad essere rivalutati dal rilancio stesso della produzione industriale. I beni rifugio sono solo la sala d’attesa che i rischi congiunturali si riducano e che in sistema industriale riacquisti un assetto fisiologicamente valutabile dagli specialisti che popolano i gruppi finanziari incaricati di gestire il risparmio aggregato internazionale. Esistono poi ‘speculazioni’ estranee al mercato in senso stretto che possono essere considerate immorali ma pienamente legittimate da tipi di conoscenza che, associati alle specifiche occasioni di investimento, possono giustificare investimento di risorse finanziarie. Un esempio è la situazione di crisi attraversata da aziende sane a causa di occasionali problemi congiunturali, amministrativi, di bilancio o perfino familiari. Sapendo il livello di crisi attraversata al momento da aziende non quotate in borsa, un risparmiatore ben informato riesce a ricavare porzioni del capitale azionario ben maggiori di quelle generalmente negoziabili sul mercato, si tratta di speculazione che non scade nelle forme di usura pur essendo spesso della stessa entità. È speculazione anche l’acquisizione azionaria di un’azienda in crisi per poi frammentarla ‘creativamente’ in entità aziendali diverse e rilanciare la redditività di quelle recuperabili rottamando invece quelle ‘decotte’ sul piano industriale ottenendo ampi margini di guadagno dal valore azionario complessivo; trascurando le aspettative extra-finanziarie dell’operazione. Si tratta però di processi legittimi e capaci di creare innovativi gruppi industriali da cedere poi a nuovi proprietari interessati dalla gestione industriale. Altre forme di speculazione risultano ben più criticabili pur essendo pienamente legittime. L’acquisto di titoli sul mercato con le dotazioni ricevute dagli enti statali a spese dei contribuenti trasferisce il rischio sui cittadini, nega loro dei servizi e, in caso di successo, provvede risorse discrezionali che possono finire ad alimentare scelte amministrativamente arbitrarie. Così azioni di sostegno politico ad investimenti finanziari (lobbying), purché esercitate secondo procedure ben note possono contribuire a ridurre i rischi industriali o anticipare il ritorno dell’investimento a fronte di programmi industrialmente corretti e sono quindi pienamente legittime. Perfino le previsioni di debolezza di bilancio di aziende o stati possono sollecitare afflusso di masse di risorse finanziarie tendenti ad anticipare il calo o il rialzo di valori mobiliari strettamente connessi alle situazioni di bilancio ritenute precarie dagli specialisti in materia. Neanche la relativa debolezza delle istituzioni soggette a speculazione rispetto ai protagonisti della speculazione la possono rendere illegittima. Infatti i soggetti che sono esposti a speculazione possono porre in atto provvedimenti correttivi della loro situazione precaria per rendere sterili le previsioni di crollo sulle quali si è fondata l’azione speculativa; è il caso della Grecia oggi. Le vere e ‘irresponsabili’ speculazioni sono quelle condotte sulla base di convinzioni ideologiche che riescono ad imporre oggi i costi economici di modelli politici astratti che si dimostrano fallimentari sul piano pratico a spese delle generazioni future; è un gioco che assume il rischio di imporre al prossimo dei costi oggi nella convinzione (errata) di garantire un ritorno maggiorato domani; un domani sempre posposto ma sempre illuminato dal ‘sol dell’avvenire’. Inoltre questi ‘speculatori’ si sentono legittimati a formulare le leggi che impongono al prossimo di aderire alle scelte elitarie anche se ne percepisce ed illustra il carattere utopico e quindi demagogico, illiberale e contrario alla realtà da esso privilegiata. Si tratta di una coartazione dall’alto dei comportamenti umani esercitata da una oligarchia di governanti politici che travalica i limiti di rappresentanza su cui si fonda la loro legittimità rappresentativa per assumere il ruolo di ‘educatori’ delle masse con l’impiego ‘speculativo’ delle risorse prelevate fiscalmente e col travaso del rischio di fallimento dei loro ‘modelli visionari’ a spese dei contribuenti stessi. Una vera e propria truffa priva perfino di altre soluzioni se non quella dell’evasione fiscale, della fuga del risparmio e della creazione di un mercato nero succedaneo di quello finanziato a spese erariali ed imposto per via legislativa.
|