| 14/11/2011 |
Prosegue la farsa politica Grazie all’eccessività spettacolare che affligge l’Italia in ogni sua manifestazione sociale stiamo assistendo al ripetersi di un’evoluzione farsesca dello scontro politico nazionale sollecitato dal fenomeno esogeno della globalizzazione industriale che ha costretto ogni paese a rivedere profondamente i criteri di gestione del bilancio statale. Costretti dalla pressione esterna dell’internazionalizzazione industriale, sollecitati dall’esigenza di competere con altri paesi per appropriarsi delle risorse finanziarie (erogate da un sistema finanziario soprannazionale ed incontrollato che privilegia investimenti nei sistemi più redditizi) a tutti indispensabili per rilanciare lo sviluppo del proprio sistema industriale, ogni sistema politico istituzionale ha definito con diversi ritmi e gradualità una serie di riforme in grado di dare nuova competitività al proprio sistema industria-stato per evitare traumatiche perdite di consenso politico interno con tagli eccessivi e troppo accelerati di risorse alle tradizionali istituzioni corporative e clientelari (spesso parassitarie per la veloce obsolescenza dei servizi da esse erogati). L’Italia, culla del diritto e ostello del più fertile e individualista spirito polemico, si è arroccata in un assetto di immobilismo politico caparbiamente sordo alle esigenze imposte dal nuovo contesto soprannazionale ed ostile in modo autolesionista al comune interesse economico e sociale. La stasi decisionale è dettata da due opposte ideologie egemoni del sistema istituzionale nazionale aliene ai criteri del capitalismo-liberista che governa il mercato globale. Due ideologie che si ispirano a dottrine sociali ottocentesche che, frustrate dal fascismo, hanno cercato di rilanciare la propria egemonia politica nel dopo-guerra appropriandosi delle istituzioni fasciste, dei suoi criteri di programmazione dello sviluppo industriale e della gestione autoritaria delle risorse finanziarie e culturali spartendosi i ruoli monopolisti di opposizione e maggioranza sulla base delle norme d’una costituzione concordata a-misura delle dottrine sociali marxista e cristiana; confinando ogni forma di liberismo a ruoli mal-tollerati e sospetti di malversazione. Solo nel breve periodo post-bellico dell’estromissione del blocco popolare dalla concertazione industriale e grazie a De Gasperi, agli aiuti finanziari USA, all’inserimento forzato del paese nel blocco occidentale ed all’imposizione dell’ordine interno con Scelba si sviluppò una sorta di liberismo industriale che generò il ‘miracolo economico’ in cui tuttavia l’oligarchia dei grandi gruppi industriali impose la sua egemonia nella Confindustria di Valletta, Costa e Mattei. Concluso quel breve periodo di sviluppo industriale selvaggio, l’avvento al potere governativo della sinistra DC (Dossetti, La Pira, Fanfani, Moro, etc.) ripristinò una programmazione para-fascista dello sviluppo industriale concertata con la graduale associazione del PCI alle sue scelte escludendo ogni apporto dei partiti sostenitori del capitalismo-liberista (PRI, PLI, PSI, Radicali). Agli albori della globalizzazione industriale e al crollo del comunismo, i socialisti moderati di Craxi subirono un’illiberale cancellazione giudiziaria che aprì le porte del governo nazionale ai catto-comunisti col tentativo di Occhetto frustrato dal blocco liberale guidato (per sue ragioni ideali e industriali) da Berlusconi. Da allora l’impegno delle opposizioni di sinistra è costantemente stato di eliminare politicamente quel leader sia tentandone l’estromissione per via giudiziaria, sia impedendogli d’implementare i programmi di riforme costituzionali e istituzionali ispirate ai criteri del capitalismo-liberista. La situazione di stasi istituzionale ha impedito finora al paese di adeguare le proprie istituzioni ed i criteri decisionali alle esigenze della competitività industriale sul mercato globale. Siamo riusciti tuttavia di conservare adesione alle direttive liberiste imposteci dall’appartenenza all’UE che deriva dall’adesione del paese al MEC decisa al tempo di De Gasperi e poi evolutasi sotto la guida di paesi di ispirazione liberista ed egemoni della politica industriale europea (Germania e Olanda). La sterilità politica italiana ha consentito di acquisire passivamente una legislazione comunitaria ispirata al capitalismo-liberista grazie alla ostinazione di Tremonti di una gestione rigorosa del bilancio statale mentre la crescente partecipazione del sistema industriale più dinamico e liberista alla competizione globale ha dato avvio ad una crescente internazionalizzazione del più sano sistema produttivo nazionale che è giunta ormai a minare il carattere oligarchico protezionista della Confindustria e dei sindacati prestatoriali grazie alla Fiat di Marchionne ed alla CISL ed UIL. Paradossalmente la crescente globalizzazione e la integrazione industriale e finanziaria europea hanno ora creato le premesse per il definitivo successo del capitalismo-liberista al di la della stasi politica in chiave anti-Berlusconi. Infatti le aspettative dell’UE di rigore nella gestione del bilancio sono state affiancate da analoghe richieste di finanziamento della crescita industriale; Tremonti dovrà conservare rigore di bilancio accettando che Berlusconi inietti nel sistema dosi di liberismo fiscale e finanziario destinate a sollecitare l’afflusso di capitali esteri e flessibilità competitiva nel sistema giudiziario e sindacale. Invano il blocco autoritario e dirigista cerca ancora di estromettere Berlusconi prima che ciò avvenga. Come già avvenne nel breve periodo del miracolo economico infatti basteranno due soli anni di maggiore liberismo per innescare un secondo miracolo industriale senza che sia necessario accompagnare le decisioni industriali con provvedimenti legislativi bloccati dalla stasi politica e dalla viscosità delle istituzioni obsolete e ormai prive di efficacia sul sistema più vitale del paese. Insomma, l’UE consolida, seppure troppo lentamente, la sua unione sul piano politico istituzionale con l’imporre nuovi vincoli di sostenibilità finanziaria ai sostegni necessari per aiutare i partner meno virtuosi a spese di una solidarietà europea che costringe a sostenerne in prima persona anche i bilanci dei paesi che più e prima degli altri hanno potuto beneficiare della globalizzazione, gli USA costringono le loro ‘sinistre’ a rigettare ogni programma ispirato al paradigma dello stato sociale dell’era degli Stati Nazione e ad aderire al tradizionale programma della carota & bastone, seppure obtorto collo da parte di Obama-yes-we-can (vedi http://www.wimp.com/lockheedblackbird/ i modi in cui gli USA conservano l’egemonia tecnologica nello spazio oltre ad averne controllo nella gestione commerciale con Jobs, Gates e Zuckerberg), la Cina corre in soccorso del paradigma capital-liberista da cui ormai dipende per la crescita industriale e stabilità interna, il crollo del comunismo ha solo anticipato il crollo dell’integralismo islamico in visibile ed inesorabile corso, Santa Madre Chiesa ha consolidato la sua missione globale abbandonando ogni fiancheggiamento ai vecchi paradigmi di ‘partiti cattolici’ in Italia al bar dello sport (Montecitorio) si continua ad assistere in tono di farsa al melodramma dei sostenitori della conservazione di un canovaccio di modelli di sviluppo ‘eticamente corretti’ che privilegiano i diritti a spese di doveri scaricati sulle generazioni future e sui paesi più diseredati (FIOM, industrie protette, cattocomunisti e destre sociali). Bella e sterile commedia dell’arte spesso irrisa dal migliore cinema popolare e dalla letteratura liberale dal Principe de Curtis a Flaiano, Prezzolini, Guareschi, Sordi, Gassman e …. cine-panettoni.
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