| 13/01/2012 |
‘Programmazione della crescita e del benessere Al tempo del neomaltusiano Club di Roma con le sue fallite previsioni ‘scientifiche’ suffragate dall’uso del computer (a fine demagogico-spettacolare) di modelli dello sviluppo globale che prescrivevano con diverse alternative ‘possibili’ i ‘limiti dello sviluppo’ industriale, mi trovavo isolato nel tentativo di opporre a quelle previsioni prescrittive obiezioni fondate sul buon senso e sulla costante ‘falsificazione storica’ delle visioni maltusiane. Le obiezioni tendevano ad opporre a quel ‘senso comune’ che tentava di legittimare soluzioni centraliste ed illiberali a paventate crisi globali - destinate ad essere sempre confutate proprio da soluzioni innovative che il ‘liberismo selvaggio’ crea a rimedio dei disagi creati dalla crescita delle popolazioni associata all’aspettativa di maggiore benessere nutrite in ogni epoca dai singoli indipendentemente dalla consistenza numerica della popolazione. Soluzioni ‘liberali’ che il liberismo riesce a creare, con maggiore o minore velocità, indipendentemente dal fatto che esso sia incentivato o criminalizzato dal regime politico-istituzionale vigente in ogni epoca; una sorta d’ineluttabile progresso della civiltà non-ostante la costante resistenza opposta da istituzioni arroccate sulla ‘conservazione’ d’interessi industriali corporativi e protezionisti sostenuti da un’ortodossia accademica che tradisce sia concetto sia missione di ‘accademia’ – divulgare l’ortodossia MA promuovere l’eterodossia. È l’eterodossia che apporta l’innovazione e la liberal-democrazia di libero mercato, è l’ortodossia invece che sostiene il catastrofismo e la oligarchico-demagogica ‘programmazione’ dello sviluppo e dei redditi. L’obiezione pienamente scientifica e suffragata dal ‘buon senso’ che ispira ogni individuo nella sua ricerca, legale o illegale, di contravvenire alla ‘programmazione’ al fine di migliorare il benessere proprio e della sua famiglia. L’obiezione che tentavo di opporre ha un suo permanente valore scientifico che discende proprio dal nesso esistente nella Storia umana tra aumento della popolazione e due conseguenti fenomeni; crescita di consumi e crescita di conoscenze. La crescita dei consumi è un fatto che discende in prima battuta dall’aumento di popolazione che pretende di soddisfare al livello attuale il benessere delle nuove generazioni senza provocare restrizioni di benessere alle vecchie generazioni. Un fatto ineluttabile che costringe a reperire le maggiori risorse a parità di conoscenze scientifiche, tecnologiche e industriali nell’ambito degli stessi insediamenti umani e che, quindi, costringe a subire temporanei disagi associati alla redistribuzione ‘locale’ delle risorse disponibili per la produzione ed i consumi – stimolando con ciò l’apporto delle più ingegnose creatività individuali per superare i disagi. La crescita delle conoscenze discende invece in seconda battuta dall’aumento di densità della popolazione che provoca un aumento di idee e comunicazione delle stesse generando la sinergia bene illustrata dall’aforismo “se mi dai un dollaro e io ti do un dollaro, alla fine delle transazioni il capitale individuale resterà immutato; se ti do un’idea e tu mi dai un’idea, alla fine delle transazioni avremo raddoppiato ognuno il proprio capitale iniziale” – il gioco della conoscenza non è un ‘gioco a somma zero’ ma genera crescita a valanga. I due fatti legati all’aumento della popolazione sono quindi tra loro slittati nel tempo ma sono dotati di ben diverse dinamiche di crescita. Il primo (la crescita dei consumi) viene soddisfatto dalle risorse disponibili (terra, materie prime, impianti produttivi, organizzazione del lavoro, risparmio disponibile per nuovi investimenti, etc.) nel momento in cui cresce la popolazione la sua crescita dinamica è quindi ‘lineare’ con l’aumento degli individui e con l’aumento delle loro aspettative relativamente al benessere sulla ‘scala dei bisogni’. È inevitabile quindi che l’aumento di densità della popolazione venga commisurato coll’attuale disponibilità di risorse alla luce delle passate conoscenze scientifiche che si sono consolidate nell’attuale livello di produttività industriale e alla luce delle attuali ortodossie divulgate dai ‘docenti accademici’. Il secondo (la crescita delle conoscenze) avviene invece grazie all’aumento degli scambi di idee con un ritardo che, dall’iniziale crescita generazionale, si accelera coll’aumento della velocità delle comunicazioni al di la dei confini territoriali e nell’ambito della stessa generazione; come dimostra la proliferazione a valanga delle conoscenze tramite, la stampa, la scolarità, l’informatica, la telematica e le attuali social network. È quindi più rapido del primo nel produrre crescita d’innovazione nella scienza, tecnologia, impianti industriali, nella organizzazione del lavoro umano, nello sfruttamento/riciclo/sostituzione delle risorse primarie e nelle dosi di risparmio globale disponibile per finanziare nuovi impianti tecnologici suggeriti da ‘scienziati eterodossi’. La Storia umana ha sempre aumentato più celermente le proprie conoscenze scientifiche e tecnologiche a fronte dell’aumento più lento della popolazione; a ciò si deve la costante crescita del benessere globale ed il progresso della civiltà ‘Occidentale’ – in barba ad ogni catastrofismo demagogico e reazionario. L’aumento di densità della popolazione quindi non deve essere connesso coll’esaurimento delle risorse e con limitazione alla crescita del benessere che dipende invece solamente dalla velocità con la quale crescono le conoscenze. Sono il livello di educazione e lo scambio delle informazioni a produrre crescita di benessere e di risorse a sua disposizione, non l’aumento (né il calo) di densità della popolazione; tranne forse nelle primissime fasi della civiltà umana quando le comunicazioni erano così primitive da restare confinate nell’ambito degli insediamenti civili ed estese solo tra generazioni successive con mezzi educativi primitivi. Se si confronta su una tavola dei secoli l’accelerazione subita dalla crescita della popolazione e quella delle conoscenze tecnologiche si resta impressionati dalla possibilità che persista in personaggi di grande spessore intellettuale come quelli radunati da Aurelio Peccei nel Club di Roma (ma frequenti in tutti gli altri ‘club’ di pessimisti-catastrofisti come Al Gore oggi) una visione maltusiana dei problemi connessi con la crescita della popolazione umana. Affiancate alla sproporzione già illustrata tra velocità di crescita dei consumatori e velocità di dare soluzioni industriali a quella domanda esistono inoltre due ulteriori considerazioni confermate sul piano pratico nel ‘laboratorio scientifico’ che è la Storia umana – entrambe considerazioni sostenute dal ‘buon senso’ invece che fondate sul ‘senso comune’ suggerito dai reazionari ‘programmatori illiberali’. La prima considerazione è di ordine ‘naturale’ e suggerisce che, al crescere del benessere in ogni epoca ed in tutte le etnie il tasso di natalità diminuisce e quindi la crescita della popolazione tende a stabilizzarsi se non a calare, sia per il ritardo in cui si instaura il desiderio di aumentare il nucleo familiare, sia per il prevalere di conservazione del livello di benessere personale raggiunto rispetto al costo dei disagi necessari per sostenere il nuovo ruolo genitoriale. La seconda considerazione è invece di ordine psicologico e segnala che, al crescere delle conoscenze, ogni individuo tende a spostare le sue propensioni di consumo da beni e servizi primari e materiali ad altri più intellettuali e spirituali per appagare le proprie aspettative di benessere sulla scala dei bisogni di Maslow. La combinazione di queste due sollecitazioni naturali e psicologiche, congiunte con il progresso tecnologico, contribuisce ad invalidare ogni scientificità alle previsioni catastrofiste relative all’esaurimento delle risorse e ai conseguenti ‘limiti allo sviluppo’ con azioni illiberali e tramite regimi top down.
|