12/08/2011

New Global Order phase 1

Grazie alla vitalità del capitalismo-liberista  ed al ‘libero flusso’ della linfa che ne alimenta la crescita (le risorse finanziarie), tramite la provvidenziale ‘speculazione soprannazionale’, stiamo assistendo al forzato allineamento della politica in ogni vecchio Stato Nazione coinvolto nello sviluppo globale, a comportamenti più allineati buon senso e compatibili con la sostenibilità economica della spesa statale. Ogni Stato Nazione è costretto (anche gli USA) ad abbandonare le strategie di una fiscalità demagogica legittimata dal paradigma del welfare state ottocentesco che ha preservato finora privilegi corporativi e nazionalisti a costo di conflitti che hanno insanguinato in Nord ed hanno oppresso il Sud con varie forme di colonialismo.

Finalmente anche in Europa (sede e culla di ogni conflitto armato mondiale), e solo grazie alla ‘speculazione finanziaria’, assistiamo ad un’accelerazione verso accordi di integrazione politica che stanno abbattendo le molte ‘resistenze’ corporative. Perfino gli USA (fallito miseramente il tardivo, sterile e demagogico tentativo di ‘yes we can Obama’) abbandonano il tentativo di emulare il paradigma del welfare state para-fascista nel tentativo, sconfitto sul campo, di catturare consenso elettorale a spese di un’’irresponsabile’ debito statale alimentato dalla fiscalità generale e si accingono a partecipare alla definizione su base unitaria ‘Occidentale’ con l’UE di un nuovo ordine istituzionale capace di garantire stabilità geopolitica a un potenziale di crescita del benessere industriale che ormai trova ostacoli solo nell’assenza di una credibile governance liberal-democratica allineata alle esigenze produttive del capitalismo-liberista.

La Cina, ormai pienamente asservita dalle riserve di valute ‘Occidentali’ accumulate dal successo della sua partecipazione alla globalizzazione industriale, è costretta a partecipare all’impegno inteso a tutelare la vitalità del capitalismo-liberista per poter preservare le sue aspettative di crescita da cui dipende la stabilità politica al suo interno.

La provvidenziale destabilizzazione dei regimi medievali (integralisti religiosi o para-fascisti) in Nord Africa e Medio Oriente, innescata dall’ispirato intervento in Iraq di ‘W’ Bush, sta producendo la graduale crescita di forme di opposizione presso le donne e le giovani generazioni in quegli Stati Nazione privi di alcuna legittimità se non quella imposta in astratto da un’irragionevole, troppo celere de-colonizzazione all’insegna del ‘politically correct’ in spirito anti-occidentale o di vendette interne all’’Occidente’ dettate da interessi di egemonia temporanea e anti-storici di Stati Nazione industriali contro la concorrenza di altri Stati Nazione europei.

La globalizzazione alimenta inoltre queste spinte verso comportamenti di spesa statale compatibili con le esigenze di crescita del capitalismo-liberista tramite una circolazione pienamente libertaria di informazioni e di beni di consumo sempre più accessibili e diffusi (Coca Cola, Jeans, Jazz, Rock, movies, social networks, etc.) che concorrono a consolidare aspettative libertarie diffuse capillarmente ed arroccate sulle più ‘locali’ culture e legami familiari.

Per quanto drammatiche e traumatiche ci possano apparire le conseguenze di questo virtuoso fenomeno, la globalizzazione sta rapidamente rivoluzionando le vecchie istituzioni oligarchiche in ogni Stato Nazione verso forme più compatibili con una crescita industriale sostenibile alla luce del consenso sociale su base soprannazionale.

È il miracolo della ‘catastrofe autoregolata’ predetto per tutti i sistemi termodinamici complessi da Ilya Prigogine e descritta in termini matematici da Per Bak; fenomeno che dimostra l’impossibilità concettuale della ‘programmazione economica’, della ‘prevedibilità prescrittiva’ e l’esistenza d’un ‘disegno intelligente’ che presiede all’innata crescita di ordine nei millenni in tutti i macro-sistemi termodinamici complessi. Una crescita d’ordine che contravviene ogni principio termodinamico suggerito dalla ‘scienza’ tradizionale e che è promossa dallo spontaneo (libero) aggregarsi delle libere scelte assunte ‘localmente’ dalle micro-strutture che li compongono e che sono ispirate solo dal ‘buon senso’ naturale; la prova scientifica ‘sul campo’ della superiorità del laissez-faire liberista su ogni tentativo di programmare e progettare il futuro in illiberale stile ‘top down’ da parte di elites intellettuali che tentano di legittimare quel loro ruolo autoritario all’insegna del ‘senso comune’ giustificato da loro modelli etici e ‘politicamente corretti’ di carattere ‘religioso’ – secolare o trascendente che esso sia.