| 12/08/2011 |
New Global Order phase 3 Parallelamente al trionfo della globalizzazione sul piano istituzionale soprannazionale ed al progredire all’interno di ogni paese di un contemporaneo sistema istituzionale a carattere non settario e ‘provinciale’, si può assistere al progredire delle istituzioni di Santa Madre Chiesa verso assetti e stili culturali pienamente compatibili coi criteri dell’uno e dell’altro sistema di governance; per riuscire ad ‘incarnare’ i propri insegnamenti in sintonia con le aspettative e le sensibilità maturate nei due scenari geopolitici così distanti e culturalmente alieni – quello della governance globale e quello che raccoglie consenso delle comunità ‘locali’. La Chiesa sta beneficiando oggi del fallimento del paradigma scientista e positivista che ha sostituito la Fede alla Provvidenza divina col Dogma della Scienza capace di erogare il benessere (e perfino la ‘felicità’ come ha tentato di proporre Sarkozy sostituendo il PIL col PIF) grazie alla ‘programmazione concertata’ dall’alto del welfare state. Fallito miseramente ogni paradigma ispirato al ‘senso comune’ di una governance top-down, occorre oggi ripristinare l’egemonia del laissez faire, ovvero del ‘buon senso’ che costruisce la responsabile governance ‘bottom up’ nella fiducia ‘scientifica’ che, da sempre privilegia il responsabile libero arbitrio e la Fede nel ‘disegno intelligente’ che aggrega le scelte quotidiane individuali (micro-sistemiche) componendole in macro-sistemi dotati di un’intrinseca tendenza all’instabilità vitale ma capaci di autoregolarsi in assetti di crescente ordine globale conservando tuttavia le più individuali e locali responsabilità e libertà decisionali. Il liberismo ‘naturale’ di cui è dotato l’uomo era sembrato nell’era degli Stati Nazione e delle Chiese Nazionali, il naturale nemico della Fede ma ciò è stato distrutto dal positivismo materialista originato dal paradigma illiberale dei regimi top-down guidati da oligarchie intellettuali che, abbandonato l’olismo della scienza preservato durante l’umanesimo, il rinascimento e l’illuminismo del settecento, hanno concluso il loro tragitto intellettuale con la Rivoluzione Francese che ha imposto come paradigma culturale l’esclusione a-priori di ogni ‘scienza’ metafisica e teologica condannando le religioni come ‘oppio dei popoli’ ed ostacoli al progresso scientifico. Un vero e proprio riduzionismo scientifico che mitizza la Ragione e la Scienza esatta sottraendo dignità a qualsiasi altra disciplina - indegno dello stesso uso libero e prudente della ragione. La perdita del tradizionale ‘buon senso’ che suggeriva che ‘la ragione, se resta aperta all’ignoto, è strumento di crescita delle conoscenze, la inibisce se esclude a-priori l’improbabile’, ha distrutto l’integrazione tra Fede e Ragione che ha promosso la civiltà ‘Occidentale’ (greco-giudaico-romana) ed ha privato l’illuminismo della continuità umanista a partire dal 1789. Continuità che s’è conservata colla Rivoluzione USA del 1776 ma che ha subìto una battuta d’arresto nel corso del 1800 e 1900 per l’egemonia assunta in Europa dal paradigma positivista materialista anche in ambito politico con la nascita dei regimi totalitari ed atei più sanguinari (Terrore Giacobino, Comunismo Russo, Nazional-Socialismo Tedesco). Il segno di quella frattura nella cultura illuminista è reso evidente dall’istituzione soprannazionale della Massoneria Universale che, nata coi costruttori del Tempio di Salomone, coi costruttori delle Cattedrali Medievali e proseguita con la Massoneria Speculativa di Anderson a Londra, è stata gradualmente incrinata nel suo ruolo soprannazionale al servizio della Fede e dell’ordine Imperiale cristiano a partire da Filippo il Bello in Francia con la distruzione dei Templari per deviare successivamente, sempre in Francia, nella sostituzione del ‘Libro Bianco’ alla Bibbia sull’ara al centro delle logge. Terminata l’era degli Stati Nazione, Santa Madre Chiesa ha avviato un duplice processo di rilettura della sua dottrina liberandosi delle scorie ‘localiste’ e riduzioniste del suo insegnamento e integrandola con le aspettative sia ‘locali’ che con le esigenze emerse sul piano della governance globale. Il riavvicinamento della massoneria tradizionale al cristianesimo è stato avviato dai gesuiti negli anni ’60. L’affiancamento istituzionale tra Roma papale e Cesare, oggi alla Casa Bianca, data dagli anni ’70. La riconciliazione con anglicani e greco-ortodossi è stat avviata negli anni ’60. L’avvicinamento della Chiesa alla Cina è da sempre stato prioritario e difficile ma prosegue con determinazione. La Chiesa d’altronde si è liberata delle scorie del materialismo positivista che l’avrebbero ridotta al fallimento come tutte le altre dottrine sociali che hanno tentato nei secoli di incarnare il Vangelo sul piano secolare e sociale sin dalle Reducciones gesuite in Paraguay. Le elaborazioni accademiche della teologia alla luce delle più avanzate innovazioni scientifiche (Popper, Prigogine, Quantoelettrodinamica, Cosmologia) ha condotto il positivismo ancora egemone nella cultura ‘laica’ ad atteggiamenti difensivi ed illiberali che ne hanno messo in luce tutta la debolezza, ivi incluso il ‘relativismo’ culturale. In Italia, sul piano politico, la Chiesa si trova privilegiata, dalla debolezza delle istituzioni nazionali, a sviluppare nuovi assetti di fiancheggiamento culturale delle proposte di ‘Cesare’ (si fa per dire) per gratificare le aspettative ‘locali’, senza configgere con le esigenze ‘globali’. Un laboratorio ideale per sperimentazioni indolori da proporre successivamente ad altre realtà sociali. A sinistra, sconfitto il catto-comunismo, ritorna praticabile una guida cristiana alle rivendicazioni di ogni tipo di ‘localismo’ intellettuale (ambientalismo, multiculturalismo, animalismo, ecoterrorismo, complottiamo, qualunquismo, pauperismo, relativismo, etc.) non più incentrato sull’assistenzialismo ma su un solidarismo fondato sulla piena responsabilità dei comportamenti e scelte individuali. Ciò consente di proclamare la spontanea rinuncia ai privilegi parassitari del garantismo statalista per condividere la precarietà nella crescita cooperativa coi diseredati del Sud. Senza comode scusanti miranti a farne pagare i costi a presunti speculatori, profittatori, sfruttatori che ognuno proietta sempre in chiave opportunista sugli altri. Questa dottrina servirebbe a raccogliere il consenso di chi si fosse già convertito a comportamenti evangelici e ad esercitare stimoli esemplari su chi invece fosse animato da motivazioni meno ortodosse; senza esercitare forme illiberali di coartazione politica. A destra, ristabilita l’unità dei laici liberali e religiosi anche se poco ortodossi, la Chiesa eserciterebbe la sua missione storica di stimolo critico relativo alle scelte secolari in campo scientifico e tecnologico agendo culturalmente per condizionare le scelte individuali e quotidiane sul mercato più diffuso e selettivo in senso di ridurre il soddisfacimento delle fasce più materiali dei bisogni individuali ed orientarle invece su consumi caratterizzati da maggiori contenuti etici, professionali, intellettuali, spirituali verso la trascendenza. |