| 11/11/2011 |
Criteri decisionali e libertà democratiche La civiltà ‘Occidentale’ si è consolidata nei millenni a partire dall’affermazione di Cristo ‘date a Cesare quel ch’è di Cesare, a Dio quel ch’è di Dio’ che superò l’unicità del potere che aveva dominato ogni altra civiltà in precedenza con l’integralismo monocratico e illiberale del sovrano assistito dal sinedrio degli intellettuali che erano ‘organici’ alle sue decisioni politiche e da uno stato legittimato a governare a suo nome i sudditi con forme di governo top down. Lo Stato riceveva legittimità dalla sacralità del sovrano che non poteva ammettere altri criteri decisionali se non quelli da lui imposti alla società senza alcun appello alle aspettative dell’opinione pubblica. Costantino stabilì per la prima volta nella Storia umana che Cesare avesse autorità di governare la società con decisioni che avessero affetto sul piano secolare consultando i suoi esperti al fine di rendere razionali le sue scelte e che i sudditi dovessero obbedienza alle sue decisioni. La rivoluzione di Costantino tuttavia stabilì che nessun individuo dovesse prioritaria obbedienza alle scelte di Cesare qualora esse si rivelassero contrarie ai suoi valori religiosi. Dio e l’adesione ai suoi dettami religiosi era sopra-ordinato a Cesare ed alle sue leggi civili; questo divenne criterio fondamentale per la legittimità delle leggi civili – nessuna legge può conculcare la libertà individuale. La Religione e la Legge Naturale creata dal disegno intelligente di Dio sulla Storia stabilivano la moralità (per i credenti) e l’eticità (per gli altri esseri umani senza esclusione) delle leggi stabilendo che sia solo la Verità in totale tolleranza a legittimare le scelte che la ‘ragione laica’ (sempre inadeguata ma in evoluzione) a stabilire leggi logiche ma sempre ‘perfettibili’ (quindi mai assolute né pre-ordinate a definire l’’ortodossia di stato’. Le radici di ogni libertà civile risiedono in quella frattura coi regimi teocratici precedenti (e ahimè successivi) che inaugurò la ‘libertà individuale’ come ‘responsabilità’ di ogni scelta quotidiana che sostiene il costo della legittimità delle istituzioni politiche in cui il peso della pubblica opinione predomina su quello dell’autocrate e su quello delle oligarchie; il luogo in cui ‘quotidianamente’ si formano le aspettative civili grazie al sudore che i singoli esprimono con le loro decisioni di consumo, risparmio, disponibilità a servire altrui consumi col proprio lavoro è il ‘mercato’ che non può essere guidato da altri se non la libera iniziativa di produrre e di modificare gli orientamenti più individuali espressi in piena (selvaggia) libera responsabilità. La democrazia risiede nel ‘libero mercato’ che ne legittima il regime. È per questo che porre limiti al libero mercato è la costante mania di tutti i regime illiberali, siano monocratici, oligarchici, corporativi o dettati da ‘temporanee’ fasi emergenziali ispirate da dottrine para-religiose (secolari o trascendenti) o da più meschini tentativi di spartire i benefici tramite forme consociative tra sinedri conflittuali. La ‘libertà’ è un dono ‘naturale’ essa non può essere concessa top down, da essa proviene ogni legittimità a ‘servire’ le aspettative della società che essa modifica in piena libertà individuale grazie alla continua crescita dei comportamenti maturati alla luce dalla ‘ragione’. La Libertà ‘concessa’ invece da oligarchie illuminate dalla Ragione crea i Moloch della società incivile opposta a quella greco-romana-cristiana ‘Occidentale’; ciò è confermato dalla ‘storia’ umana quando sia guidata da regimi illiberali – dalle Satrapie precedenti all’Impero di Roma, ai molti episodi teocratici, alla Rivoluzione in Francia, alle dittature ideologiche secolari nazista e comunista fino all’odierno fondamentalismo in Iran e in ogni altro regime legittimato dalla ‘sharia’ islamica. Il ‘relativismo’ è incompatibile colla civiltà ‘Occidentale’ se spinto fino a abbattere le stesse fondamenta della separazione dei poteri e il riconoscimento che ogni individuo è innanzitutto soggetto libero di aderire ad una scala di valori morali e religiosi che sono sopra-ordinati a quelli discesi ‘ope legis’ su lui in quanto cittadino che lo vede suddito solo ‘occasionale’ e ‘temporaneo’ di astrazioni ‘razionali’ sempre fallaci non solo sul piano della ‘logica laica’ (fallacità e perfettibilità della ‘ragione’) ma soprattutto su quello della Storia umana (aspirazione dei ‘sudditi’ a emigrare verso regimi ‘liberali’ - ‘Occidentali’ – piuttosto che restare un suddito oppresso da occasionali regimi autoritari.
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