09/12/2011

Sovranità e Nuovo Ordine Globale

Non sono tematiche che dovrebbe neanche sfiorare una rubrica di dilettantesco trattamento di argomenti di pura ‘divulgazione’ ma il dibattito giornalistico sulla presunta ‘crisi di sistema’ suggerisce di curare il senso stesso dei vocaboli usati in una materia che, come la geopolitica, integra in un unico insieme sottosistemi di grande complessità e animati da continue micro-dinamiche evolutive interne che ne caratterizzano lo stato di pseudo-stabilità proprio di tutti i sistemi termodinamici complessi illustrati da Ilya Prigogine e dei quali la teoria matematica di Per Bak ha saputo illustrare in modo esatto, creativo e suggestivo i comportamenti.

Si tratta di teorie scientifiche che hanno illustrato l’impossibilità da parte della scienza di poter raggiungere previsioni prescrittive sui risultati delle dinamiche interne che caratterizzano tutti i sistemi animati da vitali doti di ‘libertà’ nelle scelte assunte ‘localmente’ (in tempo, spazio e micro-clima) dalle micro-cellule che li compongono.

Ciò ha smontato lo stesso significato positivista del concetto di ‘scienza’ ed ha privato tutte le ‘accademie’ e i ‘sinedri’ della legittimità di gestire a-nome-e-per-conto delle ‘masse’ scelte che, se non risultano condivise in modo ‘libero’ quotidianamente dalle micro-cellule (se non fanno solida parte cioè della loro intima ‘micro-cultura’), sono destinate ad essere eluse, evase o scavalcate tramite creazione spontanea (libera) di soluzioni illegali ma efficienti e legittimate dalla libera adesione della ‘massa’ di presunti governati. Comportamenti che hanno condannato al fallimento ogni sistema dirigista di ‘programmazione dall’alto’ dello sviluppo pur se associato a ‘programmi’ di rieducazione all’ortodossia dottrinale politically correct.

Questa natura imprevedibile sul piano prescrittivo di tutti i sistemi termodinamici complessi vale per quelli animati da turbolenze di carattere fisico ma, grazie all’intima unitarietà della Realtà Naturale, anche per i più complessi animati da turbolenze di carattere bio-logico e psico-fisico.

Infatti a partire dalla nascita dell’Universo che ci è dato osservare, è il ‘campo energetico primordiale’ (che non si crea né si distrugge ma si trasforma) a dare forme distinte e diverse, a fluire e integrare tutti i sistemi in cui la ‘scienza’ ha dovuto frammentare l’analisi d’una realtà in costante ‘trasformazione’ con crescita di ‘ordine’. Meravigliosa contravvenzione dei principi termodinamici della ‘scienza positivista’ che chiarisce la intima coesistenza di ‘libertà’ ad ogni livello micro-cellulare e la spontanea evoluzione verso assetti di ordine crescente non ostante le conseguenti micro-turbolenze che animano ogni sistema vitale.

Il rispetto quindi della ‘libertà’ e la lungimirante prevedibilità delle situazioni di catastrofe in tempi, luoghi e modi non precisamente ‘localizzabili’ suggerirebbe alle accademie e ai sinedri di curare la ‘divulgazione’ delle conoscenze in modo precoce e privo di esagerazioni demagogiche che, destinate ad essere smentite, intaccano la credibilità stessa delle accademie e dei sinedri. Iniziative quali quella di magistrati che accusano i geologi di non avere previsto catastrofi naturali come il terremoto de l’Aquila, gli eco-terrorismi dal man made global warming, all’anti-nucleare o ai no-TAV, no-OGM ed ai periodici allarmismi in stile maltusiano, predicando la sfiducia nell’innovazione scientifica e tecnologica e venendo costantemente confutati nelle loro previsioni (suffragate da mistificati dati ‘scientifici’ santificati dall’uso di meccanismi matematici ed elaborativi ‘esatti’) non contribuiscono a diffondere una consapevolezza compatibile con la natura umana e non si traducono quindi in cultura socialmente efficace.

L’insegnamento scolare non è altro che una ‘divulgazione’ di contenuti che l’attuale stato delle conoscenze ci fa ritenere ‘consolidati’ e quindi trasmissibili senza dubbi o voli pindarici; ciò a tutti i livelli e gradi della formazione di base – dalle primarie fino alle scuole di specializzazione professionale post lauream.

La stragrande maggioranza delle ‘accademie’ (e dei sinedri) non è altro che un’assemblea di ‘divulgatori’ che dovrebbero essere ‘responsabilizzati’ qualora inserissero proprie teorie, congetture o ipotesi innovative nel loro programma educativo. Ciò vale per loro e per tutto il ‘giornalismo’ che si dovrebbe ‘responsabilizzare’ per l’uso demagogico delle informazioni indirizzato a spettacolarizzarle arricchendole di suggestive ipotesi, congetture e teorie complottiste o diffamanti.

Qualcuno tra i membri dell’accademia (e dei sinedri) svolge poi legittimamente attività di ricerca intese a ‘falsificare’ la solidità delle precedenti teorie consolidate che compongono il curriculum educativo; le loro congetture, ipotesi o teorie devono essere illustrate per ciò che valgono in linguaggio chiaro senza poterne fare uso ‘divulgativo’ – pena la distorsione del linguaggio e mistificazione del dibattito politico.

Solamente qualcuno dei membri delle accademie (e sinedri) può essere gratificato (e responsabilizzato) del nome di ‘scienziato’; la massa degli scienziati assunti e pagati come tali da enti pubblici e privati altro non sono che semplici impiegati del comparto industriale denominato ‘applicazione tecnologica’ delle conoscenze già acquisite. Ciò non toglie che tra essi possa emergere un vero ‘scienziato’.

Tutto ciò per dire che non è il ‘metro’ in cui si misurano gli effetti di comportamenti aggregati d’una società (Dollari, Euro, Sterline) a stabilire il grado di ‘sovranità’ del sistema che usa quel ‘metro’. La ‘sovranità’ non è neanche un diritto acquisito per nascita ma è un carattere riconosciuto da altre ‘sovranità’ con cui s’inter-agisce costantemente in un gioco di reciproci scambi di vario contenuto il cui apprezzamento è stabilito in piena ‘autonomia’ (che compone la ‘sovranità’ inalienabile di cui siamo dotati per ‘natura’) e che si traduce in ‘libera adesione’ alle richieste altrui con reazioni (se si possiede la necessaria ‘sovranità’ sulle risorse necessarie), fughe (se si possiede la necessaria ‘sovranità’ residuale per ‘emigrare’) o elusione (se manca altra ‘sovranità’ se non quella – non socialmente aggregabile - di Socrate o Diogene o degli ‘stiliti’ e dei ‘martiri’).

Ci si sveglia ogni giorno con gradi variati di ‘sovranità’ arricchita o consumata tramite il passato accumulo di comportamenti valutati ‘irresponsabili’ da chi ci riconosce quel grado di ‘sovranità’.

La misura del grado di ‘sovranità’ di cui hanno diritto le azioni autonome assunte da chi accetta un ‘metro’ di misura specifico come ‘moneta circolante’ in comune, è dato dalla ‘speculazione finanziaria’ e si esprime con le valutazioni di rischio assegnate ai singoli sistemi industria-stato che assumono decisioni autonome nel suo ambito. Le pressioni risultanti tra i flussi di risorse finanziarie necessarie per tradurre le autonomie decisionali in atti sovrani ed i flussi spontanei delle risorse ad alimentare quel grado di ‘sovranità’ rendono palese la sproporzione tra ‘credito’ e ‘ambizione’ dei singoli paesi; esattamente come esistono costanti divari tra aspettative di reddito e disponibilità ad erogarlo in materia di lavoro che si traducono in divario tra modi di estrinsecare la propria ‘libertà’ e modi disponibili per gratificare quelle aspettative.

Ciò vale per la ‘libertà’ di cui ciascuno ‘pretende’ di essere dotato in una società che ce ne valuta il diritto.

Per queste ragioni è apprezzabile la lungimiranza del Regno Unito (e dei paesi scandinavi) di avere rifiutato di cedere la propria ‘sovranità’ prima di avere accertato che i paesi coinvolti in ‘sovrana autonomia’ nella euro-zona abbiano deciso ‘sovranamente’ come risolvere il problema ‘interno’ all’euro-zona dell’assenza di comportamenti politici armonici e sostenibili con la stabilità della loro moneta (metro di misura degli stessi comportamenti). Abbandonare la propria ‘sovranità’ prima che l’UE abbia definito i propri comportamenti politici (e quindi il riconoscimento altrui della propria ‘sovranità’) non avrebbe aiutato ma reso più difficile la soluzione di quel problema prioritario ed avrebbe aumentato la distanza tra USA, Regno Unito e UE (cioè tra Dollaro, Sterlina ed Euro).

L’UE non ha alternative; ridurre la disparità dei comportamenti interni ai vari paesi (diritti dei lavoratori), ridurre i costi del welfare (liberalizzare i servizi), armonizzare le produttività e redditività (competitività industriale), ridurre i costi statali (unificare le istituzioni amministrative e politiche).

Solo al termine di questo lungo processo ci si potrà proporre come sistema unitario cui ‘gli altri’ sono liberi di attribuire un grado di ‘sovranità’ tale da autorizzare ulteriori fusioni politiche che, inevitabilmente, si estenderanno al Regno Unito, alla Scandinavia ed agli USA; l’ambito primario della civiltà ‘Occidentale’.