| 09/09/2011 |
Liberismo vs. Sinedrismo I ‘vetero-liberisti in Italia, come in tutti i vecchi e morenti Stati Nazione, continuano a mostrare la loro indomabile sfiducia nei confronti del laissez faire del capitalismo liberista e, guardandosi l’ombelico agganciati alle obsolescenti istituzioni nazionali, sostengono con paradigmi ‘programmatori’ che lo stato delle loro nazioni debba ‘ammodernarsi’ per poter cooperare efficacemente con la crescente vitalità liberista a sostenere il rilancio di economie industriali la cui vetero struttura organizzativa e istituzionale è l’ostacolo maggiore all’avvento della globalizzazione cui, in modo crescente, stanno invece agganciandosi i più intraprendenti imprenditori, magari tramite ogni sotterfugio per potersi finanziare a dispetto dell’avidità sterile e controproducente della fiscalità ottocentesca di una ‘programmazione para-fascista’. Globalizzazione, un fenomeno di capitalismo-liberista che pervade ormai tutti i sistemi industriali fino alle più ‘locali’ economie. I servizi di un diffuso interesse pubblico (poste, trasporti, editoria, news, comunicazioni, farmaceutica, finanza ma anche benessere e sanità) sono ormai erogati in dosi crescenti da privati (come detta il capitalismo-liberista) in uno spirito di sussidiarietà liberista in stati ormai troppo lenti, obsoleti, inefficienti e ‘conservatori’ rispetto alle esigenze produttive ed alle aspettative degli utenti e dei consumatori. Ora che esimi esponenti ‘liberisti’ dell’Accademia tradizionale possano sperare nella tempestività e capacità delle istituzioni di Stati Nazionali impastoiati in ogni sorta di ‘resistenza, resistenza, resistenza’ a liberarsi dei vecchi paraocchi per adeguarsi al turbolento domani, sembra proprio ridicolo. Ciò che è invece più probabile avvenga è una graduale sostituzione di istituzioni imposte in modo esogeno dalla globalizzazione industriale a quelle vecchie che, pur sopravvivendo – come le vecchie terme o arene o fori di Roma Imperiale - andranno gradualmente a cadere in disuso – come le coache e gli acquedotti di Roma Imperiale – al fianco di nuovi erogatori privati di servizi più a-misura delle nuove esigenze dell’emergente sistema industriale e delle associate nuove aspettative sociali delle più giovani generazioni. Perfino studiosi di scienze matematiche, come Giorgio Israel, profondamente integrati nella tradizionale cultura umanistica permeata di un sano rispetto per la religiosità, si fanno indurre in tentazione da una irragionevole sfiducia nell’innato ‘buon senso’ di cui il Grande Architetto ha dotato ogni singolo essere umano. Buon senso che è il solo fondamento della libertà individuale che da legittimità al paradigma del più sfrenato ‘liberismo’. Sia in politica, col paradigma del governo ‘bottom up’ liberal-democratico, sia in economia col paradigma del libero mercato dotato di intrinseca vitalità e instabilità autoregolata promossa dalla costante ispirazione verso la crescita del benessere e dell’innovazione che è alimentata solo dal comporsi delle più primordiali pulsioni dell’essere umano e riesce ad aggregarsi ‘liberamente’ da quella massa caotica di micro-cosmi decisionali in forme auto-regolate di orientamento di scambi capaci di garantire il benessere collettivo senza alcun intervento ‘programmatore’ dei presunti ‘esperti accademici’. Un concetto che, da sempre, alimenta degli accademici ed i loro associati sinedri intellettuali ‘organici’ agli interessi di governi illiberali ‘top down’. Un concetto inoltre costantemente smentito dalla Storia che ne ha sempre dimostrato la fallacità di tutte le previsioni e che ha inoltre ‘falsificato’ sul piano teorico ogni più sofisticata teoria pseudo-scientifica alla luce di nuovi ed elusivi comportamenti dei micro-cosmi decisionali capaci di costruire futuri sempre più inattesi non ostante gli sforzi programmatori di istituzioni costruite per garantire la governance di stabilità passate e ormai inadeguate a gratificare la tendenza dell’uomo verso la ‘trascendenza’ dei propri limiti. Gli egoismi più squallidi si aggregano in sostenibili assetti sociali, economici ed etici in grado di evidenziare sempre più compiutamente l’esistenza di un ‘disegno intelligente’ che guida verso il progresso il ‘libero arbitrio’ dei micro-soggetti promotori inconsapevoli della civiltà ‘Occidentale’. Non esistono alternative; o si nutre fiducia (Fede) in questo paradigma di liberismo (selvaggio), oppure lo si rifiuta confidando nella saggezza degli ‘ottimati’. Nel primo caso si è partecipi dell’assemblea dei fedeli ispirati da pulsioni secolari e religiose. Nel secondo caso si è sudditi della gerarchia degli ‘scienziati’ fiduciosi nell’egemonia della Ragione su ogni ‘oppio dei popoli’.
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