05/09/2011

Europa! Europa!

Sono in un’isola greca. La sua distanza da ‘Atene ladrona’ coi suoi ottocenteschi clientes statali, sindacati e oligarchie industriali protette e parassiti dell’erario ormai costretto, come in ogni altro vecchio Stato Nazione, a limitare la propria avidità grazie all’irreversibile processo della globalizzazione industriale e la sua prossimità ‘low cost’ all’UE, sta dimostrando la vitalità naturale del capitalismo liberista diffusa capillarmente in ogni individuo intraprendente ed alimentato da un’evasione fiscale diffusa, creativa e incontrollabile che spunta gli artigli del fisco eterno ‘sceriffo di Sherwood’ o pubblicano organizzato da un potere centrale sempre più distante dal comune sentire del paese reale. Vengono emanate sterili ‘grida’ di manzoniana memoria sempre più invise che accrescono la distanza tra governati e governanti di ogni colore politico.

Si tratta di un fenomeno che caratterizza e aggrega in tutti i paesi dosi crescenti di giovani precari (quindi educati al libero mercato) e liberi (grazie a FaceBook e ai servizi e beni ‘low cost’) di apprendere l’inglese e il loro comune destino caratterizzato dall’alienità allo stile di vita sessantottino dell’irresponsabilità affidata allo stato sociale che non solo non potrà sostenerli con le forme parassitarie della previdenza ‘dalla culla alla tomba’, ma che, per beffa aggiuntiva, farà pesare su di loro gli oneri richiesti per nutrire i privilegi delle vecchie generazioni corporative e, infine, caratterizzato da un’economia industriale crescentemente integrata dalla globalizzazione fino alle più periferiche ‘economie locali’.

In questo scenario rapidamente evolutivo le oligarchie al governo (sia ‘di destra’ che ‘di sinistra’) restano politicamente immobilizzate nello sterile tentativo di difendere ogni cambiamento strutturale sostenuto dai veti clientelari (grandi aziende assistite, ceto impiegatizio statale, vetero-corporazioni sindacali più potenti) su cui essi fondano l’alternanza al governo (un termine sempre più archeologico delle ‘istituzioni reperto’ impotenti, ignorate o tollerate ma destinate all’esaurimento)

Il tempo intanto trascorre, il mondo ‘reale’ cambia ed un giorno le ‘oligarchie’ nazionali si desteranno scoprendo di essere state relegate all’insignificanza ed all’alienità. È già accaduto al Senato di Roma Imperiale e in quello di Costantinopoli o a Versailles, succederà in tutti gli Stati Nazione quando i Parlamenti saranno soppiantati da nuove modalità di ‘lobbying’ istituzionale più adeguate a soddisfare la sempre più diffusa domanda di libertà e di benessere che ormai integra le donne e le giovani generazioni oltre ogni confine geo-politico del morente passato – nazione, etnia, religione, lingua o ideologia.

Il nuovo latino e la dimensione degli interessi economici si sta consolidando mentre i Parlamenti discutono ancora in lingue del passato a difesa di assetti industriali insostenibili e morenti per la loro scarsa competitività.

Il futuro nasce liberamente non ostante i tentativi ‘programmatori’ delle vecchie oligarchie ‘nazionali’.

Sembra di assistere ad un film ‘a la De Mille’.