05/08/2011

Micro-fenomeni e Macro-istituzioni

In Natura ogni realtà ultima è costituita da micro-elementi la cui graduale aggregazione gerarchica in strutture sempre più complesse e dotate di funzionalità ‘organiche’ con le esigenze di crescita ordinata del sistema auto-regolato che compongono; in particolare ciò vale per i sistemi animati da esseri viventi, ma si applica anche ai sistemi complessi dotati di ordine che possiamo osservare al telescopio o col microscopio.

L’energia necessaria per mantenere vitali i processi evolutivi viene erogata sin dalla nascita dell’universo da stelle la più prossima delle quali alla Terra e a tutti i suoi sottosistemi animati o meno è il Sole.

Se ci abituassimo a osservare i fenomeni che possiamo osservare solo tramite le loro manifestazioni più macroscopiche a causa delle limitate capacità percettive dei sensi di cui ci serviamo per l’osservazione, non ci meraviglieremmo di ricondurre le manifestazione più macroscopiche dei sistemi complessi all’aggregazione delle azioni eseguite dai loro più impercettibili micro-componenti che, pur tra loro individualmente decise su base ‘locale’ e quindi scarsamente organizzata, esaltano o mitigano le loro manifestazioni energetiche con una sorta di coordinamento autoregolatore che procede dal basso verso l’alto della gerarchia dei sottosistemi e che costruisce la fisiologica omeostasi interna di ogni organismo complesso dotato di capacità di costruire ordine finale dal disordinato avvicendarsi delle materie prime necessarie per la loro sopravvivenza e crescita.

Esiste in definitiva una sorta di meccanismo logico intrinseco ai componenti elementari d’ogni sistema vitale che risulta capace di costruire un ‘senso comune’ organico all’insieme del sistema complesso (il suo meta-bolismo organico) a partire dal diversissimo ‘buon senso’ che ispira le scelte delle microstrutture più ‘locali’.

Una vera rappresentazione emblematica dei criteri che ispirano la fiducia nella capacità di autoregolazione dei sistemi politici liberal-democratici (dotati di governance bottom-up) e di quelli che ispirano la fiducia nel sistema industriale fondato sul ‘libero mercato’; il capitalismo liberista ‘Occidentale’.

Crescendo cambiamo le esigenze del sistema complesso intese a conservare le sue capacità di un’omeostasi sempre più sofisticata e complessa al crescere delle capacità e dimensioni dei singoli sotto-sistemi interni che compongono la sua complessità crescente e, con esse, cambiano anche le regole del ‘senso comune’ cui aderiscono le scelte del ‘buon senso locale’ delle microstrutture. Cambiano cioè la fisiologia e la patologia del metabolismo della macrostruttura. S’aggiungono ‘regole interne’ che assicurano l’autoregolamentazione dei nuovi sottosistemi precedentemente solo embrionali e non ancora influenti sui comportamenti del sistema complesso; sia esso l’essere umano (PNEI), sia il mercato industriale, sia quello politico. Sofisticandosi le motivazioni, le aspettative e le capacità decisionali dei sotto-sistemi, in modo ‘automatico’ si arricchiscono anche le modalità di scelta e quelle di coordinamento interne che stabiliscono nuovi assetti di governance e di regole ‘istituzionali’ che l’osservazione scientifica riesce a sottoporre ad analisi sempre più raffinate per poterne descrivere in termini qualitativi le ‘leggi’ che governano le ‘finestre’ di comportamento fisiologico e di escogitare i rimedi correttivi che riescano a stimolare selettivamente il ripristino dell’autonoma capacità metabolica dei singoli sotto-sistemi o del sistema complesso nella sua globalità.

Queste considerazioni sono state confermate ‘sul campo’ dall’egemonia conquistata nei millenni della storia umana dal capitalismo-liberista e dalle istituzioni liberal-democratiche generando procedure rispettose della libertà totale interna al sistema agevolandone l’evoluzione efficiente che ha abbattuto ogni vecchio confine dettato da assetti non più rispondenti al nuovo potenziale di sviluppo acquisito dal sistema complesso; una sorta di abbattimento agevolato delle ristrettezze dei vecchi ‘abiti politici’ divenuti troppo scomodi rispetto alle nuove aspettative e capacità produttive assicurate al sistema dalla crescita da esso raggiunta.

Non dovrebbe quindi meravigliare se il sistema produttivo industriale, producendo crescita economica, genera disagi interni capaci di richiedere soddisfazione di nuove aspettative conseguibili grazie all’espansione dei confini di libera azione del sistema stesso e di abbattere con azioni traumatiche, se ostacolato, i vecchi abiti per costruirsene di nuovi e più confacenti con le sue aspettative.

È un processo ‘naturale’ nell’essere umano che manifesta gradualmente proprie nuove aspettative motorie, di autonomia nei giochi, nelle letture, negli interessi sessuali, nella autonoma gestione del tempo libero, nel tipo di sport o divertimento, nella scelta degli studi e del lavoro; ribellandosi alle vecchie regole vigenti in famiglia.

Altrettanto ‘naturale’ avviene nella crescita del sistema industriale con la crescente specializzazione delle competenze produttive e la loro integrazione nella catena di suddivisione del lavoro fino all’out-sourcing, alla delocalizzazione delle fasi Manpower intensive rispetto a quelle capital intensive, con la raccolta inter-nazionale del risparmio con prodotti mobiliari sempre più sofisticati che tendono a compensare tipi di rischi industriali in ambiente altamente dinamico e politicamente turbolento; con i titoli ‘speculativi’.

L’organismo, crescendo, subisce la destabilizzazione della vecchia governance (che presiedeva all’omeostasi all’interno dei vecchi ‘abiti – gli Stati Nazione) istituzionale ed è costretto a ricercare nuovi assetti capaci di garantirne la governance politico-istituzionale.

Torna alla memoria, con una diversa accezione della ‘mobilità sociale’, la saggezza dell’apologo di Menenio Agrippa che suggeriva suggestivamente la ricchezza delle diversità che compongono ogni società tramite il contenuto di ‘buon senso’ che se ispira i comportamenti quotidiani di ogni micro-struttura sociale riesce a contribuire al bene comune del sistema industria-stato ed al suo ‘senso comune’ istituzionale necessario per garantire la stabilità della governance; il Senatus PopulusQue Romanus della ‘res publica’ fondatrice della civiltà ‘Occidentale’.

Possiamo affermare che ciò che stiamo osservando ed in cui siamo immersi sia un processo pienamente naturale di un organismo evoluto alla ricerca di nuovi equilibri metabolici. Una ricerca cui il sistema è obbligato dalla già avvenuta crescita e della cui situazione dinamica e instabile la ‘speculazione’ è solo il ‘sintomo’ che è misurato dai ‘rating’ attribuiti dalle società che collocano titoli speculativi sul mercato globale.

Ciò che occorre fare è concentrarsi sulla modifica delle vecchie istituzioni piuttosto che indugiare su ansie e tentativi di ‘correggere’ artificialmente la scala delle temperature segnate dai termometri dei gruppi di rating per quanto odioso possa risultare l’abbandono di vecchi e comodi ‘abiti’ da dismettere senza attaccamenti romantici ed affettivi dei ‘bei tempi andati’.