02/12/2011

Epoche di Globalizzazione e Massoneria Universale

La prima era globalizzata fu quella dell’Impero Romano in cui la stabilità politica fu garantita dalla separata convivenza di due sfere di potere - civile e religioso – reciprocamente garanti della legittimità universale delle leggi secolari – civili - se e in quanto congrue colla loro ‘giustificazione’ all’etica trascendente cristiana la cui rivoluzione evangelica aveva integrato tutta la saggezza preparatoria del Vecchio Testamento.

L’universalità del diritto romano e la conseguente universalità del paradigma filosofico ed organizzativo del governo imperiale come garante dell’universalità del patrimonio di conoscenze tecnologico-infrastrutturali, divenne legittima sia sul piano pratico – per l’indiscussa superiorità effettuale – sia su quello morale – per le caratteristiche rivoluzionarie, aperte e non settarie che ispiravano la dottrina sociale con principi umani non imposti ma da assumere in piena responsabile e libera adesione da ogni civis romanus verso i suoi simili che erano tutti riconosciuti non solo degni di pari diritti e doveri civili ma anche ‘fratelli’ degni di pari affetto da parte dei loro simili indipendentemente dalle loro specifiche diversità di razza, cultura, educazione e perfino ‘cittadinanza’.

Dopo il crollo di Roma Imperiale quel paradigma venne conservato a garanzia della governance a garanzia della sopravvivenza della civiltà ‘Occidentale’ in via di frammentazione ‘nazionale’ tramite la nascita degli Stati Nazione insofferenti della tutela imposta sul piano civile dall’Imperatore e legittimata dalla certificata eticità erga omnes di quel potere ‘universale’.

La frammentazione avvenne lentamente e si protrasse per secoli con la graduale crescita delle diversità di reddito dei singoli sistemi industriali nazionali che stabilirono alleanze ‘regionali’ col sovrano più prossimo ai loro interessi a sostegno della capacità di penetrazione sui mercati ‘esteri’ a detrimento dei sistemi meno competitivi. Questi ricorsero spesso alla resistenza contro il prevalere monopolista dei sovrani nazionali con appelli all’intervento imperiale e alle sanzioni papali contro la prepotenza ed intolleranza nei confronti delle minoranze dissidenti, un tempo dotate di pari dignità civili e religiose.

Durante tutto il periodo di transizione tra l’epoca della prima globalizzazione di Roma Imperiale con la sua appendice del Sacro Romano Impero – che in realtà si estinse formalmente con Napoleone e Francesco II nel 1806 – e l’epoca degli Stati Nazione, ebbe vigenza la legittimità della governance globale sotto la duplice autorità universale del Pontefice di Roma e dell’Imperatore di stirpe ‘germanica’.

La legittimità di entrambi i poteri universali discendeva dall’eredità delle radici greco-romane-cristiane che simbolicamente erano rappresentate dalla Curia in Roma e dall’Imperatore, difensore della cristianità e della sacralità della Terra Santa e della libertà di circolazione ‘globale’ di idee, merci, pellegrini la cui sicurezza era garantita sulle strade ed i mari da accordi ‘federali’ tramite gli obblighi del feudalesimo e le infrastrutture di ospitalità erogate dagli ordini dei monaci-guerrieri e dalle università insediate nei centri di studio presso i conventi del monachesimo missionario.

La rete infrastrutturale venne insediata sui percorsi di Roma Imperiale e garantita dalle milizie stabili degli ordini militari (Templari) e occasionali dalle campagne ‘pacificatrici’ delle alleanze cristiane sotto il vessillo Imperiale e benedizione Papale (Crociate) fornite dai sovrani nazionali ancora obbedienti all’ordine globale di Roma cristiana. Strade, rotte e scali-colonie globali, ancora ristrette al Mediterraneo, vennero protette dalle Repubbliche Marinare – dapprima Venezia e Genova, successivamente, Lega Anseatica e emergenti Stati a vocazione mercantile (Paesi Bassi, Danimarca, Portogallo). Università, Biblioteche ed Osservatori scientifici vennero garantiti dai monaci dediti alla conservazione ed all’elaborazione del patrimonio di conoscenze del mondo classico greco-romano che rischiava di essere totalmente disperso dopo il crollo del regime centrale di Roma Imperiale; esso venne conservato e tramandato dalla rete delle strutture religiose in sussidiarietà con quelle ormai decadute del governo civile. Il latino restò quindi la lingua ufficiale dell’Impero Globale per le esigenze giuridiche, archivistiche, didattiche e scientifiche fin tutta la successiva epoca degli Stati Nazione conservando alla libertà di scambi culturali il carattere soprannazionale che aveva caratterizzato l’Impero di Roma.

Il graduale affermarsi del potere economico delle diverse nazioni condusse i sovrani feudatari dell’Impero ad affermare la loro autonomia (sovranità nazionale) decisionale rispetto ai vincoli di sudditanza garanti della unitarietà politica della civiltà ‘Occidentale’. Gli Stati Nazione si ribellarono in modo sempre più palese al potere imperiale e, per fondare tale ribellione su una legittimità etica che integrasse il solo potere economico, offrirono gradualmente al Pontefice Roma una protezione degli interessi ecclesiastici che risultasse più solida di quella erogabile dall’Imperatore. La tutela cioè degli interessi ecclesiastici insediati nei loro Stati Nazione e colonie oltremare e quelle derivanti dalla loro partecipazione armata ad alleanze critiche per la cristianità.

Nei casi in cui questa rinegoziazione della legittimità al ruolo di legittimo responsabile del governo civile in sostituzione della passata sovranità imperiale fosse difficile da sostenere, i feudatari periferici trovarono più agevole mettere in discussione la stessa autorità etica del potere religioso papale; nacquero perciò le Chiese Nazionali in cui il sovrano assumeva il ruolo di ‘protector fidei’ con forme di ‘riforma’ di maggiore o minor grado traumatico. L’autorità papale in quanto a potere etico di legittimazione del sovrano imperiale decadde col potere civile centrale ed il Papa si trovò obbligato a ricoprire analogo ruolo nei confronti di ogni Sovrano nazionale oppure a rinunciare ad incarnare quel ruolo di formale e sostanziale conservazione dello spirito più intimo della civiltà ‘Occidentale’ accettando di essere travolto dal processo di frammentazione della globalizzazione economica. La scelta fu la conservazione della sostanza del ruolo di separazione dei poteri.

Tutte le reti infrastrutturali a gestione centralizzata (strade, rotte, ospedali, scali coloniali, etc.) passarono gradualmente sotto la sovranità degli Stati Nazione; molti dei quali cristiani ma protestanti.

La rete delle Università e dei conventi restò affidata alla gestione ecclesiastica grazie al carattere degli ordini monastici i cui beni erano affidati da donazioni in ogni paese da cittadini nazionali e gestiti da chierici che la Chiesa ha sempre scelto senza confini di razza, lingua, etnia, cultura o nazione; i sovrani avrebbero trovato grandi resistenze nazionali nel tentativo di appropriarsi di beni di grande valore culturale e scientifico ma di scarso valore temporale (militare o economico).

La Milizia del Tempio invece era proprietaria di grandi terre produttive, di scali navali, di piazzeforti armate e soprattutto di una forza militare insediata diffusamente in tutto l’Impero e di elevato livello professionale. Occorreva quindi e conveniva sul piano militare, eliminare quella forza armata ‘giustificata’ dall’obbedienza alla difesa della cristianità in tutto l’Impero. Abbandonato dal Pontefice di Roma, l’Ordine Templare venne distrutto dal colpo di mano di Filippo il Bello che si impadronì dei suoi beni in Francia. I Templari restarono in Portogallo e diedero origine ai vari Ordini Militari (Malta, Rodi, etc.) ancora presenti oggi come ordini Ospedalieri nella civiltà ‘Occidentale’.

Le tradizioni culturali (costruzione delle cattedrali e dei luoghi ecclesiastici di studio, ricerca ed ospitalità) e quelle militari e ospedaliere (tutela delle strade di pellegrinaggio, degli scambi commerciali e dei luoghi Santi) che avevano caratterizzato il periodo dell’Impero Globale colla dedizione spirituale a lavori utili all’umanità universale di Libera Muratoria Operativa (Maestri artigiani, costruttori, artisti e studiosi e Monaci guerrieri ed ospedalieri) si trasformarono gradualmente in Libera Muratoria Speculativa che garantiva un’ispirazione di valori religiosi condivisi (indipendenti dalle specifiche diversità dottrinarie ma coerenti coi Libri Sacri del monoteismo) in tutte le oligarchie di governo secolare della società. La Massoneria Speculativa ha garantito un’etica condivisa in ogni comparto di attività socialmente utili per tramandare la cultura greco-romana-cristiana ‘Occidentale’ e diffonderla a livello globale indipendentemente dalle ostilità e competizioni militari e commerciali degli Stati Nazione che le insediavano oltremare.

La rete dei Templi Massonici è stata sempre aperta alla partecipazione di ‘fratelli’ di ogni lingua, razza, fede e cultura, la tradizione è stata estesa in ogni continente dalla marineria di Stati Nazione spesso in guerra tra loro ma secondo norme di comportamento etico rispettate da tutti i combattenti. La Croce Rossa non è che il più recente esempio di iniziativa umanitaria e di rispetto dei caduti e dei feriti su fronti bellici anche molto acri. Il bando all’uso di armi di massa è stato sempre presente all’attenzione di responsabili politici e militari ‘Occidentali’ in obbedienza ai valori etici da tutelare anche nell’ambito di scontri armati. Così il rispetto delle tregue armate e le procedure diplomatiche da rispettare prima dell’apertura di conflitti armati o il rispetto di regole etiche a tutela dei prigionieri di guerra.

Le marinerie degli Stati Mercantili hanno sempre installato come prime iniziative culturali Templi Massonici aperti a ogni ‘fratello’ di paesi amici o avversari, ostili o pacifici e aperte anche all’accesso di indigeni purché disponibili a condividere i valori di base della civiltà ‘Occidentale’.

Nelle Università e nei circoli scientifici e finanziari responsabili del flusso di risorse intellettuali e materiali in una rete produttiva che presenta carattere sempre più soprannazionale, è analogamente emersa l’utilità dei circoli massonici e para-massonici (Rotary, Lions, Kiwanis, etc.) come ambiente in cui stabilire reciproche conoscenze e familiarità ideali sulla cui base potessero nascere comportamenti soprannazionali compatibili con il comune interesse.

La fine dell’epoca degli Stati Nazione è iniziata con la frattura dell’armonia interna nella Libera Muratoria Speculativa. Ciò può essere datato con la nascita degli USA (1776) – il primo Stato non-nazionale dal cui spirito è nata l’attuale epoca della globalizzazione industriale e fondato sullo spirito stesso della Massoneria Speculativa – ma, soprattutto, con la Rivoluzione Francese (1789) – il primo regime ‘scientista’ che rinnegò la separazione ‘Occidentale’ tra i poteri secolare e religioso escludendo la religione come pura superstizione e la Ragione come ente supremo ed autonomo da qualsiasi Ente Trascendente fonte dell’Ordine Naturale.

Questa frattura ha creato un’etica scientista e materialista incompatibile con la tradizione ‘Occidentale’ e la ‘fratellanza massonica’ ha subito un’insanabile discontinuità tra la tradizione greco-romana-cristiana e le successive forme totalitarie assunte dalle soluzioni politiche, scientifiche e sociali del materialismo di Stato.

Parlare di complotti massonici senza conoscere la storia della cultura ‘Occidentale’ anche a riguardo della Massoneria Speculativa è pura paranoia.