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A R C H I V I O

L E T T E R E

L E T T E R S

A R C H I V E

 
16/06/2008

 

Caro Pelanda, non sarebbe male informare i lettori (io la leggo sempre volentieri sul Giornale di Vicenza) su tutte le possibili ragioni che portano alcune nazioni a rifiutare i vari trattati europei. Oggi lei ne fa una disamina intelligente, ma a parer mio incompleta. Perché non affrontare anche il problema del neoliberismo, che sembra essere una delle ragioni più trascurate dai media e che invece è causa importante di queste defezioni? Magari a cominciare dalla "traduzione" del termine per finire con una esauriente spiegazione della direttiva Bolkestein.

I temi economici, che secondo me assumono in questi anni una valenza maggioritaria-prioritaria, sono quelli che più degli altri la gente comune ignora. Sarebbe compito degli economisti come lei presentare spiegazioni valide, in modo che anche la gente comune cominci ad accorgersi di quali siano i problemi veri del mondo. Se voi economisti ce li tenete nascosti, non possiamo pensare che ad una vostra correità nei mali (voluti) che ci affliggono, guerre di rapina comprese.
Con stima, lucio panozzo.
Vicenza, 16/06/08
13/06/2008

 

non si tratta di «inflazione»

gentile professore

avevo visto, con piacere,che c’era un suo articolo di spalla nel giornale del lunedì ma poi consono riuscito a leggerlo e solo ora l’ho ripreso dal giornale ondine.

È inflazione, importata. Tremonti diviene sempre più uomo di spettacolo ma questo non risolve i problemi legati al petrolio.

Concordo con lei che bisogna ridurre la nostra dipendenza da quel sozzo liquido.

Non basta enunciarlo per risolvere bisogna fare.

Proposta:

  1. prepariamo la chiusura e poi procediamo alla chiusura del traffico privato nelle città all’interno delle circonvallazioni;
  2. Trasformiamo i tetti delle città in centrali elettriche per fotovoltaico;
  3. Sfruttiamo navi e treni per il trasporto delle merci.

Torniamo a vedere le stelle nelle notti cittadine

Suo giovanni gualtiero

10/06/2008

 

Caro Carlo Pelanda

Mi sono imbattuto nel suo articolo sulla direttiva Mifid e devo dire
che lei ha colto l'aspetto negativo fondamentale di tale direttiva.
Nata per proteggere i risparmiatori da maneggi poco corretti degli
intermediari finanziari, li "protegge" cosi' tanto che impedisce loro,
di fatto, di scegliere con liberta' i propri investimenti.
Se questi poi insistono a voler sottoscrivere tali strumenti, li
obbliga a fare lo slalom tra "appropriatezza", "adeguatezza",
"consulenza finanziaria", "gestione di portafoglio" ed a raccontare
all'intermediario tante di quelle frottole da negarsi di fatto ogni
possibile diritto di rivalsa nei confronti dello stesso.
Naturalmente sempre che l'intermediario voglia stare al gioco.

La confusione e' grande, aiutata in questo da una definizione di
"consulenza" che puo' essere tutto e il contrario di tutto a seconda
del lato da cui la si guarda.
Secondo un caro amico funzionario di banca e secondo le direttive della
sua banca la consulenza c'e' sempre, anche qualora vada all'ufficio titoli
e dica: voglio comperare una obbligazione che scade nel 2014, mi dice
quali sono in vendita oggi ?
Secondo un altro, promotore finanziario, e la sua rete di fondi la
consulenza non c'e' mai, loro si limitano ad illustrare i prodotti.

La chicca finale consiste poi nel fatto che la direttiva per meglio
tutelare (???) il risparmiatore stabilisce che egli debba dire all'intermediario
finanziario tutta la verita' e niente altro che tutta la verita': quanto
guadagni, quanti risparmi hai, quante case, quanto patrimonio, quanti
conti correnti, obbligazioni, azioni, fondi, marenghi, talleri, dobloni,
paia di mutande e annate di Topolino.
Perche' la banca A deve sapere che ho un conto anche presso la banca B,
con la scusa di tutelarmi ?

Pensi all'uso vischiano (da Visco) che si puo' fare di queste
informazioni.

Cordiali saluti

Paolo Barbante