Riassunto |
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Capitolo I L'evoluzione dei fattori di competitività nella nuova economia globale
1.1. Capire la globalizzazione: scenario descrittivo La globalizzazione economica mette in contatto competitivo tutti con tutti: ogni piccola regione deve valutare la propria competitività - cioè la propria capacità di attrarre capitale, di produrlo concorrenzialmente e di trarne benefici diretti per il benessere della popolazione - su un raggio planetario, vale a dire nel "mercato totale", peraltro ancora in via di realizzazione. Questo cambiamento ha modificato anche la missione dello Stato: da organizzatore di regole economiche e di garanzie sociali per la popolazione ad adattatore della politica ai nuovi fattori di competitività, per attirare o mantenere più capitale nel proprio territorio. Il processo di globalizzazione è stato mosso da un propulsore a sua volta alimentato da tre fattori: il propulsore è la competizione sempre più feroce che si è instaurata nel mondo evoluto (turbocapitalismo come origine della globalizzazione); i tre fattori che l'hanno alimentato sono l'improvviso aumento di scala del mercato (dato dall'irruzione su di esso di tre miliardi di nuovi consumatori: cinesi, ex sovietici, indiani, indonesiani, malesiani, vietnamiti, sudamericani), la diffusione del modello consumistico nei Paesi emergenti e l'accresciuta mobilità e velocità dei capitali, dell'informazione, delle merci e delle persone. Più che estensione geografica del mercato, globalizzazione significa "velocità dell'economia".
1.2. La rivoluzione competitiva Il fenomeno della selezione competitiva in campo economico non è nuovo nella storia: intere civiltà si sono affermate o sono sparite a dipendenza dei fattori di vantaggio o svantaggio affermatisi nei secoli. Gli anni Novanta hanno per" impresso alla globalizzazione i contorni di una vera "rivoluzione competitiva" per dimensioni e velocità del processo. La globalizzazione si è sviluppata in tre ondate: 1) l'evoluzione delle capacità produttive dei Paesi emergenti, a basso costo del lavoro e a debole regolamentazione (ambientale, legale, di protezione del lavoro), che ha ridimensionato, nei Paesi avanzati, i settori produttivi ad alta intensità di manodopera (delocalizzazione della produzione); 2) lo sviluppo accelerato delle tecnologie per massimizzare l'efficienza aziendale nei Paesi avanzati, in tutti i settori e rami economici aperti alla concorrenza; 3) l'incremento della aleatorietà del mercato, vale a dire l'aumento della quantità di sorprese che possono capitare ad un operatore economico (nuovi prodotti e nuovi processi più concorrenziali, che possono far naufragare i piani di sviluppo di un'azienda). Se la prima fase della globalizzazione ha premiato i Paesi emergenti e punito quelli sviluppati, nella seconda fase, quando i primi avranno ottenuto una capitalizzazione di massa con conseguenti tensioni interne, i secondi beneficeranno di un ritorno di competitività dovuto alla loro maggiore stabilità: la certezza, la sicurezza e la stabilità saranno nuovi fattori competitivi che avvantaggeranno i Paesi che sapranno garantirli meglio. Accanto a questo, i fattori competitivi emergenti nel prossimo futuro saranno quello manifatturiero di nuova generazione (che richiederà livelli di istruzione più elevata), la biorivoluzione (biogenetica, biotecnologie, con conseguente sviluppo delle certificazioni di garanzia e di qualità), la rivoluzione dei nuovi materiali (strumentistica, microrobotica, costruzioni aerospaziali, biomateriali per impieghi medici). Il mutamento sociale indotto dalla globalizzazione produrrà competizione in relazione alla mobilità delle persone, all'esigenza di nuovi standard culturali, alle ondate comunicative, alla tendenza a consumare più "situazioni" che oggetti (tempo libero, cultura, ecc.).
1.3. I fattori politici della competitività territoriale Non è la globalizzazione in sè a causare la deindustrializzazione dei Paesi sviluppati o di aree di essi: è invece la debolezza competitiva di un territorio che trasforma la globalizzazione in un impatto distruttivo su di esso. Per questo la globalizzazione ha messo in serie difficoltà i modelli di Stato sbilanciati sul fronte delle garanzie sociali (crisi del modello europeo). Il successo competitivo del modello liberista (Stati Uniti) ha causato per" una crescente selettività sociale. Ci" rende necessario trovare un nuovo bilanciamento tra efficienza economica e garanzie sociali. La nuova missione dello Stato è predisporre le nuove garanzie: qualificazione competitiva degli individui (formazione), ambiente economico liberalizzato per creare più opportunità: si parla di "garanzie competitive". La riforma per realizzare la transizione dallo Stato sociale allo Stato della crescita è complessa. Non ci vorrà meno Stato e più mercato, ma più Stato capace di sostenere la competitività di un territorio e meno Stato dirigista e burocratico.
Capitolo II La crisi competitiva del Ticino e del modello svizzero La crisi del Ticino si configura come crisi di competitività, con prolungata stagnazione dell'economia (il Pil cantonale reale non cresce o diminuisce dal 1991, a parte un paio di rimbalzi).
2.1. La perdita di competitività reale del modello svizzero Buona parte della stagnazione strutturale del sistema ticinese dipende dalla crisi del sistema economico nazionale. Quest'ultimo, pur mostrando un potenziale di competitività teorico ancora elevato, non traduce questo potenziale in crescita economica e diffusione della ricchezza. Le ragioni vanno ricercate nella struttura dei prezzi (ancorchè una "deflazione programmata" sia difficilmente governabile), nella perdita di concorrenzialità della moneta, nell'appesantimento del modello fiscale, istituzionale e politico-sociale, negli ostacoli interni alla concorrenza.
2.2. Analisi dei fattori competitivi specifici del Ticino La crisi economica ticinese ha tuttavia anche ragioni interne e queste ragioni sono spiegate dall'analisi del ciclo di sviluppo del Ticino negli anni della grande crescita (1960-1990): in sostanza, lo sviluppo cantonale si è basato su una prevalenza di fattori esterni favorevoli, verso i quali il territorio cantonale ha mostrato comunque una grande ricettività (sviluppo "a bolla").
2.3. La competitività del sistema comunitario del Ticino Venuti meno o affievolitisi i fattori esterni, il sistema è entrato in fase di stagnazione/recessione prolungata (crisi endemica). La valutazione specifica deve considerare i fattori di competitività strettamente economici ma anche e soprattutto quelli politici e culturali della comunità territoriale (sistema politico, amministrativo, autonomia, competitività culturale, identità territoriale).
2.4. Scenario proiettivo di medio termine La conclusione è che il sistema ticinese è entrato in crisi perchè non ha saputo rinnovare la propria concorrenzialità quando sono cambiati i parametri competitivi del mercato. Ancora adesso, si nota un'eccessiva lentezza nell'attuazione della riforma competitiva a livello svizzero, per cui l'andamento generale dell'economia nazionale non sarà in grado di trainare il Ticino verso l'uscita dal ciclo locale di regressione. Ciò rende necessario un salto competitivo del territorio basato sulla strutturazione di nuovi differenziali attrattivi di valore assoluto, quindi di fattori che portino sul territorio molto valore aggiunto.
Capitolo III Scenario-quadro per la strategia competitiva del Ticino 3.1. Termini di riferimento Il Ticino si trova ad un bivio: decadenza controllata; rilancio competitivo. Per scongiurare la prospettiva di un declino, seppur controllato, e rendere concreta quella di un rilancio competitivo, il Ticino deve saper offrire ai capitali che circolano sul mercato globale dei "differenziali di attrazione di valore assoluto": non quindi riferiti a situazioni vicine o di nicchia, ma al mercato globale (differenziali competitivi assoluti). Accanto a ciò, vi è spazio per sub-specializzazioni territoriali. Fattore importante di competitività è la stabilità garantita dal sistema (Ticino come "finestra di stabilità").
3.2. Opportunità e vincoli geopolitici Sono determinanti i rapporti con l'Italia (orientamento a sud come allargamento transnazionale del mercato ticinese) e le relazioni della Svizzera con l'Unione Europea (essenziale è la positiva conclusione del negoziato bilaterale, mentre l'integrazione nell'Ue non appare di urgenza pressante).
Capitolo IV Un possibile modello a tendere: Ticino 2015 Conclusa la base analitica e valutativa, è possibile delineare un "modello a tendere" per il rilancio competitivo del Ticino. Il termine convenzionale per la realizzazione del modello è l'anno 2015. 4.1. Le autostrade del rilancio Tenendo presenti le tendenze evidenziate dal processo di globalizzazione, i fattori competitivi emergenti sul piano internazionale e le caratteristiche competitive del Ticino inserito nel modello svizzero, è possibile individuare alcune "autostrade del rilancio" nelle quali immettere il territorio cantonale. Il modello a tendere individua due attrattori differenziali di valore assoluto nello sviluppo di un sistema universitario relativamente allargato ("Cantone campus") e nella diversificazione competitiva della piazza finanziaria (terziario avanzato con funzioni di servizio per capitali e imprese). La maggior parte delle autostrade del rilancio competitivo indicate nel modello a tendere potranno portare alla meta solo se il loro contenuto di progetto sarà abbinato ad un centro di formazione e/o di ricerca (facoltà, istituto annesso, scuola internazionale, ecc.) del sistema universitario e solo in presenza di un terziario avanzato in grado di fornire servizi specializzati e innovativi per sè stesso e per gli altri settori trainanti. Il modello si struttura così nello sviluppo dei due attrattori differenziali di valori assoluto (Cantone campus e terziario avanzato) e in tre categorie di scelte: scelte di funzione, scelte di prodotto, scelte di servizio. Il modello si presenta come segue:
(1) ATTRATTORI DIFFERENZIALI DI VALORE ASSOLUTO
(a) sistema universitario ("Cantone campus") (4.2) (b) "terziario avanzato" (per capitali e imprese) (4.3.)
(2) SCELTE DI "FUNZIONE" (4.4.) - sistema per gli arbitrati internazionali - rete di sportelli da/per grandi mercati - nodo di reti commerciali - la scommessa del capitale di rischio
(3) SCELTE DI "PRODOTTO" (4.5.) - il secondario avanzato: - industrie di punta nella farmaceutica e biotecnologia - industrie di punta in tecnologie comunicative - industrie di punta per nuovi materiali - (ev. marchio territoriale) - l'industria idroelettrica
(4) SCELTE DI "SERVIZIO" (4.6.) - reingegnerizzazione dell'ambiente naturale e costruito - infrastrutture - aeroporti - Ntfa - "autostrade" dell'informazione - parco tecnologico - il "Cantone-giardino" - l'offerta di servizi dell'Azienda Ticino - l'"industria" culturale - l'"industria" del benessere
Capitolo V La strategia pre-competitiva per il Ticino L'attuazione del modello a tendere "Ticino 2015" esige la definizione delle scelte pre-competitive. Si tratta di scelte strategiche che predispongono la comunità ticinese a riorganizzarsi per favorire la realizzazione delle scommesse specifiche per il futuro (rilancio competitivo). Le scelte pre-competitive sono quattro: 1) è necessario fare scommesse forti, perché scelte deboli consentirebbero sì di controllare il declino, ma non di evitarlo; il problema è che ogni cambiamento forte presuppone la perdita di posizioni acquisite, che danno garanzie, in cambio di qualcosa che non presenta vantaggi immediati: è quindi necessario concordare un "patto di comunità" (5.1.); 2) va trovato un giusto rapporto fra politica ed economia, perché non ci deve essere confusione tra ciò che può e deve fare la politica e ciò che è di competenza del mercato (5.2.); 3) per rendere attuabile il rilancio competitivo occorre costruire una "comunità competitiva" che non va confusa con il consociativismo: si tratta invece di una struttura di regole e istituti informali che raccorda i diversi attori rilevanti del territorio cantonale. La costruzione della comunità presuppone l'elaborazione di un "manifesto per la competitività del territorio" (patto di competitività) che è un accordo preventivo di base per evitare il successivo ricorso a negoziazioni dettagliate e conflittuali su singoli punti. La formazione della comunità competitiva implica due passaggi istituzionali: 1) rafforzamento del potere esecutivo; 2) attribuzione di un ruolo centrale alle fondazioni e alle associazioni private. Tutto ciò deve servire a sviluppare nella comunità ticinese una forte identità competitiva (5.3.); 4) per realizzare il passaggio allo Stato della crescita, lo Stato sociale va riformato elaborando nuovi sistemi di garanzia per la popolazione, in modo tale che essi non debbano dipendere da alte fiscalità, apparati burocratici e tutele economiche sganciate dal mercato; grande importanza avrà il sistema delle fondazioni e associazioni non profit (5.4.).
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