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| Indice |
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| Recensioni |
| Estate/Autunno,
2000, Telèma |
| No. 25Giugno
2000, Il Borghese,
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| No. 6, giugno 2000, pp.
10-11-12, Quale
impresa |
| 15
maggio, p. 12, La Provincia di Lecco |
| 22-4-2000
p. 16, Il Secolo d'Italia |
| 30
marzo 2000, Telepordenone |
| 21
marzo 2000 p.3, Il Foglio |
| 11
marzo 2000, No. 11, p. 23, L'Amico del
popolo, (Belluno) |
| 9
marzo 2000, RAI, Radio 2 (3131) |
| 8
marzo, Radio Radicale |
| 7
marzo 2000, p. 21, Corriere delle Alpi,
(Belluno) |
| 7
marzo 2000, p.2, Il Gazzettino,
(Belluno) |
| marzo
2000, La Stampa |
| 20
febbraio 2000, p. 14, Arena,
(Verona) |
| 4
febbraio 2000, Telenuovo |
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| Carlo
Pelanda |
| LO STATO DELLA CRESCITA |
| Sperling
& Kupfer |
| 2000 |
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| INTRODUZIONE |
Gli Stati e i concetti Politici non stanno cambiando con la stessa velocit?con la quale il capitalismo globalizzato sta distruggendo vecchie situazioni e creandone di nuove. Per questo motivo la crescita e la diffusione mondiale della ricchezza potrebbero essere interrotte in qualsiasi momento da eventi sintetizzabili in due categorie.
l. Conflitti geopolitici e geoeconomici tra nazioni perch?manca un'architettura di sicurezza e. ordinamento mondiali capace di prevenirli ed evitarli. Il mercato globale ?ancora retto, sul piano militare ed economico, dal sistema basato sulla pax americana come ?emersa nel dopoguerra. Anche se residualmente solida - nel senso di essere un sistema ancora in grado di tamponare le emergenze e di presidiare le regole di fondo che permettono l'esistenza di un mercato internazionale aperto - appare chiaro che l'ingrandimento del letto da coprire ha rimpicciolito la coperta. Se gli Stati Uniti restassero il solo pilastro dell'ordine mondiale, allora la probabilit?che qualche crisi economica o militare vada fuori controllo sarebbe molto elevata. La soluzione ?quella di aumentare il numero di potenze - tra cui un'Italia pi?attiva nei suoi ruoli europei ed entro il gruppo dei G7 - che cooperano per fornire ordine, risorse e sicurezza al resto del mondo. Cio?ingrandire la coperta in modo tale che corrisponda al letto. Tale problema non ?per nulla ignoto o poco dibattuto. E? infatti, oggetto di analisi da parte dei think tank governativi, e dintorni, da almeno un decennio. Che non siano emerse nuove proposte politiche da questa attivit?lascia sospettare che ci sia un punto di blocco non facilmente superabile. E si va avanti con il vecchio sistema rabberciandolo, in qualche modo, alla bisogna. In particolare, la tendenza preoccupante ?che le potenze occidentali vogliano restringere il letto invece di allargare la coperta. Negli Stati Uniti ?sempre pi?forte la tentazione di ridurre, pur non rinunciando a definire interessi vitali di carattere globale, l'impegno planetario. Gli europei non esibiscono ancora una capacit?di diventare fonti di ordinamento globale. Soprattutto, i due principali pilastri dell'Occidente - pur disponibili a collaborare in casi di emergenza - divergono sempre di pi?su questioni fondamentali relative alle regole del mercato internazionale e
alle politiche di sicurezza. Per tali motivi non si chiude la transizione tra il vecchio ordine mondiale e quello nuovo. La crescita della ricchezza planetaria ?messa a rischio da questa situazione di stallo.
2. Crisi sociali dovute alla diffusione troppo ineguale della ricchezza nel mondo o in singole parti rilevanti di esso. Sia nei paesi emergenti sia in quelli ricchi la politica non riesce a sostenere l'accesso di massa alle pur crescenti opportunit?di ricchezza fornite dal mercato. Quindi lo scenario pi?probabile, se non avvengono correzioni nei prossimi dieci-quindici anni ?che la spinta espansiva dell'economia tender?a dividere le societ?tra ricchi e poveri, polarizzandole ed esponendole al conflitto sociale. Che poi produrr?ulteriori degenerazioni- in forma sia di nazionalismi protezionistici o aggressivi sia di impoverimento. Il fenomeno non ?ancora di dimensioni tali da far prevedere crisi pericolose nel breve e medio periodo. ma la tendenza va in questa brutta direzione. Si tratta, appunto, di correggerla in tempo. E il modo migliore per farlo ?quello di stimolare in ogni nazione la formazione di uno "Stato della crescita" che svolga con maggiore efficienza ed efficacia la missione di aiutare la maggioranza della popolazione ad avere una buona posizione sul mercato. Tale riforma, e la sua diffusione mondiale, non ?certo facile. Ma non si riesce a capire neanche quanto difficile sia, perch?nessuno sta tentando di specificarla e impostarla sulpiano politico. P- arrivato il momento di fare "una buona pensata" al riguardo.
Se proiettiamo queste considerazioni troviamo che il futuro del mercato planetario e della sua crescita ?al momento indecifrabile. Le probabilit?che salti tutto o che vada bene sono pi?o meno le stesse. Qualcuno potrebbe dire che non c'?nulla di tragico al momento. Vero. E potrebbe aggiungere che i sistemi politici cambiano solo sotto la pressione delle emergenze. Quando - e se - ci sar?l'evidenza del gap politico, sopra citato, in forma di crisi manifesta, allora ci sar?il cambiamento. Realistico. Ma dobbiamo considerare che il mercato globale, nella sua scala odierna, ?un nuovo oggetto della storia. Tra l'altro ancora in formazione e quindi in grado di sorprenderci sia in bene sia in male. Di fatto non lo conosciamo ancora a sufficienza. E quel po' che possiamo pretendere di intuire mostra un'immagine ambigua. Da una parte, la vastit?ed evoluzione tecnica del nuovo mercato lo rende pi?capace di gestire le crisi. Dall'altra, se capita qualcosa di brutto che blocchi il sistema, c'?la sensazione che poi sar?molto difficile farlo ripartire e che la caduta possa essere rovinosa e irreparabile. Paradossalmente, sembra che il nuovo tipo di mercato sia condannato a crescere e a consolidarsi continuamente perch?non pu?permettersi alcuna regressione. Se perdonate l'eccesso di semplificazione, potremmo dire che la crescita continua non ?pi?un'opzione, ma una necessit? In tale situazione sarebbe molto pericoloso affidare l'evoluzione della politica ad apprendimenti e stimoli di, riforme generati a seguito di crisi. La soluzione ?quella di ridare alla politica capacit?anticipative e progettuali.
La riforma della politica deve tener conto anche di problemi ulteriori. Se la globalizzazione superasse con successo 1 rischi detti sopra, il suo successo potrebbe comportare nuovi pericoli: la crisi ecologica del pianeta derivante dall'impatto da sviluppo esteso sulla biosfera; l'irruzione di nuove tecnologie - in particolare nel settore biologico e medico che forzano i riferimenti culturale della popolazione oltre il livello di novit?che questi possono tollerare (e ci?potrebbe portare alla nascita di movimenti capaci di rallentare o perfino fermare e invertire il progresso). Inoltre ci sar?il problema di garantire a tutti l'accesso alle nuove risorse tecnologiche. Per esempio, il rischio di reazione conservatrice aumenter?se i ricchi potranno comprarsi la bellezza e l'allungamento della vita e i poveri no o di meno. In generale, il sostegno alla crescita economica e alla diffusione sociale della ricchezza richieder?un enorme aumento delle capacit?intellettuali delle popolazioni, per altro utili anche ad assorbire positivamente l'impatto dei cambiamenti che si prospettano. Per questo gli investimenti educativi dovranno essere moltiplicati per cento, se non per mille. Questi compiti di governo cosi complessi appartengono a uno scenario non immediato. Ma gi?tra il 2010 e il 2020 ci saremo dentro. Quindi l'innovazione politica richiesta non va calibrata solo sui problemi che gi?vediamo, ma anche su questi che incominciamo, anche se solo vagamente, a percepire. Poich?siamo a ridosso di mutamenti epocali, sembra saggio prepararsi in tempo utile per sostenerli e incanalarli in modo tale che producano pi?benefici che danni.
In sostanza, stiamo entrando in un mondo dove la politica diventer?sempre pi?importante e non certo di meno. Ci?significa che ci sar?pi?bisogno di Stato e di maggior convergenza tra questo e il mercato. Nonch?di istituzioni che esaltino le facolt?e i potenziali degli individui. C'?un'effervescenza di proposte ed esperimenti in tale direzione nel mondo occidentale? Certamente si nota una crescente consapevolezza del fatto che le architetture politiche del recente passato, sia nazionali sia internazionali, risultano sempre pi?inadeguate di fronte al nuovo mondo che sta tumultuosamente formandosi. Ma questa non sta stimolando soluzioni innovativi e coraggiose. Inoltre, i pensatori pi?sensibili e informati reagiscono ai possibili rischi del futuro prendendo, per lo pi? un atteggiamento di "fermiamo il mondo prima che sia tropPo tardi". In realt?una delle poche certezze al riguardo dello scenario in corso ?che tale opzione non ?praticabile. Il prezzo per fermare il capitalismo globale sarebbe la sua distruzione, cio?un costo superiore al rischio di gestirne la turbolenza. Non si pu?fare. Bisogna invece accelerare per superare in velocit?tutti i possibili ostacoli. Per tale motivo questo libro ha come oggetto la costruzione di una nuova architettura politica, sia sui piani nazionali sia su quello internazionale, che sostenga la crescita continua.
Il testo ?stato organizzato come un'agenda di concetti e fatti essenziali. Credo, infatti, che l'avvio della soluzione ai problemi indicati sopra dipenda anche da quanto la societ?sapr?scrivere da sola la propria teoria politica. Per favorire la partecipazione alla formazione di una opinione pubblica diffusa sul tema, anche a chi non si occupa professionalmente di scenari politici ed economici, ho cercato di offrire uno strumento di riflessione il pi?possibile liberato da fronzoli accademici e mirato ai punti chiave, concreti.
Un collega mi ha chiesto, con bonario sarcasmo, perch?mai proponevo al pubblico italiano un progetto di portata globale. Noi contiamo cos?poco nel pianeta - era la sua critica -, che sembra quasi buffo vedere scritta in italiano una proposta di ingegneria mondiale. Ho ribattuto che l'Italia ?comunque parte dei G7 e componente non írrdevante dell'Unione Europea. Sediamo, quindi, al tavolo che influenza i destini mondiali. Trovo strano, al contrario, che ci sia cos?poco dibattito nella nostra comunit?nazionale riguardo alle politiche globali, data questa nostra posizione di responsabilit? Soprattutto, oggi non ?pi?possibile pensare in termini di progetti politici solo nazionali o solo europei o solo americani. Tanto pi?se l'oggetto di riflessione riguarda una nuova forma di Stato e se questa deve essere connessa alla formazione di un'architettura globale. In sintesi, ogni pensiero
politico nazionale deve mondializzarsi e quello globale deve tener conto delle specificit?nazionali. Gli argomenti che seguono servono anche a chiarire questo nuovo fatto.
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