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Senza un’Europa più estroversa ed attiva non sarà possibile evitare un grave crisi globale
Di Carlo Pelanda (3-5-2004)
Chi fa scenari =
globali
sta osservando un aumento di probabilità del caso peggiore: gli
squilibri economici nel mercato planetario saranno rib=
ilanciati
attraverso crisi e non via azioni di governance=
che le
eviti. Per esempio, il disequilibrio provocato dall’eccesso di
competitività delle esportazioni cinesi non può essere ribilanciato solo da una rivalutazione dello yuan, come invece – segno evidente di
impotenza - raccomandato dai G8 nell’ultimo vertice di Washing=
ton,
ma richiede un incremento progressivo del costo del lavoro in Cina, cio&egr=
ave;
la riduzione del “social dumping” lì praticato. Ottenibi=
le
solo con una pressione che imponga a Pechino la costruzione graduale di un =
welfare, cioè di ga=
ranzie e
salari più elevati. Ma solo la convergenz=
a di
forze tra Usa ed Ue potrebbe convincere i cines=
i ad
alzare i costi del sistema interno perché renderebbe credibile la mi=
naccia
di un maggior svantaggio politico ed economico se non lo facessero. Senza t=
ale
convergenza, i cinesi, invece, possono ricattare e ciurlare come vogliono.
Altro esempio. L’America importa da tutto il pianeta, ma non riesporta
altrettanto. Ciò crea un deficit commerciale che deve essere necessa=
riamente
riequilibrato da un ritorno equivalente di dollari nel mercato statunitense=
. Ma
il deficit è così grande da richie=
dere
oggi quasi 60 miliardi di dollari al mese, 80 domani senza variazioni. In t=
ale
tendenza il riequilibrio delle tensioni avverrà come nei terremoti:
caduta del dollaro e delle Borse, tutto il pianeta in recessione, devastante
nell’eurozona. Per evitarlo, l’Euro=
pa
dovrebbe crescere di più ed assorbire parte dell’export planet=
ario
che ora grava sulla sola America. E le due banche
centrali dovrebbero coordinarsi, e molto, sul piano della politica monetari=
a e,
indirettamente, di cambio. In sintesi, la crescente probabilità di r=
iequilibrio
via crisi dipende dalla mancata convergenza tra Usa ed
Ue per il governo del sistema mondiale. Ed in a=
lcuni think tank, nelle simulaz=
ioni, si
è visto con chiarezza che per l’ordinamento mondiale manca un
pezzo dell’ordinatore: un’Europa estroversa e più attiva sul piano geopolitico e
crescente su quello economico, combinata con un’America, semplificand=
o,
meno arrogante nella relazione con gli europei. Ma
cosa può svegliare il gigante europeo e convincerlo ad unirsi a quel=
lo
americano in modo che il mondo sia retto da un Atlante a quattro braccia e =
non
solo con due? Finora non si è visto alcun segnale. Ma,
recentemente e miracolosamente, qualche voce governativa europea sta vagame=
nte
cogliendo il punto. Un filo di speranza c’è, lo si capisca più in fretta prima del sisma.
Carlo= Pelanda