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Per
dotare di consenso
Di Carlo Pelanda (14-9-2004)
LR=
17;impostazione
della “Guerra contro il terrore” fu calibrata dall’Ammini=
strazione
Bush per la difesa della fiducia globale
e non solo contro un gruppo di criminali (dottrina Cli=
nton).
Per tale motivo la guerra in corso andrebbe più propriamente definita
come una di tipo “ordinativo”. Contro: (a)<=
span
style=3D'mso-spacerun:yes'> qualsiasi gruppo che ricorr=
e a
mezzi terroristici; (a) Stati che direttamente o indirettamente li favorisc=
ono;
(c) o che sviluppano armi di distruzione di massa senza dare credibili gara=
nzie
di non aggressività. Il metodo preventivo=
e non
solo di contenimento, nonché il raggio globale dell’azione, si
sono basati su tre valutazioni. L’insorgenza islamica è pronta=
ad
impiegare armi totali e non solo relative. Non è sensibile a messagg=
i di
dissuasione o diplomatici. Un solo evento nucleare o biochimico pesante
potrebbe indurre, per amplificazione comunicativa, una depressione mondiale
forse irrecuperabile. Pertanto è necessar=
io
eliminare preventivamente la minaccia, dappertutto, piuttosto che gestirla =
con
“contenimenti” che lascerebbero troppo elevato il rischio di de=
stabilizzazione.
Tale teoria ha ispirato i primi tre anni di guerra. Ma la sua scala, pur
tecnicamente corretta, ha generato una serie di =
effetti
controproducenti che ne mettono in dubbio la sostenibilità con tale
megaformato. I costi della guerra sono pesanti e a solo carico statunitense.
Altri Stati rilevanti non li condividono perch&e=
acute;
temono di più la formazione di un impero americano non bilanciabile =
che
il rischio di instabilità. Le opinioni pubbliche non capiscono la
connessione tra stabilizzazione preventiva, moti=
vo del
cambio di regime in Iraq, e sicurezza, e reagiscono con dissenso. In sintes=
i,
la guerra ordinativa a guida Usa pretende risor=
se ed
adesioni che eccedono le disponibilità. Quindi=
span>
il punto tecnico è: come va modificata per darle più consenso=
? Le
analisi indicano che la parte meno capita dal pubblico e più
problematica sul piano delle relazioni tra Stati riguarda la “prevenz=
ione”
in assenza di minaccia evidente a tutti. Pertanto bisognerà
lasciare che il pericolo sia più visibile per ottenere il consenso
adeguato a combatterlo. E’ un paradosso: per non depotenziare la guer=
ra
devo aumentare la vulnerabilità. Ma il fa=
tto
che
Carlo Pelanda<=
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