Tanta polvere sotto il tappeto
Di Carlo Pelanda (11-8-2008)
Per tentare di decontaminare l’aria a Pechino e dintorni il governo cinese ha fatto chiudere già da un mese tutte le fabbriche produttrici di fumi. Questo è certamente un segno della massima determinazione nel mostrare al mondo l’immagine di una Cina ordinata. Ma è anche un segno di come il sistema di “capitalismo autoritario” cinese sia anomalo ed abbia tanta polvere nascosta sotto il tappeto.
La crescita
cinese, dai primi anni ’90, si è basata molto sulle esportazioni e
sull’afflusso di investimenti diretti dall’estero e poco sullo sviluppo del
mercato interno. Per esempio, la competitività esportativa è stata raggiunta
sul piano delle merci di bassa qualità e quindi sul mantenimento al minimo del
costo del lavoro. Ciò significa che se le esportazioni e l’entrata di
investimenti si riducono non c’è un’economia interna capace di ribilanciare il
gap. Milioni di cinesi sono diventati ricchi, a livello della classe media
occidentale, negli ultimi 20 anni, ma la stragrande maggioranza resta ancora
povera. Ciò è normale in un processo di sviluppo. Ma in Cina l’anomalia è che
troppo pochi sono diventati ricchi e troppi restano poveri perché sfruttati da
un regime autoritario-nazionalista, comunista solo di nome e per sostanza
antidemocratica, che impone il lavoro malpagato e senza garanzie come fattore
di competitività. Per capirci, nelle società del capitalismo democratico la
crescita della ricchezza prodotta è stata seguita da una sua diffusione sociale
che ha generato una maggioranza di classe media e quindi la forza economica
(potere di acquisito di massa) del mercato interno. In America ciò è avvenuto
con poco welfare, in Europa con più, ma è avvenuto. In Cina no ed ora il
modello del dragone è sbilanciato e vulnerabile. Infatti le esportazioni si
stanno riducendo dall’inizio del 2008 per la tendenza recessiva in Occidente ed
altrove ed il Pil cinese si sta contraendo di circa un terzo (difficile
misurarlo per la totale inaffidabilità delle statistiche locali, comunque
stimabile sul 9% in discesa verso il 6). Ciò potrebbe comportare una implosione
economica non facilmente bilanciabile. Ma il pericolo maggiore di implosione
riguarda un’altra anomalia dell’economia cinese. Il boom economico ha creato una
bolla di investimenti nelle aree, costiere, dove più era forte. Ciò ha generato
“sovracapacità”, per esempio decine di grattacieli. Se nessuno, nuovo
investitore esterno o nuovo imprenditore interno o nuovo ricco, riempirà i
nuovi spazi, allora i mutui fatti per le costruzioni non saranno ripagabili e
tutto il sistema di carta crollerà. In tal senso, semplificando per i lettori
un quadro ovviamente più variegato,