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Gentile Prof. Pelanda
ho letto con molto interesse il suo articolo su 'Il Giornale' di
oggi,
lunedì 15 luglio.
Il mio nome è Paolo Di Leo, sono un PhD student in Lettere
Classiche
presso la University of Pennsylvania di Philadelphia, quindi uno di quegli
Italiani
che, come Lei, vogliono tornare in Italia per fare qualcosa per il Paese.
La
condizione di 'esule volontario' non mi si attaglia molto bene e,
del
resto, non mi sento di far parte di quella larga schiera di nostri
connazionali
che, dall'estero, si atteggiano a fustigatori del costume nazionale.
Per queste ragioni leggere il suo articolo è stata una vera boccata
d'aria.
Finalmente sentire che qualcuno richiama con orgoglio le glorie dei
nostri
bisnonni che combatterono la Grande Guerra e dei nostri nonni che,
di
fatti, ricostruirono il Paese, Le confesso che è stato un piacere
inaspettato.
Tuttavia, su un punto temo di non poter essere d'accordo con Lei.
Dalle
sue parole, infatti, mi sembrava di intendere che Lei pensa si possa
e si
debba tornare allo spirito del Risorgimento per costruire, anzi in certo
modo
ricostruire, un senso di Nazione che sia progetto per l'oggi e per
il
futuro. A questa tesi io vedo due obiezioni, una del tutto inerente alla
storia
d'Italia e del Risorgimento Italiano, l'altra riguardante più che altro
il Mondo
Occidentale tout court.
La prima obiezione riguarda direttamente il ruolo e la valenza del
Risorgimento.
Come è noto, il Risorgimento ha fatto l'Italia e poi s'è
cimentato a fare
gli Italiani, e quest'ultima cosa, come Lei ricordava, è stata ed
è la parte
più problematica. Io credo che l'assunto di fondo fosse sbagliato.
Infatti,
gli Italiani già c'erano e nonostante le differenze di dialetti e di
costumi
regionali, che sussistono tuttora, avevano una certa coscienza di
appartenenza, si riconoscevano in qualcosa. Questo qualcosa io lo
individuo nella Chiesa
Cattolica. Gli Italiani dell' '800 erano, si riconoscevano come
Cattolici.
Difatti, il Risorgimento è andato contro questa coscienza, creando
una
ferita che a stento 40 anni di DC sono riusciti a risanare. Del resto, il
Risorgimento è stato un fenomeno generato e portato avanti dalle classi
alte della
borghesia di allora. Badi bene che in queste parole non vi è da leggere
alcun
anti-borghesismo né tanto meno alcun anti-risorgimentalismo: due
dei miei
antenati morirono per l'unità della Patria, uno fucilato come
carbonaro,
l'altro come capitano dei Bersaglieri a Porta Pia nel 1870; mentre
un
altro servì come capitano dei Garibaldini. Non posso, però, non
riconoscere
quella che, a mio parere, è la tara più vistosa del nostro Risorgimento.
Un
problema grave, perché anziché fornire una solida base identitaria, il
Risorgimento
ha aperto una contraddizione nella coscienza della stragrande maggioranza
degli Italiani, volendo ignorare ciò che aveva costituito per secoli una
matrice
importantissima nella formazione di un concetto di 'Italianità'.
La seconda obiezione riguarda la possibilità che un progetto
culturale,
prima ancora che politico, come fu quello risorgimentale possa essere
applicato
all'attuale congiuntura storica. Come dicevo sopra, il Risorgimento
fu e
nell'attuazione pratica e poi, cosa più importante, nella
definizione
identitaria un fatto proprio delle élites. fortemente segnato
dall'anti-cattolicesimo. Oggi giorno viviamo in una società
massificata,
nella quale la massa ha assunto una dimensione di omologazione
sovra-nazionale e
i cui gusti, modi e costumi hanno assunto una natura trasversale, tale da
eliminare di fatto l'esistenza di una qualsivoglia élite, che non
sia
élite puramente economica. D'altro canto, gli Stati, pur avendo ancora un
ruolo
di controllo politico imprescindibile, mi sembrano sempre più travalicati
sia
economicamente sia culturalmente da entità sovra-nazionali. Di
fatti, a
imporre le mode, i costumi e i modi di pensare sono direttamente e
indirettamente
le grandi compagnie, attraverso la pubblicità e i mass-media.
In questa 'panmelassa', come la definì profeticamente Ch. P. Péguy,
c'è
ancora spazio per un progetto culturale quale fu quello risorgimentale?
(La
stessa domanda la si potrebbe fare sostituendo il Risorgimento Italiano
con la
Rivoluzione Americana: la società di massa, stolida e volgarmente
ignorante è quello che si aspettava Ben Franklin?)
Io penso di no. Il mio problema, però, è che questa risposta non
mi può
soddisfare. Sarebbe la resa alla crisi dell'Occidente che, almeno
io,
avverto come profondamente presente e operante.
La ringrazio per l'attenzione.
PDL
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